DIMORE STORICHE

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Abitata da principi e poi da (famosi) imprenditori palermitani: la seicentesca Villa Barbera

Oggi la villa riporta il nome dai proprietari che da oltre un secolo la abitano, appunto i Barbera. Un tempo era circondata dal verde e comprendeva anche un'azienda che produceva latte

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 17 settembre 2021

Villa Barbera

C’è una villa a Palermo che, per la sua valenza storica, è comparsa raffigurata anche nella pregevole incisione dal titolo, “Lo stato presente della Sicilia”, opera di Arcangelo Leanti.

Stiamo parlando della villa Buonfornello Briuccia Barbera che ha dato il nome alla via Briuccia a Palermo, a cui si può accedere da via dei Nebrodi.

L’edificio, di origine seicentesca, oggi riporta il nome dai proprietari che da oltre un secolo la abitano, appunto i Barbera, ma per ripercorrere le vicende storiche, e i passaggi di testimone, dobbiamo fare un passo indietro.

Agli inizi del XVIII secolo, la villa era stata assegnata a Cristoforo Napoli e Bellacera, principe di Buonfornello, dal padre Federico Napoli e Zati, principe di Resuttano, che la adibivamo a casina di caccia.

Un tempo era circondata da un meraviglioso parco, di cui oggi, purtroppo, non rimane traccia.

La dimora, insieme alla vicina Villa Resuttano, costituiva un angolo ricco di vegetazione ed elegante della città tanto da essere, come dicevamo, stato rappresentato su incisioni artistiche.



La struttura originale era ed è rimasta incompleta: vi sono, infatti, tracce di uno scalone che avrebbe dovuto favorire l’accesso al piano nobile, ma non fu mai terminato. Si dice perché il proprietario dell’epoca, andando a caccia, ebbe un incidente su Montepellegrino, impedimento che distolse l’attenzione dalla costruzione della dimora.

Agli inizi del XIX secolo venne acquistata dal commerciante ed imprenditore Paolo Briuccia e circa un secolo più tardi passò in mano alla famiglia Barbera.

Fu acquistata agli inizi del ‘900 da Renzo Barbera, commerciante d’olio, nato nel 1861 e morto nel 1938. Egli fu un uomo molto impegnato sul fronte politico, ricoprendo le cariche di consigliere comunale, assessore e deputato al Parlamento italiano con il partito dei socialisti. Nel 1864 fondò l’omonima ditta produttrice d’olio.

«I miei bisnonni - ci ha detto Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture Arboree all'Università degli Studi di Palermo (che ne ha anche scritto nel libro Conca d’Oro, edito da Sellerio Editore), che tutt’ora abita la dimora insieme agli altri eredi - la acquistarono ad inizio ‘900 insieme all’azienda zootecnica annessa.

Fino agli anni ’60, mi nonno e mio padre misero in piedi anche un'azienda che produceva latte, all’epoca vi erano una gran quantità di fichi d’india con cui si nutrivano le mucche.

Poi la produzione del latte venne interrotta e rimase solo quella dell’olio. Un tempo, fino al Sacco di Palermo, la villa era circondata di verde con tanti alberi di mandarini e per noi era la dimora estiva. Poi tutto cambiò.

Della struttura originale oggi resta solo il vialone centrale, e il giardino, in qualche modo è stato spostato nella parte retrostante».

La villa, già monumento nazionale, anche per la presenza di affreschi dall’alto valore artistico, fu anche abitata dal nipote, lo stesso Renzo Barbera, presidente mai dimenticato del Palermo Calcio, a cui è intitolato lo stadio della città.

Proprio quest’ultimo per far fronte a debiti della società calcistica arrivò a ipotecare la villa di famiglia, che, negli anni, è diventata meta di culto per la tifoseria rosanero.
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