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"Adotta una parola siciliana e diffondila": sui social si va a caccia del dialetto in disuso

I ragazzi del team di Cademia Siciliana hanno lanciato una simpatica iniziativa per riscoprire le parole del dialetto siciliano in disuso e divulgarne il significato e le origini

  • 2 giugno 2020

Il termine "Azzizzàrisi" viene dall'aggettivo "zizzu" ossia elegante (fonte: Cademia Siciliana)

"Adduminu" o "Sbampasicaretti", "Ginisi" e "Sbiu": no, non sono parole senza senso, ma antiche perle del lessico dialettale siciliano che con il passare del tempo sono state dimenticate da molti.

L’addumino, anche detto in altre versioni azzarinu o appiccinu o sbampasicaretti, è l’accendino; il "ginisi" è la carbonella mentre "u sbiu" è la traduzione siciliana di hobby o passatempo. Sono tutti termini del dialetto siciliano poco conosciuti e che sembrano essere oggi caduti in disuso nel parlare comune.

E così a rinvigorire l’uso e il significato di questi termini della tradizione siciliana sono stati i ragazzi del team di Cademia Siciliana che hanno pensato di lanciare sui social l’iniziativa Adotta una parola siciliana: hanno creato una rubrica per riscoprire quelle parole del dialetto che stanno per morire con lo scopo di divulgarne il significato, in modo tale da dargli nuova vita nel lessico quotidiano dei siciliani ed evitare che si perdano definitivamente.



Cademia Siciliana è una associazione no profit nata nel 2016 che si occupa di siciliano a 360 gradi e che si concentra su istruzione, ricerca e attivismo in, su e per la lingua siciliana e che lo scorso novembre ha messo a punto e attivato questo progetto con lo scopo di far crescere il dialetto siciliano.

«​​È un'iniziativa che abbiamo avviato perché il siciliano è una lingua ricchissima e spesso tanti siciliani, quelli che magari ci tengono di più e cercano di parlare correttamente o di scrivere testi importanti, non sanno però che il nostro dialetto ha già delle parole precise utilizzabili per esprimere certi concetti senza bisogno di prendere in prestito termini dalla lingua italiana», spiega Salvatore Baiamonte, uno dei componenti dell’associazione.

"Guantera" ossia il vassoio, "u bromu" cioè la medusa, e poi tanti i verbi come "siggiri" che significa riscuotere una somma di danero (una vincita o una paga), "attriviri" che in italiano vuol dire osare e "bazzarijari" da usare invece quando si vuole rivendere qualcosa.

L’iniziativa invita quindi ogni siciliano ad adottare una o più parole siciliane dimenticate, per divulgarne l'uso e il significato, termini che i ragazzi hanno recuperato dopo attenti studi da libri di letteratura o vocabolari importanti.

«Grazie a questa rubrica desideriamo offrire a tutti i siciliani nel mondo il gusto di poter riscoprire le proprie origini attraverso alcune perle del nostro dialetto, affinché possano arricchire il loro lessico siciliano e contribuire alla conservazione e al prosperamento della lingua».

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