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Alieni e voraci, invadono i nostri agrumeti: la nuova minaccia per le arance siciliane

La diffusione di Aleurocanthus spiniferus è stata favorita dal clima mite, dagli inverni sempre più caldi e dalla presenza continua di piante ospiti. cosa sappiamo

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 13 febbraio 2026

L'aleurodide nero (foto da Wikipedia)

Negli ultimi anni la produzione agrumicola siciliana si trova ad affrontare una minaccia sempre più concreta e difficile da contenere: Aleurocanthus spiniferus, noto come aleurodide nero degli agrumi. Questo insetto alieno invasivo, originario del Sud-Est asiatico, è un pericoloso parassita e si è ormai stabilizzato in diverse aree dell’isola, con effetti particolarmente dannosi per le coltivazioni di arance, uno dei pilastri economici e identitari dell’agricoltura siciliana.

Si tratta di una mosca bianca di piccole dimensioni che si riconosce per le sue forme scure e spinose dello stadio giovanile e per la sua capacità di colonizzare rapidamente le foglie, soprattutto la loro pagina inferiore. Lì questi insetti si nutrano della linfa della pianta, indebolendole progressivamente, finché le rendono predisposte a cadere vittima di altre malattie. Le infestazioni di Aleurocanthus spiniferus provocano ingiallimenti, caduta precoce delle foglie, riduzione della fotosintesi e, nei casi più severi, un vero e proprio collasso vegetativo dell’albero, come è stato più volte testimoniato dagli agricoltori siciliani, nel corso degli ultimi anni.

Uno degli effetti più devastanti per gli agrumeti siciliani è la produzione abbondante di melata, una sostanza zuccherina espulsa dall’insetto tramite le feci che ricopre foglie e frutti. Su questa superficie appiccicosa si sviluppano facilmente i famosi funghi della fumaggine, che anneriscono la pianta e le arance, rendendole non commerciabili. Anche quando infatti il frutto rimane commestibile, l’aspetto estetico risulta compromesso, rendendolo invendibile al mercato. Per un comparto come quello delle arance siciliane, fortemente legato alla qualità visiva e alla valorizzazione del prodotto, questo rappresenta il danno economico diretto più grave e immediato.

La diffusione di Aleurocanthus spiniferus in Sicilia è stata favorita dal clima mite, dagli inverni sempre più caldi e dalla presenza continua di piante ospiti, non solo agrumi ma anche ornamentali e spontanee. L’insetto non presenta inoltre molti predatori naturali, al di là di qualche ragno e degli uccelli e ciò rende il suo contenimento estremamente complesso. A peggiorare la situazione, questo insetto sembra inoltre essersi adattato all’uso di pesticidi, rendendo quindi la lotta chimica tradizionale inefficace.

Le conseguenze per la produzione delle arance non si limitano alla perdita quantitativa. L’aumento dei costi di gestione riduce i margini di guadagno degli agricoltori. A questo si somma il rischio di abbandono dei piccoli agrumeti, già messi sotto pressione da crisi di mercato, concorrenza estera e problemi idrici, rendendo l’aleurodide nero uno dei fattori che accelerano il declino di produzioni storiche.

Per limitare l’espansione di questa specie nel nostro territorio, gli scienziati sono impegnati da anni nella ricerca di eventuali suoi antagonisti naturali, così da organizzare un’eventuale introduzione di un predatore utile per la lotta biologica. Questa strategia non può essere però svolta a cuor leggero. Le introduzioni sono spesso una sfida ed è per questa ragione se gli esperti sono molto attenti, in un contesto di cambiamenti climatici e globalizzazione che rende sempre più fragili gli ecosistemi e l’equilibrio tra produzione agricola, ambiente e mercato.
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