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Barconi abbandonati sulle coste siciliane: e se diventassero progetti (e oggetti) d'arte?

L'associazione Mareamico denuncia la grande quantità di relitti sulle coste agrigentine ma sappiamo bene che non sono solo lì: ecco cosa si potrebbe fare con i barconi

Balarm
La redazione
  • 8 maggio 2018

Sulle spiagge della provincia di Agrigento giacciono tantissime barche provenienti dalla Tunisia: ormai relitti, sono le imbarcazioni che hanno trasportato migranti in Italia.

Si tratta di un effetto collaterale degli sbarchi fantasma che però inquina le nostre spiagge dal punto di vista ambientale, paesaggistico e anche sanitario.

L'associazione Mareamico ha chiesto all'ufficio competente delle dogane di eliminare questi relitti prima dell'inizio dell'estate, perché tutto questo deturpa l’immagine e danneggia il turismo della Sicilia.

«E poi, siccome siamo convinti che gli sbarchi fantasma continueranno - commentano da Mareamico - sarebbe necessario trovare il sistema per affidare queste barche alle cooperative di pescatori o alle associazioni no profit. Questa possibilità farebbe risparmiare soldi allo Stato ed eliminerebbe queste brutte situazioni».

Ma esistono altri tipi di progetti: nel 2011 per esempio si parlava di trasformare i barconi abbandonati in opere d’arte. Il progetto pensava a una sorta di installazione-documento per le barche dI Lampedusa e si chiamava "Dai relitti dei naufraghi, opere d’arte per una nuova Lampedusa".

Sull'isola c'è infatti un incredibile cimitero delle barche, un posto spaventoso e proibito che però nel 2017 è stato apero all'artista Massimo Sansavini che con un'autorizzazione del Tribunale di Agrigento ha potuto fotografare, sezionare e conservare pezzi di barconi per raccontare la migrazione.

Il risultato è stata una mostra di 1500 metri quadri (che si è tenuta a Forlì). Proponendo un progetto come questo o simile a questo, i relitti della Sicilia non sarebbero più "spazzatura" ma basi sulle quali intervenire con creatività e attenzione sociale per mantenere vivo il dibattito sulla migrazione ma anche sull'ambiente, sulla tutela delle coste e delle vite umane.

Un'ultima informazione: secondo il codice della Navigazione Italiano, chi trova un relitto trova un tesoro (diciamo che dipende dalle condizioni della barca).

Che significa? Che il ritrovamento di un relitto nelle acque italiane va denunciato all'autorità marittima entro tre giorni dal ritrovamento o dall'arrivo in porto e dopo la consegna della barca - o di ciò che ne resta - al proprietario o all'autorità si ha diritto a un compenso pari a un terzo del valore dell'oggetto. Il recupero può essere fatto da chiunque.

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