STORIA E TRADIZIONI

HomeCulturaStoria e tradizioni

Basile ci svela il pesce d'aprile che ha fatto storia: la (vera) origine della cassata siciliana

Giornalista, scrittore e memoria storica di una Palermo che non smette mai di stupire. Insieme a lui scopriamo uno dei falsi storici più famosi della gastronomia

Silvia De Luca
Giornalista
  • 4 maggio 2026

Gaetano Basile

Esistono leggende che, a forza di essere raccontate, diventano verità inscalfibili. Ma quando a smontarle è l’uomo che le ha inventate, il castello di zucchero e ricotta crolla inevitabilmente. Gaetano Basile oggi ha 89 anni e nella sua vita è stato - ed è ancora - giornalista, autore di testi teatrali, scrittore, grande appassionato di cavalli, ma anche enogastronomo e divulgatore di tutto ciò che è cultura siciliana.

Seduto comodamente sul divano del suo salotto, ci accoglie in un modo fatto di ricordi e libri perché, come confessa lui stesso: è sempre stato «un bambino rompipalle». Uno di quei ragazzini con mille “perché” per la testa, le cui domande potevano trovare risposta solo nei libri e nelle enciclopedie che custodisce ancora gelosamente. È proprio quella curiosità inarrestabile che lo porta a mollare il suo lavoro per dedicarsi al giornalismo e al racconto dei fatti bizzarri e curiosità che rendono la Sicilia un luogo unico al mondo.

La nostra storia inizia per una sorta di vendetta intellettuale contro chi, nelle redazioni, aveva il brutto vizio di "scopiazzare" il lavoro altrui senza citare le fonti: «Ho lavorato per quattordici anni al Giornale di Sicilia, e ogni settimana raccontavo cose strane e curiosità legate alla Sicilia. Si trattava di articoli che mi costavano grande fatica e una ricerca approfondita tra archivi e biblioteche» racconta Basile.

«Ogni volta che vedevo i miei articoli ripubblicati altrove mi sentivo rapinato, fino a quando i miei colleghi ebbero un’idea. Avrei dovuto scrivere una gran “minchiata” e ridere delle inevitabili conseguenze. E allora lo feci, e inventai una storia sulla nascita della cassata siciliana - confessa Gaetano Basile -. Raccontai che un arabo stava impastando la ricotta con lo zucchero sulla riva del mare. Un uomo gli si avvicinò e chiese come si chiamava quella bontà e l’arabo, pensando che si riferisse al contenitore, rispose "qas'at", perché così si chiama in arabo il pentolino. Pareva proprio una storia vera».

Lo scherzo fu pubblicato sul Giornale di Sicilia in occasione del primo aprile, e nonostante la rettifica pubblicata il giorno successivo, il mito era ormai nato. «La rettifica non l’ha letta nessuno. Ancora oggi, esperti di tutta la Sicilia si riempiono la bocca sostenendo che la versione raccontata da me sia l’unica e sola verità» si rammarica Basile. Eppure, se l’arabo col pentolino è un’invenzione giornalistica, la realtà storica è ancorata al commercio della frutta candita nella Palermo di fine Ottocento.

Basile ci riporta alla pasticceria Gulì, in corso Vittorio Emanuele, dove la cassata ha preso la sua forma attuale per un’esigenza di marketing. «La cassata siciliana non ha nulla a che vedere con gli arabi. È un’invenzione di Gulì. Il pasticciere era un amico di mio nonno, che gli raccontò la vera origine del dolce più famoso della Sicilia. Il cavaliere Gulì, infatti, faceva frutta candita che spediva in tutto il mondo. Un bel giorno pensò di metterla su una cassata, che allora era solo quella al forno, ma il dolce non riusciva a sopportarne il peso».

Ma, incredibilmente, la soluzione al problema tecnico di Gulì non si nascondeva dentro un ricettario, ma dietro a un suggerimento degli artigiani che lavoravano poco lontano dalla pasticceria. «Il pasticciere più fidato di Gulì, Don Vincenzo, andò a fumare il sigaro fuori dal laboratorio, furioso dei continui insuccessi. I bottai di via Bottai, lo videro e gli suggerirono di usare il cerchio di una botte come stampo da rivestire con un muro di cemento armato fatto con la pasta reale. Così facendo la cassata restò compatta ed ecco che grazie ai bottai nacque la cassata di Gulì».

Gaetano Basile, con il sorriso di chi conosce il peso e la leggerezza delle parole, ci ricorda che la memoria non è mai neutrale: è un impasto di fatti, invenzioni e ripetizioni ostinate. E proprio come la cassata, cambia forma nel tempo, si adatta, si decora, si appesantisce di dettagli fino a diventare qualcos’altro rispetto all’originale.

Poco importa se a inventarla siano stati gli arabi sulla riva del mare o un pasticciere intraprendente tra le vie di Palermo, quello che resta è il racconto e la responsabilità di chi lo tramanda.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI