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Caffè, circoli letterari e Roma: "L'essenziale verità delle cose" secondo Trombadori

"L'essenziale verità delle cose" è il titolo dell'antologica dedicata a Francesco Trombadori (1886 - 1961) alla Gam di Palermo: tra le 60 tele anche disegni e critiche

Eugenia Nicolosi
Giornalista e scrittrice
  • 22 marzo 2018

Francesco Trombadori "Fanciulla nuda che legge" (particolare)

Pur non essendo romano di nascita, Francesco Trombadori ha vissuto la capitale come fonte di ispirazione per molti dei suoi dipinti che, come la sua vita, sono un racconto di quell'arte moderna dei primi del Novecento, di circoli e caffè, di letteratura e avanguardie.

A distanza di dieci anni dall'ultima monogradica dedicata all'artista, questo spaccato di arte moderna torna in Sicilia dal 24 marzo al 2 settembre con l'antologica curata da Giovanna Caterina De Feo "L'essenziale verità delle cose", allestita alla Galleria d'Arte Moderna di piazza Sant'Anna di Palermo con l'organizzazione di Civita.

La mostra prende il titolo da una considerazione dello stesso Trombadori: "Moderna non è certo l’arte perché rispecchia il nostro tempo, che allora si tratterebbe di una questione di moda e formale. L’arte moderna come è anche antica, solo quella che riesce ad esprimere l’essenziale verità delle cose con profonda umanità e spiritualità".

Il linguaggio dell'artista, nato a Siracusa nel 1886, nasce nella penombra dei caffè di trastevere: luoghi in cui un giovane Francesco trascorre il suo tempo libero dall'Accademia di Belle Arti capitolina di via di Ripetta con Marinetti, Pirandello, Ungaretti e perfino De Chirico.

Tra chiacchiere e tavolini in marmo è qui che insieme a scrittori e critici gli artisti anticipano i tempi e danno vita a dibattiti di natura artistica confrontandosi sullo stato dell'arte della cultura.

E tra questi, Trombadori è un attivo e vivace personaggio dell'inizio del XX secolo: tra le 60 tele esposte e dipinte tra il 1915 e il 1961 troviamo 25 disegni, libri, cataloghi di mostre e articoli di giornale provenienti dall'archivio dell'artista di villa Strohl-Fern tra cui proprio quei disegni giovanili e alcune illiustrazioni con cui documenta le influenze culturali del "Jugend Münchner illustrierte" e de "Il Convito", rivista fondata da Adolfo De Bosis con Gabriele d’Annunzio e Angelo Conti.

Ma partiamo dall'inizio: Francesco Trombadori si trasferisce a Roma verso il 1907, per seguire i corsi della Scuola libera del nudo e dell’Accademia di Belle Arti, avendo come maestro Giuseppe Cellini e come compagni di corso Cipriano Efisio Oppo, Amerigo Bartoli, Mario Broglio e Virgilio Guidi.

A Roma prende parte alle mostre della Secessione ed è assiduo frequentatore della Terza saletta del Caffé Aragno, luogo dove incontra il pittore divisionista Enrico Lionne, del quale, inizialmente, segue la maniera.

Chiamato come tenente sul Monte Calvario, vicino Gorizia, allo scoppio della prima guerra mondiale, torna nella capitale nel 1919 quando si stabilisce in uno studio a villa Strohl-Fern (oggi casa museo), luogo fervido di incontri e residenza di artisti e intellettuali italiani e stranieri, che non abbandonerà più e che immortala nel dipinto in mostra "Il Viale di Villa Strohl-Fern" (1919 circa).

Muovendosi sui binari di un suo proprio stile, Trombadori partecipa nel 1923 alla Seconda Biennale romana, dove espone insieme a Cipriano Efisio Oppo e agli artisti accolti dalla critica come "Neoclassici". Nello stesso tempo inaugura un’importante attività di critico, svolta sin dalla metà degli anni Venti con articoli e recensioni per "Il Mattino" di Napoli e alcune riviste.

Tra queste "Circoli", fondata dal poeta Adriano Grande e per cui scrive, approfondendo il suo rapporto con Roma, come critico d’arte a fianco di altri valenti collaboratori: Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giacomo Debenedetti, Giuseppe Ungaretti, Marcello Gallian, Alberto Savinio, Umberto Saba, Romano Bilenchi e Rosso di San Secondo.

Di questo infervorato periodo sono per esempio le opere "Natura morta con piatto olandese e frutta" (1922, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), la "Natura morta con i limoni" (1923, collezione Ugo Ojett), la "Natura morta con i cavoli" (1925 esposta alla Prima mostra del Novecento italiano nel 1926).

Le riflessioni sull’antico lo conducono poi a un approccio, invece, d’intonazione neoclassica e purista che viene esposto alle mostre del Novecento, in Italia e all’estero, ma pure alle Biennali di Venezia, alle Biennali romane, alle Quadriennali e a diverse Sindacali, dando seguito a una stagione intensa ma presto interrotta dall’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940.

Degli anni Trenta vi è testimonianza con “Natura morta con i cavoli rossi, boccale e tela” (1937, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale) e l'altra bellissima “Fanciulla nuda" (1934, Collezione della Civica Galleria d’Arte Moderna, Palermo): opere mature, ricche di suggestioni musicali e letterarie.

Nell’aprile 1944 il pittore è arrestato dalla banda Koch e tradotto nel carcere della Pensione Jaccarino dove viene inutilmente sottoposto a violenze e a minacce di morte nel tentativo di estorcergli notizie sul figlio Antonello, ricercato dalle SS.

Riprende lo stesso anno a esporre, proseguendo nel suo percorso di ricerca pittorica che ora verte su un’originale e raffinata lettura del paesaggio in chiave neometafisica.

Una vita tra due guerre durante la quale non vengono dimenticate le origini siciliane anzi, le origini siracusane, che impregnano la sua pittura - da vedere appunto nell'opera "Siracusa mia!" (1919) - che Sciascia ha definito «Ineffabilmente, segretamente intrisa del suo nascere a Siracusa, degli anni dell’infanzia e della prima giovinezza che vi ha passato, del suo esserci anche standone lontano».

Ma è nelle atmosfere domestiche di raffinata purezza formale dei suoi ritratti, nudi e nature morte, che Trombadori esprime il proprio linguaggio: tele oggi in possesso del Comune di Roma o di affezionati collezionisti privati.

La mostra prosegue con un accenno al difficile decennio 1940 - 1950, tra guerra e ricostruzione, con l’insolito quadro "Lo sbarco del pilota ferito" (1942, Studio Francesco Trombadori, Villa Strohl-Fern) e l'altrettanto anomalo "La fabbrica" (1950, Galleria del Premio Suzzara, Mantova).

Il percorso espositivo si conclude, infine, con i dipinti dal 1950 al 1961. In questi anni i luoghi d'incontro sono il Caffè Greco o Rosati a Piazza del Popolo e Trombadori dipinge prevalentemente paesaggi quasi tutti dedicati a Roma, scorci immersi in un'atmosfera deserta e lunare.

Tra questi si segnala "Colosseo" (1958, Galleria d'Arte Moderna di Roma), "Piazza del Popolo" (1959, villa Strohl-Fern) e "Campidoglio" (1960).

Francesco Trombadori muore nel 1961, pochi mesi dopo la sua ultima personale. Si spegne nel suo studio a villa Strohl-Fern, attualmente di proprietà dello stato francese e sede del Lycée Chateaubriand di Roma, che è visitabile.

Dal 23 marzo al 2 settembre alla Gam di Palermo, la mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.30. I biglietti: 10 euro (intero), 12 euro (cumulativo della mostra e visita alla collezione premanente), 7 euro (ridotto per gruppi minimo 15 persone, visitatori tra i 19 e i 25 anni, maggiori di 65 anni, titolari di apposite convenzioni).

Ingresso gratuito per i visitatori fino ai 18 anni, scolaresche, insegnanti, visitatori diversamente abili con accompagnatore, studenti dell’Accademia Belle Arti di Palermo, giornalisti (iscritti all’Albo o accreditati), soci ICOM, guide turistiche.

Per informazioni chiamare il numero 091.8431605 o scrivere all'indirizzo mail info@gampalermo.it.

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