Canta dai 7 anni, insegna musica ai bambini: Giorgia, siciliana a "Punk-remo"
Venerdì 27 febbraio si esibisce a Casa Bontempi all’interno del programma “PunkRemo - la musica che verrà”, un format dedicato agli emergenti a Sanremo 2026. La storia
Giorgia La Commare
È nata nel 2002, “l’anno del cambiamento”, e forse non è un caso. Perché nella vita di Giorgia La Commare il cambiamento è sempre stato una costante: dalla timidezza quotidiana alla libertà assoluta del palco, dove si muove tra teatro, live e nuove canzoni, vivendo la musica come destino. Chi la incontra fuori scena potrebbe ben immaginare la sua indole riservata, a volta quasi distante. Poi canta, e tutto si trasforma. La dimensione live è da sempre il suo habitat naturale, il luogo in cui la voce diventa racconto e identità.
Dopo il percorso al Liceo Classico di Trapani, Giorgia affianca agli studi la formazione accademica al Conservatorio ‘Antonio Scontrino’, conseguendo il diploma di I e II livello in Popular Music (indirizzo canto pop-rock), ma la sua crescita artistica non si limita alle aule: comincia giovanissima con la televisione, da “Ti Lascio una Canzone” a “The Voice”: esperienze importanti che le danno visibilità e disciplina.
Eppure, è lontano dai riflettori televisivi che costruisce la parte più autentica del suo percorso: i concerti, le band, la gavetta vera, quella che insegna il rispetto dei ruoli e l’ascolto reciproco. Nel 2020, durante il lockdown, nasce “Sorelle… Mia e Loredana”, uno spettacolo di teatro-canzone dedicato a Mia Martini e Loredana Bertè. Un progetto scritto di getto, cresciuto nel tempo e portato in tournée in Sicilia, in Italia e anche in Svizzera. Uno spettacolo che unisce musica e narrazione, passione e delicatezza, e che continua ad evolversi insieme a lei. Parallelamente prende forma anche il progetto discografico originale. Il cognome “La Commare” diventa nome d’arte e manifesto identitario: un modo ironico e affettuoso di raccontarsi, tra legami autentici e quella vena narrativa che trasforma le emozioni quotidiane in canzoni.
Dopo un periodo dedicato soprattutto al teatro, Giorgia torna ora alla scrittura e alla pubblicazione di nuovi brani. Tra questi “Carta Da Zucchero” e “Stupide canzoni d’amore al cioccolato”, pezzi che uniscono leggerezza e profondità, raccontando sentimenti senza filtri ma con uno sguardo disincantato.
Oggi divide il suo tempo tra tournée, un nuovo progetto musicale e l’insegnamento della musica ai bambini in Svizzera (privatamente canto e basso elettrico, ma tiene anche dei laboratori di coro in scuole pubbliche): esperienza che alimenta creatività e responsabilità. Il sogno resta lo stesso di quando, a sette anni, chiedeva di poter studiare canto: vivere della propria musica, non inseguendo un palco specifico, ma qualunque fosse disposto ad accoglierla.
E quando sale su quel palco, la timidezza lascia spazio alla verità, perché non si può fingere la verità quando si canta, e Giorgia questa cosa l’ha capita presto, dal momento che su un palco tutto cambia: la voce prende spazio, il corpo si scioglie, lo sguardo si accende. Lì si sente a casa. La musica è la sua grammatica quotidiana sin da quando la sua formazione ha spiccato il volo, in modo non solo accademico, ma fatto di band, prove infinite, luoghi dove la musica non è solo performance, ma relazione.
«Mi piace dire che nel 2002, assieme a me e a una nuova moneta, è nata una nuova vita anche per i miei genitori, che da sempre si sono trovati alle prese con una bambina creativa e insolitamente esuberante. Per spiegare questo tratto della mia personalità non posso far altro che citare una mia maestra delle elementari che mi paragonava ad Hannah Montana, una timida studentessa di giorno e esuberante rockstar sul palco. È sempre stato così, lo è tuttora e la maggior parte delle volte la mia timidezza non viene ben inquadrata, ma viene scambiata per disinteresse, per snobismo. Invece sono timida e basta.
Ho iniziato a manifestare la voglia di cantare da piccolissima, ma mia madre mi iscriveva ai corsi di danza classica, di nuoto, di tutto tranne che di musica. E io? Inventavo un malanno diverso pur di non andare a frequentarli… A sette anni l’ho pregata di iscrivermi a un corso di canto e lei accettò. Non mi sono mai fermata. Ho diviso tutti i pomeriggi della mia infanzia e adolescenza tra scuola e musica. Ho sempre avuto modo di sperimentare, vedere, vivere e lavorare con la musica già da piccolissima, e il mio primo lavoro è stato “Ti Lascio una canzone” nel 2012, un programma che andava in onda su Rai1 condotto da Antonella Clerici. Facevo parte di un gruppo, le Baby Spice. Poi la parentesi di The Voice nel 2019 e di Don’t forget the lyrics nel 2025».
Benché queste siano le cose più note, il vero lavoro soddisfacente per Giorgia si è consumato fuori dall’ambiente televisivo. Ha sempre avuto una propensione naturale nel rendere i live la sua priorità, ritenendo quella la scuola più importante che permette di sperimentare, prendere confidenza con la scena, ma soprattutto con se stessi. Ha avuto l’occasione di lavorare con molte band e quel lavoro in squadra l’ha resa curiosa. E’ stato proprio l’amore per la musica dal vivo a fungere da benzina per la stesura dello spettacolo “Sorelle… Mia e Loredana”, che grazie alla Oddo Management ha portato in scena a partire dall’anno dopo.
«Un fatto divertente – dice – perché Katia e Giuseppe Oddo sono rispettivamente mia mamma e mio zio, ma nonostante ciò, quando si lavora, io sono Giorgia, né figlia né nipote, e spesso manteniamo nascosta la parentela quando siamo in giro per i teatri. Non voglio che nessuno possa pensare che io abbia il loro supporto per consanguineità, anche perché così non è: avevo proposto mille spettacoli prima di questo e non avevo mai ricevuto la loro approvazione».
Giorgia interpreta entrambe le protagoniste, regalando monologhi coinvolgenti e riflessivi, e fa anche rivivere, suonando e cantando, i brani che hanno segnato la storia della musica italiana, accompagnata da una live band che arricchisce ogni nota di intensità. Lo spettacolo è stato già in tour in varie città siciliane, a Roma al teatro Sette e a Villa Massimo, e in Svizzera al teatro del Gatto di Ascona. Sul palco con lei ci sono Salvatore Lo Fria, Enrico Di Bella e Vincenzo Piccione Pipitone, con le voci di Ignazio Billera, Antonello Ferro e Antonella Grillo.
«Alla regia di questo progetto c’è Mario Incudine, un maestro del teatro-canzone. Sarebbe riduttivo dire che è stato un onore poter lavorare con lui. È un omaggio che io faccio sempre in punta di piedi». Da cosa nasce il nome d’arte “La Commare”? «Beh, io mi sento un po’ una comare: anche se sono timida, mi piace stringere legami autentici ed esserci sempre per le persone a cui voglio bene, ma possiamo considerare anche il senso più “pettegolo” del termine – dice sorridendo Giorgia - perché mi piace un po’ di sano taglia e cuci. Ma poco, giuro!».
Quest’anno tornerà a pubblicare dopo un lungo periodo di stop nel quale si è dedicata al teatro e sta lavorando con un nuovo team su cui non dice nulla per scaramanzia. «Tra le esperienze live più belle che ho avuto il piacere di vivere, ricordo con molto affetto gli incontri con Paolo Belli e con Michele La Ginestra. Ho aperto un concerto di Paolo Belli a Erice e lui mi ha voluta sempre con sé durante le interviste e in generale durante i momenti importanti di quella giornata; Michele La Ginestra, invece, mi ha coinvolto in una sua tournée al Teatro Golden di Roma, dove facevo parte della band del suo spettacolo.
È stato emozionante vivere due settimane intense di repliche a Roma, che è la mia città dei sogni». Insegnare musica ai bambini in Svizzera per Giorgia è emozionante. «Avere la possibilità di trasmettere ciò che amo ai giovanissimi è uno stimolo e un booster di creatività potentissimo, ma è anche una grande responsabilità per chi vive la musica in maniera totalizzante come me. Il mio sogno nel cassetto è il mio obiettivo di vita: voglio vivere di musica, su qualsiasi palco possa ospitarmi. È sempre lo stesso da quando ho iniziato a chiedere a mia mamma di cantare.
E voglio ringraziare proprio lei oggi, perché non lo faccio mai, ma è lei che mi ha sempre permesso di seguire questa mia vocazione senza opporsi, è stata luce in alcuni momenti molti bui della mia vita. Lei, assieme a tutta la mia grande e calorosa famiglia, orientano la bussola della mia felicità da sempre».
Giorgia intanto si prepara per venerdì 27 febbraio per la sua esibizione a Casa Bontempi all’interno del programma “PunkRemo - la musica che verrà”, che è presente a Sanremo 2026 come format dedicato agli emergenti e alle nuove generazioni: verrà intervistata e alla fine suonerà i suoi due brani, “Carta Da Zucchero” e “Stupide canzoni d’amore al cioccolato”. In fondo non è vero che diventa un’altra quando canta. Diventa semplicemente la sua versione più sincera.
Dopo il percorso al Liceo Classico di Trapani, Giorgia affianca agli studi la formazione accademica al Conservatorio ‘Antonio Scontrino’, conseguendo il diploma di I e II livello in Popular Music (indirizzo canto pop-rock), ma la sua crescita artistica non si limita alle aule: comincia giovanissima con la televisione, da “Ti Lascio una Canzone” a “The Voice”: esperienze importanti che le danno visibilità e disciplina.
Eppure, è lontano dai riflettori televisivi che costruisce la parte più autentica del suo percorso: i concerti, le band, la gavetta vera, quella che insegna il rispetto dei ruoli e l’ascolto reciproco. Nel 2020, durante il lockdown, nasce “Sorelle… Mia e Loredana”, uno spettacolo di teatro-canzone dedicato a Mia Martini e Loredana Bertè. Un progetto scritto di getto, cresciuto nel tempo e portato in tournée in Sicilia, in Italia e anche in Svizzera. Uno spettacolo che unisce musica e narrazione, passione e delicatezza, e che continua ad evolversi insieme a lei. Parallelamente prende forma anche il progetto discografico originale. Il cognome “La Commare” diventa nome d’arte e manifesto identitario: un modo ironico e affettuoso di raccontarsi, tra legami autentici e quella vena narrativa che trasforma le emozioni quotidiane in canzoni.
Dopo un periodo dedicato soprattutto al teatro, Giorgia torna ora alla scrittura e alla pubblicazione di nuovi brani. Tra questi “Carta Da Zucchero” e “Stupide canzoni d’amore al cioccolato”, pezzi che uniscono leggerezza e profondità, raccontando sentimenti senza filtri ma con uno sguardo disincantato.
Oggi divide il suo tempo tra tournée, un nuovo progetto musicale e l’insegnamento della musica ai bambini in Svizzera (privatamente canto e basso elettrico, ma tiene anche dei laboratori di coro in scuole pubbliche): esperienza che alimenta creatività e responsabilità. Il sogno resta lo stesso di quando, a sette anni, chiedeva di poter studiare canto: vivere della propria musica, non inseguendo un palco specifico, ma qualunque fosse disposto ad accoglierla.
E quando sale su quel palco, la timidezza lascia spazio alla verità, perché non si può fingere la verità quando si canta, e Giorgia questa cosa l’ha capita presto, dal momento che su un palco tutto cambia: la voce prende spazio, il corpo si scioglie, lo sguardo si accende. Lì si sente a casa. La musica è la sua grammatica quotidiana sin da quando la sua formazione ha spiccato il volo, in modo non solo accademico, ma fatto di band, prove infinite, luoghi dove la musica non è solo performance, ma relazione.
«Mi piace dire che nel 2002, assieme a me e a una nuova moneta, è nata una nuova vita anche per i miei genitori, che da sempre si sono trovati alle prese con una bambina creativa e insolitamente esuberante. Per spiegare questo tratto della mia personalità non posso far altro che citare una mia maestra delle elementari che mi paragonava ad Hannah Montana, una timida studentessa di giorno e esuberante rockstar sul palco. È sempre stato così, lo è tuttora e la maggior parte delle volte la mia timidezza non viene ben inquadrata, ma viene scambiata per disinteresse, per snobismo. Invece sono timida e basta.
Ho iniziato a manifestare la voglia di cantare da piccolissima, ma mia madre mi iscriveva ai corsi di danza classica, di nuoto, di tutto tranne che di musica. E io? Inventavo un malanno diverso pur di non andare a frequentarli… A sette anni l’ho pregata di iscrivermi a un corso di canto e lei accettò. Non mi sono mai fermata. Ho diviso tutti i pomeriggi della mia infanzia e adolescenza tra scuola e musica. Ho sempre avuto modo di sperimentare, vedere, vivere e lavorare con la musica già da piccolissima, e il mio primo lavoro è stato “Ti Lascio una canzone” nel 2012, un programma che andava in onda su Rai1 condotto da Antonella Clerici. Facevo parte di un gruppo, le Baby Spice. Poi la parentesi di The Voice nel 2019 e di Don’t forget the lyrics nel 2025».
Benché queste siano le cose più note, il vero lavoro soddisfacente per Giorgia si è consumato fuori dall’ambiente televisivo. Ha sempre avuto una propensione naturale nel rendere i live la sua priorità, ritenendo quella la scuola più importante che permette di sperimentare, prendere confidenza con la scena, ma soprattutto con se stessi. Ha avuto l’occasione di lavorare con molte band e quel lavoro in squadra l’ha resa curiosa. E’ stato proprio l’amore per la musica dal vivo a fungere da benzina per la stesura dello spettacolo “Sorelle… Mia e Loredana”, che grazie alla Oddo Management ha portato in scena a partire dall’anno dopo.
«Un fatto divertente – dice – perché Katia e Giuseppe Oddo sono rispettivamente mia mamma e mio zio, ma nonostante ciò, quando si lavora, io sono Giorgia, né figlia né nipote, e spesso manteniamo nascosta la parentela quando siamo in giro per i teatri. Non voglio che nessuno possa pensare che io abbia il loro supporto per consanguineità, anche perché così non è: avevo proposto mille spettacoli prima di questo e non avevo mai ricevuto la loro approvazione».
Giorgia interpreta entrambe le protagoniste, regalando monologhi coinvolgenti e riflessivi, e fa anche rivivere, suonando e cantando, i brani che hanno segnato la storia della musica italiana, accompagnata da una live band che arricchisce ogni nota di intensità. Lo spettacolo è stato già in tour in varie città siciliane, a Roma al teatro Sette e a Villa Massimo, e in Svizzera al teatro del Gatto di Ascona. Sul palco con lei ci sono Salvatore Lo Fria, Enrico Di Bella e Vincenzo Piccione Pipitone, con le voci di Ignazio Billera, Antonello Ferro e Antonella Grillo.
«Alla regia di questo progetto c’è Mario Incudine, un maestro del teatro-canzone. Sarebbe riduttivo dire che è stato un onore poter lavorare con lui. È un omaggio che io faccio sempre in punta di piedi». Da cosa nasce il nome d’arte “La Commare”? «Beh, io mi sento un po’ una comare: anche se sono timida, mi piace stringere legami autentici ed esserci sempre per le persone a cui voglio bene, ma possiamo considerare anche il senso più “pettegolo” del termine – dice sorridendo Giorgia - perché mi piace un po’ di sano taglia e cuci. Ma poco, giuro!».
Quest’anno tornerà a pubblicare dopo un lungo periodo di stop nel quale si è dedicata al teatro e sta lavorando con un nuovo team su cui non dice nulla per scaramanzia. «Tra le esperienze live più belle che ho avuto il piacere di vivere, ricordo con molto affetto gli incontri con Paolo Belli e con Michele La Ginestra. Ho aperto un concerto di Paolo Belli a Erice e lui mi ha voluta sempre con sé durante le interviste e in generale durante i momenti importanti di quella giornata; Michele La Ginestra, invece, mi ha coinvolto in una sua tournée al Teatro Golden di Roma, dove facevo parte della band del suo spettacolo.
È stato emozionante vivere due settimane intense di repliche a Roma, che è la mia città dei sogni». Insegnare musica ai bambini in Svizzera per Giorgia è emozionante. «Avere la possibilità di trasmettere ciò che amo ai giovanissimi è uno stimolo e un booster di creatività potentissimo, ma è anche una grande responsabilità per chi vive la musica in maniera totalizzante come me. Il mio sogno nel cassetto è il mio obiettivo di vita: voglio vivere di musica, su qualsiasi palco possa ospitarmi. È sempre lo stesso da quando ho iniziato a chiedere a mia mamma di cantare.
E voglio ringraziare proprio lei oggi, perché non lo faccio mai, ma è lei che mi ha sempre permesso di seguire questa mia vocazione senza opporsi, è stata luce in alcuni momenti molti bui della mia vita. Lei, assieme a tutta la mia grande e calorosa famiglia, orientano la bussola della mia felicità da sempre».
Giorgia intanto si prepara per venerdì 27 febbraio per la sua esibizione a Casa Bontempi all’interno del programma “PunkRemo - la musica che verrà”, che è presente a Sanremo 2026 come format dedicato agli emergenti e alle nuove generazioni: verrà intervistata e alla fine suonerà i suoi due brani, “Carta Da Zucchero” e “Stupide canzoni d’amore al cioccolato”. In fondo non è vero che diventa un’altra quando canta. Diventa semplicemente la sua versione più sincera.
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