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Case di pietra e una danza antica con scarpe "quazate": sei in Sicilia nella Terra del Sale

Vi portiamo in luoghi minuscoli, celati nel cuore del territorio che custodiscono le tradizioni più antiche quelle che hanno origine nelle pieghe del tempo

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 24 settembre 2023

Il Ballo della Cordella a Raffo

Sono i luoghi minuscoli e nascosti dentro il cuore del territorio che custodiscono le tradizioni più antiche quelle che hanno origine nelle pieghe del tempo, un tempo ancestrale che rimanda a riti e credenze che hanno resistito all'usura del tempo.

Accade così nella Sicilia più lontana dalle mete rinomate, sono questi i posti che non ti aspetti ma che profumano ancora di autenticità, di bellezza da scoprire in mezzo ad una campagna dove resistono in qualche modo le borgate rurali, abitate da pochi residenti resistenti.

Accade a Raffo sulle Madonie, in quella parte che è chiamata "terra del sale" alle radici di quella montagna nel cui cuore si scava ancora per estrarre il salgemma puro al 99% formatosi milioni di anni fa, un borgo di poche case di pietra che ha mantenuto la suggestione della vita rurale, fermando il tempo in un paesaggio da cartolina.

Ed è qui che settanta anni fa nel 1953 un gruppo di abitanti spinti da un suggerimento del Maestro Lio di Ferrarello, recuperava una antica danza e si univa per "ballare", prendendo spunto da usanze agresti: nasceva così, con una grande festa nel piccolo borgo, il gruppo che custodisce ancora oggi una versione unica del Ballo della Cordella.
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A raccogliere questa eredità da suo padre è Epifanio Li Puma, oggi il bastoniere che regge il palo intorno al quale declama i versi che anticipano la danza dei nastri multicolore che vengono mossi dai danzatori a suon di musica.

Dodici coppie di ballerini che simboleggiano i mesi dell'anno, ballano intorno al palo sormontato da spighe di grano reggendo dei nastri che creano intrecci complicati, in origine in numero di quattro richiamando le quattro stagioni, che oggi arrivano fino a dodici combinazioni diverse.

Epifanio ci racconta la storia ma anche le caratteristiche di questo patrimonio custodito a Raffo: "Il balletto in sé non è originario della Sicilia ma è stato importato dal mondo arcaico del bacino del Mediterraneo, da quelle danze rituali che si praticavano in ringraziamento agli dèi e alla natura per il raccolto o per propiziare la prossima semina o le attività rurali, dedicando alle divinità momenti che coinvolgevano le famiglie e gli abitanti di un villaggio, contadini che si riunivano intorno ad un’aia che diventava luogo di festa.

Il ballo veniva eseguito anche in occasione di sposalizi e precedeva la celebrazione del matrimonio, proprio come buon auspicio oltre che per la festa vera e propria.

Il palo in origine era il simbolo fallico inteso come generatore di fecondità che si trova in molte culture preistoriche , retaggio ancestrale di credenze tribali oggi transitate in interpretazioni che si presentano nelle feste di paese.

Il balletto non è una tarantella, come potrebbe apparire agli spettatori, è un movimento di passi che la ricorda ma è differente, così come l'abbigliamento trova nelle strane calzature indossate dai danzatori un elemento distintivo: le scarpe quazate, fatte in pelle di maiale cucita a mano, sono la testimonianza di una tradizione rurale nella quale tutto veniva usato e diventava oggetto quotidiano. Nella fattispecie erano usate per andare a lavorare nei campi.

Tutt'oggi le calzature indossate sono autentiche e conservate gelosamente dal gruppo che le sfoggia orgogliosamente, nonostante non sia facilissimo ballare con queste scarpe ai piedi.

Altra caratteristica distintivo dell' abbigliamento maschile è il cravattino che era l'unico elemento di "eleganza" degli uomini, comparso sulla camicia bianca candida indossata dai danzatori in onore della festa". Il ballo era anche segno della devozione alla protettrice della borgata, la "Madonna del Ponte", alla quale i contadini si raccomandavano per la protezione divina, nel lavoro come nella vita quotidiana.

Sono passati quindi settanta anni da quando a Raffo è iniziata questa tradizione che oggi ha un futuro nelle nuove generazioni. "Oggi abbiamo tanti ragazzi e ragazzini che si sono aggiunti a noi e provenienti da altri borghi trasformarmando il gruppo in una comunità territoriale che condividela passione per "la Cordella".

Una continuità che fa vivere questo patrimonio, lo custodisce e lo tramanda alle nuove generazioni, cosa oggi rarissima. Il gruppo Folk “U Rafu” Terre del Sale, centro studi tradizioni popolari" rappresenta un elemento che ha consolidato la comunità della piccola Raffo, e avviato un percorso virtuoso che parte dalla gioia che vive tra i nastri colorati della cordella”.

Alla celebrazione per questo anniversario, lo scorso settembre, si sono avvicendati quasi duecento danzatori che, di generazione in generazione, hanno ballato intorno al palo narrando e mostrando la spettacolarità musicale e coreografica, il retaggio culturale che non è solo una sentita tradizione, ma un collante identitario di una intera comunità orgogliosa delle proprie origini e per questo consolidata nella propria storia.

Questi anni raccontano un viaggio storico e etno antropologico delle tappe, dalla costituzione della Cordella di Raffo fino a oggi, percorse danzando anche in giro per altri luoghi in Sicilia e fuori dai confini regionali, arrivando a creare un vero e proprio corpo di ballo. Il futuro di questo patrimonio quindi c'è ed esiste, son si tratta solo di una custodia e di una pratica occasionale o di feste comandate.

"Il futuro è pieno di nuove iniziative e di attività il cui scopo non è legato solo al "ballo" e alla sua pratica ma al valore che questo rappresenta all'interno della comunità, al suo proseguimento e alla sua crescita".

Non a caso il gruppo è anche un attrattore che anima un centro di scambio culturale internazionale aperto alle nuove generazioni, che attraverso la pratica della custodia delle tradizioni contribuisce al loro mantenimento in vita.
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