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Cinema e teatri chiusi, il grido d'aiuto parte da Palermo: "Ridiamo la parola agli artisti"

A seguito dell'ultimo decreto anti-Covid19, dal Comune di Palermo e dalla Regione Siciliana arrivano gli appelli al Governo affinché riveda le restrizioni sul mondo della cultura

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 27 ottobre 2020

L'interno del Teatro Massimo

Il nuovo Dpcm firmato dal Governo nazionale, volto a contenere la diffusione del Covid-19, non è certo stato accolto di buon grado dalle diverse categorie di lavoratori. Tra questi il mondo della cultura, protagonista, ancora una volta, di una totale sospensione delle attività.

A tal proposito Mario Zito, assessore alle Culture del Comune di Palermo, così come altri rappresentanti del mondo della politica siciliana - in una lettera pubblica, ha fatto un punto sulla situazione attuale, ripercorrendo i difficili mesi attraversati dal comparto, il più bistrattato, almeno all’inizio, dalle istituzioni, e ancora una volta "messo a tacere".

«Palermo, città della sperimentazione culturale (…) - ha scritto l’assessore - a luglio, quando timidamente si è potuto ritornare a svolgere attività "in presenza", ha risposto prontamente, creando un'entusiasmante “nuova” stagione di eventi realizzati dalle singole istituzioni, ma soprattutto in virtù di collaborazioni tra istituzioni sia pubbliche sia private».



«La cittadinanza e i turisti hanno partecipato attivamente a tutte le manifestazioni - aggiunge Zito - sostenendo le singole iniziative con l'entusiasmo tipico di chi riconosce al “mestiere” dell'artista un ruolo sociale ed educativo che va ben al di là della propria capacità artistica».

«Tutte le norme sono state ampiamente rispettate e, dopo circa 4 mesi di attività “in presenza”, non abbiamo rilevato alcun elemento di contagio - prosegue l'assessore - Anzi, la partecipazione ad ogni evento ha ricordato allo spettatore che si è sottoposto alla misurazione della temperatura, che ha accettato di buon grado il distanziamento fisico, che ha comunicato i propri dati al fine di un'eventuale rintracciabilità, di doversi confrontare con la presenza subdola e silenziosa del Covid».

Tra le varie misure adottate dal Comune per far ripartire la macchina della cultura, oltre alla riapertura dei luoghi chiusi (dal Teatro di Verdura, allo Spasimo, dai Cantieri culturali della Zisa al Teatro Biondo, per citarne alcuni), alcune iniziative dai titoli evocativi come le rassegne “Parola a Palermo” e “Sotto una nuova luce”.

Oggi la città, e l’Italia tutta, non ha più la “voce Cultura”, senza se e senza ma, senza riduzione di orari come è stato per altre attività, quali la ristorazione ad esempio, ritenute indispensabili per la società civile.

È sulla scia di queste considerazioni che la chiusura totale di cinema, teatri e luoghi per concerti ha fatto sobbalzare - a livello nazionale è doveroso ricordare - i rappresentanti della cultura e non solo.

Dai dati diffusi dall’Agis, Associazione generale italiana dello Spettacolo, a fronte di 2.782 spettacoli andati in scena nel periodo compreso tra il 15 giungo e il 10 ottobre (periodo che tra le altre cose ha visto un flusso turistico significativo in Italia), con un afflusso di 347.262 spettatori, i contagi registrati sono stati pari a 1 unità.

Segno questo che, a livello nazionale, l’attenzione è stata scrupolosa e rigorosa nell’accogliere il pubblico, nel totale rispetto delle norme di distanziamento sociale e di sanificazione dei locali.

Il dovere di ridare la parola all’artista è un altro dei punti sottolineati dall’assessore Zito nella sua lettera aperta.

«L’artista ha bisogno del pubblico, della “liturgia” dell'atto teatrale, dell'applauso che lo appaga di tutti gli sforzi compiuti, della riconoscenza che riceve dall'aver attivato percorsi rigenerativi. Spendere la propria vita al servizio dell'arte rappresenta una scelta che deve essere assolutamente sostenuta, riconosciuta e valorizzata dall'intera società civile.

Progettare cultura significa progettare il futuro di una società. Ma ancora una volta al mondo degli artisti viene richiesto il silenzio… Ma è un silenzio che fa male... Dobbiamo restare uniti per far sì che agli artisti venga restituita al più presto la “parola”, cercando in tutti i modi di trovare risposte comuni e soddisfacenti, per una categoria di lavoratori in grande sofferenza».

In un’ottica ottimista l’assessore Zito guarda al domani in maniera propositiva: «L'Assessorato alle Culture in questo momento non può far altro che “congelare” le attività non compatibili con le necessarie restrizioni richieste, programmate fino al 24 novembre, nutrendo la speranza di poterle riproporre a partire dal 25 novembre o anche prima, se gli sviluppi epidemiologici lo consentiranno. Nel frattempo guardiamo al futuro con la pubblicazione dell'avviso degli eventi natalizi che auspichiamo possano svolgersi dal 18 dicembre 2020 all'8 gennaio 2021».

Palermo intanto continua a far sentire la propria voce: per il 30 ottobre a Piazza Verdi (ore 10.00), così come in numerose città italiane, è in programma la manifestazione “L’assenza spettacolare”, organizzata dai principali sindacati di categoria, per chiedere nuove misure che tutelino tutti i lavoratori, a vario titolo, dello spettacolo.

Un richiamo più mirato alle istituzioni nazionali arriva, invece, dall’assessore dei Beni e dell’identità siciliana, Alberto Samonà, che ha già sottoscritto l’appello di “Cultura Italiae” al Presidente Conte e al ministro Franceschini per una revisione delle misure interdittive previste nei confronti di teatri, cinema e di tutti quei luoghi in cui si svolgono attività culturali e di spettacolo.

«Il governo - osserva Samonà - deve riaprire il confronto con le regioni, non relegandole a mere destinatarie di provvedimenti calati dall'alto, ma riconoscendone il loro ruolo di cerniere indispensabili con il Paese reale. Questo diventa improcastinabile in quelle regioni autonome, proprio come la Sicilia, in cui vi è competenza concorrente con lo Stato in materia sanitaria».

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