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Con lui rinascono i ruderi in Sicilia: chi è Ligama e come nasce la sua "pittura sporca"

Le prime opere in Sicilia risalgono al 2016, realizzate tra Palermo e Catania, e tra le pale d'altare nella Chiesa del Crocifisso nella sua Caltagirone. E poi in Croazia e Russia

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 13 gennaio 2021

il murale “Se solo fossimo ancora in tempo” a San Vito Lo Capo

Quando guardi una grande opera muraria tra i palazzi della città rimani talmente stupito della bellezza che travalica edifici o brutture che non ti chiedi subito chi abbia realizzato quell’opera; ne tantomeno cosa abbia provato l’artista nel farla.

«Dipingere in strada non è come dipingere in studio; c’è la gente, e questo cambia totalmente le cose», ci ha detto Ligama, muralista di Caltagirone che, da qualche tempo, lascia segni, belli, in giro per il mondo.

La sua carriera artistica è iniziata a Catania, all’Accademia di Belle Arti, seguendo una passione sempre presente.

« È una passione che c’è sempre stata e che silenziosamente ha preso il sopravvento su tutto, diventando il mio lavoro. Ancora ho un certo pudore a definirmi “artista” perché non so bene quando questo sia accaduto.

Dopo anni di ricerca sulle tecniche di stampa, Ligama prosegue nel suo percorso artistico indagando i pixel quali elementi che compongono l’immagine virtuale.



Ne dipinge i meccanismi di composizione e dissoluzione e, in quello stesso anno, debutta con la sua prima personale “8Bit” prima a Bologna e poi a Dignano in Croazia.

Le prime opere in Sicilia risalgono al 2016, realizzate tra Palermo e Catania, dove compie un'opera permanente all'interno del Palazzo della Cultura, e tra le pale d'altare nella Chiesa del Crocifisso nella sua Caltagirone.

«Da circa tre anni portò avanti un progetto del tutto indipendente, intimo e selvaggio intervenendo pittoricamente sui ruderi sparsi nella campagna siciliana. Si intitola “Uncommissioned Landscape Manipulation” ed è una mappatura dei luoghi e un volontario intervento sul tempo, la richiesta di un dialogo con chi vedrà questi che io chiamo oggetti temporali».

Tra gli interventi di grande scala, poi, si annoverano quelli al Palacongressi di Agrigento, all'interno dei Sette cortili di Farm Cultural Park, sull'intera superficie di un imponente ecomostro sequestrato alla mafia in provincia di Trapani.

Ligama opera senza una “filosofia artistica” distinguendo tra muralismo e “street art”: «Secondo me c’è una diversità di linguaggio e di contenuti.

La street art ricerca uno spasmodico dialogo con gli spazi urbani, con gli elementi che la strada regala ad occhi attenti; il linguaggio è diretto e quasi pubblicitario, lo stile grafico.

Nel muralismo c’è invece quel ritorno alla pittura che finalmente sta cambiando l’arte contemporanea.

Sono convinto che una generazione di fenomeni sta realizzando delle opere davvero notevoli in giro per il mondo ed è stata proprio l’ammirazione verso alcuni di loro che ho pensato: “Ok devo farlo anch’io”.

Non è solo la “mano capace” ad usare i colori ma è di certo l’occhio e l’animo sensibile che fanno notare un muralista rispetto ad un altro; e Ligama, di certo, sta facendo parlare di sé, anche grazie all’ultima sua opera realizzata al museo a cielo aperto di Montevago, che viene inaugurato il 14 gennaio.

«In pochi anni ho avuto la fortuna di realizzare molti progetti; dalla Farm in Sicilia al progetto allo Zen, dall’Emergence Festival a Catania a quello con fondazione Matera Capitale della Cultura.

Ho lavorato in Croazia e realizzato un muro in Russia grazie all’istituto italiano di Cultura. Il 2020 sarebbe stato l’anno dei festival internazionali; ho ricevuto diversi inviti ma sappiamo tutti come è andata».

Non solo scelta di un luogo e di un soggetto sono discriminanti in ogni opera di Ligama.

«L’architettura e lo spazio sono determinanti nella nascita di ogni mio lavoro. Le linee, i pieni e i vuoti cambiano la concezione di ogni opera. Il dialogo con essi è, a volte, più importante dell’immagine che rappresento».

E poi le tante influenze: astratte, informali, figurative e gestuali.

«Amo la pittura sporca, fatta di contrasti, viva, vissuta e dissidente. A volte impegnata», che converge in questo momento, fino alla prossima evoluzione, in “Noblesse Oblige”, declinazione stile che caratterizza la sua attuale produzione sia privata che pubblica, in Italia e all’estero.

In cantiere Ligama ha diversi progetti per il futuro prossimo ma al momento li tiene per sé, lasciando ai passanti, inaspettatamente, il gusto della scoperta di quell’arte che sembra poesia resa per immagini.
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