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Contiene tutta l'animalità del mondo: storia e curiosità sull'ariete di bronzo di Siracusa

L'ariete fu una delle centosessanta opere scelte dalla Royal Academy of Art di Londra per la mostra "Bronze", in rappresentanza di seimila anni di civiltà artistica mondiale

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 19 luglio 2019

L'ariete di bronzo

"L’ariete di bronzo di Siracusa, il migliore pezzo del museo di Palermo, che, anch'esso, sembra contenere tutta l'animalità del mondo. La bestia possente e coricata col corpo piantato sulle zampe e la testa voltata a sinistra. Questa testa di animale pare la testa di un dio, di un dio bestiale, in punto due superbo. La fronte è larga e ricciuta, gli occhi distanti, il naso arcuato, lungo, forte e schiacciato, di una prodigiosa espressione brutale. Le corna, piegate all'indietro, ricadono, si avvolgono essi incurvano, allontanando le loro punti aguzze sotto le orecchie sottili che somiglia anche se a due corna. E lo sguardo dell'animale ti penetra, stupito, inquietante duro. Si sente la belva quando ci si avvicina questo bronzo". (Guy de Moupassant, “Viaggio in Sicilia“ (1885).

Inizialmente gli arieti erano due e risalivano ai primi decenni del III secolo a.C. Si pensa che decorassero la reggia di Agatocle a Siracusa. Secondo un'altra tradizione i due arieti in bronzo "furono portati da Costantinopoli a Siracusa, dall'ammiraglio bizantino Giorgio Maniace e posti ad ornamento della fortezza da lui costruita in quella città", un’altra ancora vuole che gli arieti siano stati rinvenuti durante alcuni scavi occasionali nella stessa Siracusa.

Tra il 1233-1340 fu riedificato il Castello Maniace sulla punta sud dell'Isola di Ortigia. Su volere di Re Federico, si costruì sulla facciata un ampio portale gotico, ai cui lati aprì due finestre arcuate e tra esse ed il portale posizionò due alte mensole su cui furono posizionati i due arieti in bronzo di scuola greca.

Nel 1443, per volere della regina Maria, moglie di Alfonso V d’Aragona, furono asportati e donati al marchese di Geraci, Giovanni Ventimiglia, per la sua prova di fedeltà e per aver soffocato la rivolta siracusana. Pare infatti che il condottiero invitò alcuni nobili siciliani sospetti di tradimento alla corona ad un sontuoso banchetto e li fece uccidere tutti. Giovanni Ventimiglia condusse nel suo castello a Castelbuono i due reperti, che dal figlio Antonio furono successivamente nel 1475 apposti sul suo sepolcro.

In seguito i Ventimiglia si ribellarono ai sovrani del regno, nel 1485 furono esiliati e gli arieti furono confiscati dal vicerè Gaspare de Spes e posti allo Steri di Palermo. Successivamente furono collocati per decorazione del Castello a Mare, dove rimasero fino al 17 luglio 1556, data in cui furono donati al Re, ma questi per paura di malcontento del popolo palermitano li restituì e volle che si collocassero nel Palazzo reale di Palermo. Nel XVIII secolo, Jan Pierre Houel ebbe modo di vedere entrambi gli arieti a Palazzo Reale e raffigurarli nel suo “Voyage Pitoresque“.

Nell'occasione Houel riportò una leggenda popolare che raccontava che la coppia faceva parte di un quartetto di arieti bronzei, posti su alte colonne nella direzione dei quattro venti principali, così che quando avessero soffiato le statue avrebbero prodotto un suono simile ad un belato e tale ingegnosa opera sarebbe stata opera di Archimede. Il Salinas, nel 1875 scrisse che "si conservavano due di questi arieti nel Palazzo Reale; durante la Rivoluzione siciliana del 1848 uno fu fatto in pezzi e fuso, e quest'altro ebbe rotte alcune parti più sporgenti, come la coda, il ginocchio dritto, la gamba destra posteriore e un'orecchia".

Secondo altre fonti, durante i moti cittadini del 1820 furono defenestrati e di essi uno solo fu fatto salvo. Nel 1866, per volere di re Vittorio Emanuele II, la statua superstite, restaurata, fu donata al "Real Museo Archeologco" di Palermo. Nel 2005, fu restaurato perchè minacciato dalla corrosione per umidità atmosferica.

Nel 2011 fu prestato alla città di Castelbuono in occasione di un ciclo di studi dedicato al manufatto. Dal 15 settembre al 9 dicembre 2012, l’ariete fu una delle centosessanta opere scelte dalla Royal Academy of Art di Londra per la mostra "Bronze", in rappresentanza di seimila anni di civiltà artistica mondiale. Dal 6 aprile 2016 è tornato nella sua sede: il museo archeologico "Antonino Salinas" di Palermo.

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