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Coronavirus in Sicilia, i dati giornalieri del contagio: cosa dicono e cosa ci aspetta?

Un corretto approccio ai dati consente anche di capire meglio le scelte del Governo nazionale e regionale siciliano ed aiuta forse ad esprimere un giudizio sulle scelte prese

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 22 marzo 2020

Microfotografia elettronica a trasmissione di particelle virali SARS-CoV-2 (foto NIAID da Flickr)

Ogni giorno la Protezione Civile fornisce i dati di infetti al fine di dare un’idea dell’andamento del contagio. Ma come vanno interpretati questi dati? In favore di chi mastica meno matematica do qualche informazione che spero sia di utilità.

Un corretto approccio ai dati consente anche di capire meglio le scelte del Governo nazionale e regionale siciliano ed aiuta forse ad esprimere un giudizio sulle scelte che non sia solo mediato da emotività o da sentito dire.

Il punto chiave è i tempi di raddoppio. Ovvero i tempi che impiega il numero degli infetti a duplicarsi. Attualmente in Sicilia siamo ad un tempo di raddoppio leggermente superiore a 4 giorni. Significa che abbiamo oggi il doppio dei contagiati di quattro giorni fa. Ad inizio epidemia questo tasso era 2,5 giorni.

In pratica il contagio ha rallentato. Il giorno in cui si è avvertito il rallentamento (in Sicilia) è il 12 marzo (in Lombardia ed in altre regioni è avvenuto un po’ prima). Ovvero quattro giorni dopo che il governo ha iniziato a prendere provvedimenti. Da una parte il rallentamento è un dato positivo. Dall’altro va rilevato che dal 12 marzo non vi sono stati altri rallentamenti nonostante le varie misure restrittive.



Significa che gli sforzi che stiamo facendo, indispensabili ed irrinunciabili, sono solo sufficienti affinché le cose non peggiorino ulteriormente. In pratica immaginate un’auto su un pendio, negli ultimi dieci giorni è precipitata verso il burrone sempre alla stessa velocità. Non riusciamo a rallentarla, ma fino ad oggi non ha neanche accelerato.

Vediamo adesso di leggere assieme il dato di oggi, domenica 22 marzo. Sulla base dei tempi di raddoppio di 4 giorni, considerato che ieri c’erano 490 infetti oggi l’attesa era di 588 infetti. Un dato inferiore avrebbe dato segnale che è in corso un rallentamento. Il dato di oggi invece di 630 infetti indica che il contagio ha accelerato, ed anche in modo sostenuto.

Se domani avremo 756 infetti (ovvero il 20% in più), vorrà dire che l’accelerata di oggi non è strutturale. Se ne avremo 812 (ovvero il 29% in più) vorrà dire che l’infezione adesso viaggia con tempi di raddoppio di tre giorni. Ed è un dato gravissimo. In realtà la situazione è molto critica in entrambi i casi abbiamo infatti esigenza che l’epidemia rallenti.

Per tornare all’immagine dell’auto è come se oggi fosse scivolata più rapidamente sul pendio. Per darvi una idea anche solo con un tempo di raddoppio di 4 giorni tra quattro settimane (28 giorni = 7 volte 4 giorni) avremmo 80.000 infetti. (Provate giusto per farvi un’idea a raddoppiare 7 volte 630)

La Lombardia attualmente ha tempi di raddoppio superiori a 6 giorni. Ma il dato che dovrebbe preoccuparci è il fatto che la media nazionale è di poco superiore ai 5 giorni. Quindi nella migliore delle ipotesi per adesso il contagio in Sicilia cresce più rapidamente che nel resto d’Italia.

Da questa prospettiva i provvedimenti di ieri (21 marzo) del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono più intellegibili. La situazione è molto grave. I virologi ed alcune forze politiche da giorni invitano al completo lockdown. Un termine inglese che significa fermare tutto. Bloccando le persone si ferma il contagio, questo ormai dovremmo averlo capito.

Non è una posizione emotiva o propagandistica. La questione è meramente numerica e quindi c’è poco da discutere. La chiusura di tutte le attività è indispensabile per tenere le persone a casa e ridurre le statistiche del contagio.

In questi termini io credo che le ulteriori restrizioni volute dal Governo nazionale e dalla Regione Siciliana siano state corrette. Credo che il governo regionale timidamente cominci ad agire per contro proprio come invitato a fare qualche giorno fa.

Penso che dovremmo fare di più. Una sospensiva per ogni attività che non sia strategica per la sopravvivenza (servizi essenziali: acqua, luce, cibo). Tutto il resto va bloccato e le altre attività tenute accese solo per l’indispensabile. Credo anche, e ritengo grave che non vi si stia già pensando, che serva predisporre un sistema per fornire di alimenti i ceti più poveri della popolazione e quanti vivono alla giornata, come operai edili o agricoli, che in questo momento rischiano di avere problemi immediati.

La situazione è grave. Questo non significa entrare in panico, ma essere consapevoli che la situazione è molto seria ed è indispensabile rallentare il contagio fermandosi il più possibile. La gravità è testimoniata dai medici dagli ospedali, ma anche dai numeri di cui tutti noi disponiamo e che ho provato ad illustrare.

Dal 12 marzo l'epidemia in Italia mantiene una crescita esponenziale. Siamo rimasti a guardare perdendo giorni preziosissimi. Io credo che dieci giorni di immobilità del Governo siano stati una grande leggerezza della quale rischiamo di pagare tutti un conto altissimo.

Giorni fa parlavo di una minore cattiveria del virus in Sicilia, i dati supportato ancora questa idea. Abbiamo ancora un tasso di mortalità molto basso. Pari ad 1,27%. Ma questo dato non deve illuderci più di tanto, se l’epidemia continuasse ai ritmi attuali il nostro sistema sanitario estremamente più fragile di quello lombardo entrerebbe in crisi presto, ed a quel punto assisteremmo ad un moria generalizzata, temo anche peggiore di quella della Lombardia, dovuta non al virus in senso stretto ma all’impossibilità di assistere i pazienti infetti, la qual cosa farebbe anche saltare i parametri sull’età.

Ho trovato molto utile il sito predisposto dall’Università di Palermo (leggi qui l'articolo) che accompagna i dati con i grafici. Mentre non avrei capito tutto, considerando che non apro un libro di matematica dai tempi dell’università, senza la pazienza di Daniele Zito, un mio amico ingegnere, che mi ha girato alcuni dati ed offerto un punto di vista per leggerli. Devo anche a lui se ho rivisto al ribasso parte del mio naturale ottimismo.

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