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Cosa sono gli impianti "anaerobici" e perché Legambiente (e non è sola) li vuole in Sicilia

Parliamo (ovviamente) di spazzatura: tante associazioni e comitati chiedono a gran voce alla Regione la realizzazione almeno un impianto di digestione anaerobica

Balarm
La redazione
  • 23 gennaio 2019

Un appello alla Regione Siciliana presentato da Legambiente, Anci, Cgil, Cisl e Uil, Arci, Zero Waste e il WWF, per chiedere la realizzazione almeno un impianto di digestione anaerobica per provincia per chiudere il ciclo dei rifiuti organici differenziati e far decollare l’economia circolare in Sicilia.

«L'Isola ha bisogno di nuovi impianti di riciclo per archiviare la stagione delle discariche, altrimenti tutti gli sforzi per far crescere la raccolta differenziata e promuovere l’economia circolare sul territorio regionale saranno vani» si legge in una nota scritta a più mani delle varie organizzazioni coinvolte.

«La Sicilia ha bisogno, subito e prioritariamente, degli impianti (almeno uno per provincia) per trattare l’organico differenziato, che rappresenta circa il 40% dei rifiuti urbani che produciamo - si legge ancora - altrimenti questa parte continuerà a finire, riempiendole, nelle discariche producendo cattivi odori e percolato, o in impianti di riciclo lontani anche centinaia di chilometri, a costi insopportabili per le tasche dei cittadini, consumando gasolio, inquinando l’aria e rendendo sempre più insicure strade e autostrade».

A questa, a quanto pare grave, carenza impiantistica e a questa indispensabile e non più rinviabile necessità non c’è, ancora oggi, un’adeguata, pronta e immediata risposta della Regione, che continua a perdere tempo.

Non è infatti ancora stato autorizzato nessun nuovo impianto per trattare e riciclare l’organico differenziato.

«Noi riteniamo che gli impianti migliori, più moderni, efficienti ed economicamente convenienti, siano gli impianti di digestione anaerobica, che producono compost di qualità e biometano per l’autotrazione o l’immissione nella rete di distribuzione del gas, e che hanno un impatto trascurabile sull’ambiente e sul territorio» continua la nota congiunta.

Occorre fare presto e realizzare gli impianti per gestire il ciclo dei rifiuti, impianti coerenti con le linee guida del piano, ma soprattutto con le necessità dei territori, dell’economia circolare, della gestione di prossimità dei rifiuti prodotti, promuovendo percorsi di partecipazione e coinvolgimento dei territori coinvolti.

«Abbiamo promosso questo appello – dichiara Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – per sollecitare la Regione a sbloccare una vicenda che si trascina da troppo tempo».

«In Sicilia si stanno facendo molti sforzi per la raccolta porta a porta dei rifiuti, e stiamo risalendo nella classifica dei Comuni che differenziano. Ma, se non vengono realizzati gli impianti, tutto il lavoro sarà vanificato».

«Il nostro modello è la Campania, dove la percentuale di raccolta differenziata ha sorpassato la Toscana e la Liguria, ma la mancanza di impianti costringe la regione ad inviare fuori i rifiuti».

«Noi non vogliamo che accada questo. Un anno è già andato perso. Chiediamo, quindi al Governo Musumeci di sbloccare al più presto gli impianti, in particolare quelli che riguardano l’umido, che crea i maggiori problemi, come il percolato, ma anche energia circolare con gli impianti anaerobici».

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