D'estate tornava a Palermo, tra feste e sfarzo: Cocò, ultimo principe a Villa Niscemi
Si trasferì negli Usa ma con la bella stagione tornava in crociera in città. Fu l‘ultimo proprietario di quella che oggi è la sede di rappresentanza del Comune
Corrado "Cocò" principe di Niscemi
Corrado fu anche l‘ultimo proprietario di Villa Niscemi ai Colli, oggi sede di rappresentanza del Comune di Palermo. Gli era stato imposto lo stesso nome del nonno, Corrado Valguarnera e Tomasi (1838-1903), duca dell’Arenella, settimo principe di Niscemi, ex garibaldino e poi senatore del Regno d’Italia.
Il nonno Corrado aveva impalmato “per amore e per necessità” la bella e ricca Maria Antonia Favara, unica figlia di Vincenzo Favara Cacioppo che apparteneva al numero di quei possidenti emergenti filosabaudi che avevano saputo volgere a proprio favore la situazione politica, dopo la cacciata dei Borbone.
Corrado e Maria si erano amati molto e avevano avuto 4 figli, l’erede maschio Giuseppe e tre femmine, alle quali erano finite solo le briciole dell’immenso patrimonio: Elisabetta, Carolina e Caterina. Inoltre Maria e Corrado erano stati – in parte - modello e fonte d’ispirazione per i personaggi di Tancredi Falconeri e di Angelica Sedara del romanzo “Il Gattopardo”. Si deve a loro la prima trasformazione a partire dal 1876 della villa di campagna (nato come baglio agricolo) e la realizzazione dello splendido giardino all’Inglese. A curare la direzione dei lavori fu dal 1881 fino alla morte, nel 1896, l’architetto Giovan Battista Palazzotto.
I principi erano proprietari anche di un grande dimora signorile in Via Valverde (oggi scuola Rita Atria), ma si trasferirono ai Colli, abitando al secondo piano della villa di campagna, perché Maria stava poco bene in salute. “Il luogo era uno dei più belli della zona” scriveva Bent Parodi di Belsito, nipote di Elisabetta Vualguarnera. Diversi anni dopo, tra il 1924 e il 1925, la Villa diventava la residenza del nipote Cocò e della moglie americana Margareth Hirsch, detta Peggy (1898-1979), figlia di un magnate dell’industria. In quel periodo subiva anche gli ultimi grandi lavori, per dotarsi di ogni moderno comfort, dal riscaldamento ai servizi igienici.
Vennero sostituiti infissi e pavimenti, furono rinnovate le camere da letto, comprese quelle dei bambini: la coppia avrebbe avuto infatti tre figli: Giuseppe (detto Peppinello) che sarebbe morto ancora bambino, Maria detta Mimì e Margherita chiamata Maita. Il principe e la principessa sceglievano per la nuova casa mobili Ducrot, tessuti di Bellanca e Amalfi per tende e divani. Corrado fondò la Siciliana Società di esportazione: nel giardino della villa si coltivavano melanzane, pomodori, limoni, melangoli e mandarini, destinati all’esportazione.
Acquistò anche dei manuali per studiare come impiantare la coltivazione di frutti tropicali. Il principe faceva parte di tutti i circoli cittadini, dal Savoia al Cosy Club di Villa Igiea; Peggy giocava al golf club di Mondello ma si occupava anche di far beneficenza ed era stata ammessa “alla nobile congregazione dell’aspettazione del parto”.
Le bambine frequentavano la scuola del Sacro Cuore. La coppia faceva spesso lunghi soggiorni nei migliori alberghi di Roccaraso, di Roma, di Napoli e possedeva un’automobile, una FIAT 512 (acquistata a Roma, di seconda mano per la somma di lire 15.500 in contanti) con autista personale. A Villa Niscemi non mancavano certo le feste e i ricevimenti. Ecco ad esempio la lista della spesa in occasione di un party nel 1936: sandwich, pasta di alici, prosciutto, wiskhy, selz, ghiaccio, olive e noccioline.
E in un’altra lista per una festa del febbraio 1938, probabilmente in occasione del Carnevale, si legge: Whisky 12 bottiglie, sigarette e fiammiferi, mandorle e noccioline, vermouth bianco, thè, pani per sandwich 4 grossi, burro (gr 400) e prosciutto (gr 200), 3 camerieri; pasta d’alici 4 tubi, castagne, patate, selz, uova, ghiaccio, 1 scatola latte per thè, 2 scatole caffè Cirio, 1 pacco zucchero a quadretti.
Si acquistarono inoltre dolci delle monache e dolci della pasticceria Rageth e Koch in via Maqueda 250: 1 torta di sfoglio con panna, 1 torta di sfoglio con prugne, 2 kg paste, 2 Kg cioccolatini, 1 Kg datteri e olivette, panini per sandwich, 1 dolce di sfoglio con amarena e 1 gugelhupf (un dolce tedesco, una sorta di soffice ciambella lievitata).
Nel 1935 venne conferito a Corrado Niscemi un Diploma per l’oro dato alla Patria (un laccio d’oro a vermiglione, una penna d’oro, medaglia d’oro bridge circolo Geraci, fede matrimoniale e anello con zaffiro, 1 moneta francese d’oro del valore, 2 medagliette di oro e smalto, una catena e una catenina d’oro laccio d’oro di orologio da polso) e vari oggetti d’argento.
Probabilmente a causa del secondo conflitto mondiale, che vide contrapposti l’asse e gli alleati, negli anni ’40, per motivi di opportunità politica i principi di Niscemi si trasferirono negli USA, dove avevano una splendida casa a Filadelfia; ma finita la guerra Corrado “non seppe resistere al richiamo delle radici, ai profumi della sua villa”; così da allora ogni anno veniva a trascorrere il periodo estivo a Palermo. Detestava l'aereo e preferiva arrivare dopo una lunga crociera in nave. Al porto lo accoglieva l'abile amministratore di villa Niscemi, tale Parello. Scrive ancora Bent Parodi che Cocò non sapeva resistere nemmeno al profumo delle stigghiola d’agnello; adorava i cocktail a base di gin, le olive e la lingua di bue.
“Dell'America, il principe di Niscemi aveva assunto tutti i modi esteriori e anche il caratteristiche accento, ma in fondo non aveva perduto i tratti dell'autentico hidalgo spagnolo”. Era un uomo imponente, alto circa 1 metro e ottanta; aveva spesso un sigaro cubano in bocca, “aveva baffetti corti di stampo hitleriano che imprimevano un’aria vagamente caricaturale al suo testone, coperto di radi cappelli allungati in modo da celare l’evidente calvizie".
Alternava il dialetto a uno strano miscuglio di italiano e slang americano. Era un uomo eclettico: aveva anche inventato e brevettato un apparecchio d’allarme. Aveva saputo amministrare bene il suo patrimonio, rafforzato dai beni della moglie: lo si vedeva a colpo d’occhio dal numero di addetti alla servitù e dall’opulenza del palazzo. “Cocò, malgrado i difetti, era quello che si dice proprio un gran signore” concludeva Bent Parodi.
D’inverno la villa restava disabitata, ma in estate, per anni, le feste in terrazza dei Niscemi fecero notizia; intorno alle principesse Mimì e Maita si riunivano i giovani rampolli palermitani e nessuno sapeva preparare i cocktail meglio del caro Parello. Gli ultimi Valguarnera non furono longevi; il principe aveva due fratelli minori, Benedetto morto nel 1950 a 48 anni e Raimondo morto nel 1942 a soli 38 anni.
Nel 1966 Corrado, appesantito dall’età e dal regime alimentare, scivolò nel bagno del palazzo… Sembrava un incidente banale; fu invece la fine... Non riuscì a sopportare l’ingessatura e fu stroncato da un collasso. Era destino che il principe di Niscemi morisse nella sua città… Sinceramente addolorati si ritrovarono al suo funerale, in un’afosa mattina d’estate, tutti i reduci dell’ aristocrazia siciliana, gli ultimi rappresentanti di un mondo che tramontava. Dopo la morte del principe il magnifico giardino sfiorì per sempre, “orfano di feste e di fasti”.
Nel 1987 le figlie di Corrado e Peggy decisero di vendere la villa al Comune di Palermo, per la cifra di sei miliardi di lire: si concluse così per sempre una storia familiare lunga quasi 4 secoli.
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