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Da Favignana con furore: la storia di un macellaio e della sua curiosa collezione

Elefanti: di ogni colore, misura e provenienza. Questi i protagonisti della casuale collezione di Gioacchino, macellaio di Favignana che ne cerca sempre di nuovi

Dario La Rosa
Giornalista
  • 22 agosto 2018

Il macellaio Gioacchino e alcuni dei suoi elefantini

Nella vita, si sa, avviene tutto per caso. Ed è così che, senza un motivo ben preciso, ci si trova a diventare collezionisti di un oggetto che, in tutto il mondo, è riconosciuto come un simpatico portafortuna.

È la storia di un giovane macellaio di Favignana, da tutti conosciuto per la sua verve con il solo nome di battesimo, Gioacchino. All’interno della sua frequentatissima bottega alla fine del corso principale, un giorno posò un elefantino colorato per abbellire il bancone.

«Da quel giorno - racconta mentre arrotola qualche chilo di salsiccia o affetta una costata - tanti turisti e favignanesi hanno cominciato a portarmi elefantini del stesso genere. Chi me li portava di rientro da un viaggio, chi invece me li ha spediti dalla propria città. A quel punto non ho potuto fare a meno di esporli tutti».

Una cinquantina di elefantini provenienti da mezzo mondo che formano una lunghissima fila colorata sopra il banco di lavoro.



Ci sono quelli di design, altri di lana, colorati o mono tinta. Se non altro, è una collezione votata tutta alla fortuna.

Nel mondo orientale l’elefante è infatti simbolo di tanti sentimenti positivi e regalarlo è proprio un segno che contraddistingue stima e augurio.

L’elefante è sacro nel buddismo e anche la divinità indù Ganesh è rappresentata con la testa di elefante.

Cercando in rete non sarà facile scovare anche la passione che ebbe Leonardo Da Vinci per questo animale, considerato come massimo esempio “dell’umano fuori dall’umano” per la sua intelligenza.

In definitiva, se proprio non sapete cosa collezionare e avete voglia di attorniarvi di positività, ecco che l’elefante può fare al caso vostro.

E se passate da Favignana non scordare di lasciare un bell’elefantino al banco di carne di Gioacchino.
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