Da Palermo fino alla "Contea Gentile": il documentario che parla ai fan di Tolkien
Vi raccontiamo una storia tutta italiana che merita di essere raccontata in cui c'è anche il lavoro di una produzione che ha radici in Sicilia, in particolare a Palermo
Mentre cresce l’attenzione internazionale intorno al nuovo film di Stephen Colbert legato all’universo di Tolkien, c’è una storia tutta italiana che merita di essere raccontata, con un cuore siciliano.
Si intitola “La mia anima ha fretta” o in inglese “My Soul is in a Hurry” ed è un documentario del 2026 che nasce dall’incontro tra immaginazione, comunità, paesaggio e ostinazione creativa. Al centro del racconto c’è la Contea di Nicolas Gentile, il villaggio ispirato alla Contea di Tolkien è sorto a Bucchianico, in Abruzzo. Accanto a questo mondo fatto di porte tonde, di raduni di “elfi” e “hobbit” sotto la Grande Quercia della contea e la condivisione di momenti bucolici c’è anche il lavoro di una produzione che ha radici in Sicilia, e in particolare a Palermo.
La Contea Gentile è nota agli appassionati di Tolkien italiani ed europei e da tempo ha attirato curiosità ben oltre i confini italiani, Stephen Colbert ne ha parlato nel suo Late Show qualche anno fa. Non soltanto per la sua forza visiva, ma perché trasforma un immaginario letterario in esperienza, luogo vissuto, una comunità reale. Ha incontrato gli hobbit della Contea Gentile anche Elijah Wood in persona, il protagonista dei film di Peter Jackson, passando momenti magici con gli hobbit della Contea Gentile di Bucchianico.
È proprio questo uno degli aspetti che colpiscono di più in "La mia anima ha fretta". Il documentario, diretto da Giuseppe Contarino che lo ha scritto insieme a Guido Fiandra, non si limita a osservare un fenomeno curioso o pittoresco. Prova piuttosto a entrare nel cuore di un’esperienza collettiva, fatta di relazioni, sogni condivisi, viaggi, paesaggi e scelte di vita che sembrano muoversi sul confine fra il quotidiano e la fiaba. Nicolas Gentile, pasticcere abruzzese sognatore e anima di questa comunità, è l’ideatore della Contea Gentile.
Nel film è il vero "Bilbo Baggins abruzzese", che organizza eventi per questa Hobbiton italiana. Nicolas ha una grande capacità di coinvolgere. La sua Contea non è una replica nostalgica del mondo di Tolkien, è un'interpretazione viva. Al di là dell’immaginario tolkieniano, "La mia anima ha fretta" - che prende il titolo dalla famosa poesia di Mario De Andrade - racconta qualcosa che riguarda il bisogno di appartenenza, il desiderio di costruire bellezza, la forza delle comunità nate da una visione. Anche se il racconto nasce in Abruzzo, il progetto è sicilianissimo.
La lavorazione del film ha infatti coinvolto una realtà produttiva di Palermo, la Fa Productions, casa di produzione creata da Marco Faldetta, che ha investito tempo, energie e risorse in un’opera originale. Dopo centinaia di video corti e costruiti per un consumo social e virale, la Fa produce un documentario capace di fermarsi, osservare, ascoltare. Dietro questo lavoro ci sono viaggi continui tra Sicilia e Abruzzo, fine settimana dedicati alle riprese, partenze all’alba, rientri di notte, giornate passate tra sopralluoghi, interviste e ricerca della luce giusta.
C’è la tenacia tipica delle produzioni indipendenti e questo documentario è già candidato a quasi 30 festival in tutto il mondo. Marco Faldetta commenta: «Giuseppe e Guido hanno creato qualcosa di magico, e sta girando per tutto il mondo!». Anche gli imprevisti hanno avuto un ruolo importante. Nel corso delle riprese, un’alluvione ha complicato il lavoro durante un raduno primaverile nella Contea e messo alla prova l’intero progetto. Ma proprio lì è emersa, ancora una volta, la natura della comunità della Contea Gentile, che ha trasformato la difficoltà in un momento di coesione. Questo inconveniente ha di fatto potenziato la narrazione mostrando la capacità di reazione positiva di questa comunità bucolica.
Fra le sequenze più suggestive del documentario ci sono poi quelle realizzate sull’Etna. Qui la Sicilia scatena l’immaginario visivo. I paesaggi vulcanici dialogano con l’idea del viaggio, della prova, della meraviglia e aggiungono al film una dimensione ulteriore. Quelle immagini, mostrano infatti un territorio che è stato ormai disintegrato da una potente eruzione. Scrive Marco «quando abbiamo visto le notizie dell’eruzione abbiamo avuto paura per la crew di riprese e Nicolas, ma sono tutti tornati a casa illesi e rimangono delle immagini incredibili che non sarà mai più possibile replicare!».
A dare ulteriore coerenza al racconto contribuisce la musica originale di Blindur, pensata per accompagnare il film come parte integrante della narrazione, un tessuto sonoro che sostiene le immagini con sensibilità, amplificando la dimensione emotiva del viaggio insieme alla fotografia di Vin Faro.
Il documentario "La mia anima ha fretta" riesce a parlare agli appassionati di Tolkien in un modo nuovo. Non chiede allo spettatore di conoscere già quel mondo per lasciarsi coinvolgere. Racconta il desiderio di sentirsi parte di una storia più grande, di costruire un luogo, di condividere una visione, di sottrarre per un momento la bellezza alla fretta di tutti i giorni.
In un momento in cui l’universo tolkieniano torna al centro dell’attenzione globale, questa produzione italiana, nata in Sicilia, mostra come certi immaginari possano ancora generare cultura viva, relazioni vere, paesaggi da attraversare e storie da tramandare. Più che raccontare una fuga dalla realtà, "La mia anima ha fretta" racconta il tentativo ostinato di abitarla in modo diverso. Con più immaginazione, più coraggio e più senso della comunità. Ed è forse questa la sua qualità più preziosa.
Si intitola “La mia anima ha fretta” o in inglese “My Soul is in a Hurry” ed è un documentario del 2026 che nasce dall’incontro tra immaginazione, comunità, paesaggio e ostinazione creativa. Al centro del racconto c’è la Contea di Nicolas Gentile, il villaggio ispirato alla Contea di Tolkien è sorto a Bucchianico, in Abruzzo. Accanto a questo mondo fatto di porte tonde, di raduni di “elfi” e “hobbit” sotto la Grande Quercia della contea e la condivisione di momenti bucolici c’è anche il lavoro di una produzione che ha radici in Sicilia, e in particolare a Palermo.
La Contea Gentile è nota agli appassionati di Tolkien italiani ed europei e da tempo ha attirato curiosità ben oltre i confini italiani, Stephen Colbert ne ha parlato nel suo Late Show qualche anno fa. Non soltanto per la sua forza visiva, ma perché trasforma un immaginario letterario in esperienza, luogo vissuto, una comunità reale. Ha incontrato gli hobbit della Contea Gentile anche Elijah Wood in persona, il protagonista dei film di Peter Jackson, passando momenti magici con gli hobbit della Contea Gentile di Bucchianico.
È proprio questo uno degli aspetti che colpiscono di più in "La mia anima ha fretta". Il documentario, diretto da Giuseppe Contarino che lo ha scritto insieme a Guido Fiandra, non si limita a osservare un fenomeno curioso o pittoresco. Prova piuttosto a entrare nel cuore di un’esperienza collettiva, fatta di relazioni, sogni condivisi, viaggi, paesaggi e scelte di vita che sembrano muoversi sul confine fra il quotidiano e la fiaba. Nicolas Gentile, pasticcere abruzzese sognatore e anima di questa comunità, è l’ideatore della Contea Gentile.
Nel film è il vero "Bilbo Baggins abruzzese", che organizza eventi per questa Hobbiton italiana. Nicolas ha una grande capacità di coinvolgere. La sua Contea non è una replica nostalgica del mondo di Tolkien, è un'interpretazione viva. Al di là dell’immaginario tolkieniano, "La mia anima ha fretta" - che prende il titolo dalla famosa poesia di Mario De Andrade - racconta qualcosa che riguarda il bisogno di appartenenza, il desiderio di costruire bellezza, la forza delle comunità nate da una visione. Anche se il racconto nasce in Abruzzo, il progetto è sicilianissimo.
La lavorazione del film ha infatti coinvolto una realtà produttiva di Palermo, la Fa Productions, casa di produzione creata da Marco Faldetta, che ha investito tempo, energie e risorse in un’opera originale. Dopo centinaia di video corti e costruiti per un consumo social e virale, la Fa produce un documentario capace di fermarsi, osservare, ascoltare. Dietro questo lavoro ci sono viaggi continui tra Sicilia e Abruzzo, fine settimana dedicati alle riprese, partenze all’alba, rientri di notte, giornate passate tra sopralluoghi, interviste e ricerca della luce giusta.
C’è la tenacia tipica delle produzioni indipendenti e questo documentario è già candidato a quasi 30 festival in tutto il mondo. Marco Faldetta commenta: «Giuseppe e Guido hanno creato qualcosa di magico, e sta girando per tutto il mondo!». Anche gli imprevisti hanno avuto un ruolo importante. Nel corso delle riprese, un’alluvione ha complicato il lavoro durante un raduno primaverile nella Contea e messo alla prova l’intero progetto. Ma proprio lì è emersa, ancora una volta, la natura della comunità della Contea Gentile, che ha trasformato la difficoltà in un momento di coesione. Questo inconveniente ha di fatto potenziato la narrazione mostrando la capacità di reazione positiva di questa comunità bucolica.
Fra le sequenze più suggestive del documentario ci sono poi quelle realizzate sull’Etna. Qui la Sicilia scatena l’immaginario visivo. I paesaggi vulcanici dialogano con l’idea del viaggio, della prova, della meraviglia e aggiungono al film una dimensione ulteriore. Quelle immagini, mostrano infatti un territorio che è stato ormai disintegrato da una potente eruzione. Scrive Marco «quando abbiamo visto le notizie dell’eruzione abbiamo avuto paura per la crew di riprese e Nicolas, ma sono tutti tornati a casa illesi e rimangono delle immagini incredibili che non sarà mai più possibile replicare!».
A dare ulteriore coerenza al racconto contribuisce la musica originale di Blindur, pensata per accompagnare il film come parte integrante della narrazione, un tessuto sonoro che sostiene le immagini con sensibilità, amplificando la dimensione emotiva del viaggio insieme alla fotografia di Vin Faro.
Il documentario "La mia anima ha fretta" riesce a parlare agli appassionati di Tolkien in un modo nuovo. Non chiede allo spettatore di conoscere già quel mondo per lasciarsi coinvolgere. Racconta il desiderio di sentirsi parte di una storia più grande, di costruire un luogo, di condividere una visione, di sottrarre per un momento la bellezza alla fretta di tutti i giorni.
In un momento in cui l’universo tolkieniano torna al centro dell’attenzione globale, questa produzione italiana, nata in Sicilia, mostra come certi immaginari possano ancora generare cultura viva, relazioni vere, paesaggi da attraversare e storie da tramandare. Più che raccontare una fuga dalla realtà, "La mia anima ha fretta" racconta il tentativo ostinato di abitarla in modo diverso. Con più immaginazione, più coraggio e più senso della comunità. Ed è forse questa la sua qualità più preziosa.
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