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Da qui (forse) il bandito Giuliano lasciò la Sicilia: storie di un aeroporto abbandonato

Una pista ora deserta al centro di alcuni episodi della Seconda guerra mondiale. Dove atterrò Fellini e alcuni velivoli riportarono a casa gli italiani feriti

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 22 settembre 2022

Aeroporto di Castelvetrano (Foto di Enzo Napoli)

Un luogo come tanti, un ammasso di sterpaglie e rifiuti in mezzo a un deserto abbandonato da tutti.

A circa un km a sud-ovest dal centro storico di Castelvetrano e nel mezzo dell’ex feudo Fontanelle, è ancora visibile una struttura che ha segnato notevolmente il XX secolo e nello specifico, la seconda guerra mondiale e lo sbarco degli Alleati.

Si tratta dell’aeroporto militare di Castelvetrano. Ancor oggi è aperto un confronto di ampie vedute sulla mancata autorizzazione affinché (in tempi moderni) diventasse un aeroporto civile poi "sostituito" da scelte di "palazzo" con quello di Palermo.

A detta di molti, mancavano le montagne, il mare e conveniva sfruttare il territorio palermitano. Verità o leggenda metropolitana? La storia del campo di volo ebbe inizio negli anni Trenta con la costruzione voluta direttamente da Benito Mussolini.

Una scelta strategica dettata dagli impegni assunti e cercati nel continente africano (spedizioni in Libia, scatoloni di sabbia, ecc.ecc.). Una struttura in grado di offrire delle garanzie durante il periodo fascista.
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Seppur inizialmente avesse delle potenzialità ridotte per le finalità sopra indicate, successivamente e durante il conflitto, assunse una posizione strategica e venne potenziata sia nel quantitativo di uomini a disposizione e di controllo che, nei mezzi e numero di aerei presenti in pista.

Una delle principali caratteristiche spesso non riscontrabili altrove era la presenza di una pista in pianura e venti mitigati (lontana dal litorale) che non dessero possibili disturbi durante i decolli e gli atterraggi. Una componente da non sottovalutare e determinante per l’aviazione italiana.

Tra i migliori velivoli che giunsero e operarono dall’aeroporto di Castelvetrano, sicuramente lo “sparviero” Savoia-Marchetti 79 che venne utilizzato anche in notturna come cacciabombardiere. Successivamente, operò nella sua migliore versione, quella di aerosilurante con il 132° Gruppo Autonomo guidato dal comandante Carlo Emanuele Buscaglia.

Una delle pagine più tristi fu vissuta durante il ritorno dalle spedizioni africane dei trimotori SM 82 dei Servizi Speciali. Furono impegnati a riportare i corpi feriti dei militari italiani.

Anche l’aviazione tedesca iniziò a usare la base belicina per le imponenti battaglie combattute nei cieli del Mediterraneo specie quando le Forze dell’Asse furono cacciati dalla Cirenaica durante l’Operazione Crusader nel dicembre 1941 e non poterono più fare rifornimenti da Creta per Derna. Invece, la Regia Aeronautica tedesca iniziò missioni di trasporto volante dagli aeroporti siciliani (compreso Castelvetrano).

Purtroppo, la città di Castelvetrano venne condannata a vivere dei mesi da incubo, prima dello sbarco degli Alleati in terra siciliana. Presa alla sprovvista ripetutamente e bombardata dai caccia americani. L’obiettivo di Winston Churchill e Franklin Roosevelt fu quello di limitare le industrie belliche e il morale della società civile.

Nei giorni che precedettero l’operazione "Husky", il quadro generale dettava una superiorità netta di aerei, uomini e mezzi a disposizione a favore degli Alleati. A metà del ‘43, i Wellington inglesi accompagnati dai B 17 americani colpirono pesantemente alcune città siciliane e danneggiarono l’aeroporto castelvetranese (compreso una settantina di aeromobili parcheggiati).

Non sempre la precisione era millimetrica o "intelligente" ma si usava il bombardamento a tappeto (bombe a grappolo). Una volta conquistata la Sicilia e liberata l’Italia, avvenne lo storico incontro tra il presidente americano Roosevelt, atterrato insieme al generale Eisenhower, e i comandanti alleati George Patton e Mark Clark. L'aeroporto subì pesantemente l’onta del cambiamento e venne utilizzato molto di rado.

Da menzionare un paio di vicende abbastanza curiose e dal contesto storico-sociale non indifferente. Nel 1943, il regista Fellini atterrò a Castelvetrano per ripartire verso la Libia. L’obiettivo erano le riprese del film “Gli ultimi tuareg” dove sostituì Gino Talamo (come regista) infortunato prima della partenza.

In una situazione abbastanza pesante per il conflitto in atto, il suo ritorno in patria fu abbastanza impegnativo e ostacolato dalla guerra.

Altro fatto passato alle cronache avvenne nel 1950. Alcune fonti diedero per certo il decollo dall’aeroporto castelvetranese del bandito Giuliano la notte del 4 giugno.

Fonti mai accertate diedero per scontata la versione in cui, un sosia avesse sostituito il bandito (nella morte avvenuta in via Mannone) mentre Salvatore Giuliano fu scortato dai servizi segreti e si allontanò dalla Sicilia.

La dismissione definitiva è stata firmata il 29 luglio del 2010 dalle autorità militari e civili. Alcuni anni orsono invece, è stato indetto un bando per la vendita dell’intera area per circa 2 milioni di euro (base d'asta).

Quante volte tornando da alcune zone limitrofe è possibile imbattersi in quelle luci rosse forti e vivaci. Provengono dal "campo dell’aviazione" e sembrano lanciare un segnale diretto.

Nonostante le disgrazie ultime e lo stato critico in cui versa, un pezzo di storia è racchiuso in quella pista. Incontri segreti, progetti falliti, una guerra devastante, attacchi mirati e storia di vita quotidiana. Incontri casuali da cui sono nate delle amicizie, distrutte da un conflitto sanguinoso e irresponsabile.
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