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Da saltatori su strada a coach di Parkour: Gaetano e Giulia sfidano i muri di Palermo

Grazie a questa disciplina che mischia sport e acrobatica si crea un rapporto intimo con la città: in Sicilia ci sono solo tre associazioni che praticano anche a Catania e Messina

  • 18 dicembre 2019

Il salto lungo uno dei "percorsi di Parkour" a Palermo

Un hobby che è diventato un lavoro quello della coppia (anche nella vita) formata da Gaetano Mario Columba , 27, e Giulia Catalisano, 25, che hanno fatto dell’arte dello spostamento o "art du déplacement" la loro professione.

Sembra che volino ed in effetti un po’ lo fanno. Gaetano e Giulia, giovanissimi, hanno iniziato come tracciatori amatoriali e, un muro dopo l'altro, alla fine hanno affrontato il salto più importante fondando a Palermo l’unica associazione sportiva dilettantistica per insegnare il Parkour.

Il Parkour è uno sport e filosofia di vita metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘80, praticato soprattutto nelle periferie, consistente nell'eseguire un percorso superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza, velocità e semplicità di movimento possibile, adattando il proprio corpo all'ambiente naturale o urbano circostante.

Corsa, salti, equilibrio, scalate e arrampicate che per tutti i tracciatori e tracciatrici del mondo (così sono chiamati i praticanti del Parkour) ha anche un valore simbolico: dai vicoli delle periferie francesi nacque infatti l’esigenza di creare una disciplina che permettesse ai ragazzi di affrontare ogni tipo di sfida che il contesto underground presentava, scavalcando fisicamente muri e muretti nel segno di voler superare le differenze culturali e le difficoltà della vita.



Gaetano e Giulia sono riusciti a non andare via da Palermo, semplicemente creando il loro mondo: hanno iniziato da studenti universitari, si allenavano per strada, sfruttando qualsiasi angolo della città (alcuni anche pericolanti) che offrisse loro un percorso in itinere da superare. Piano piano la loro passione cresceva di pari passo con la loro bravura atletica, fino a che nel 2013 hanno creato l’associazione Uniparkour, l’unica attualmente a Palermo e una delle sole tre realtà presenti in Sicilia (insieme a quelle di Catania e Messina).

«Dieci anni fa, quando abbiamo iniziato, ancora non esisteva la mentalità del Parkour a Palermo - dice Gaetano -. All’inizio addirittura quando ci allenavamo per strada molte persone, affacciate dal balcone, chiamavo la polizia perché preoccupate che facessimo qualcosa di estremamente pericoloso».

Dopo anni di sacrifici e di salti su strada i ragazzi sono diventati dei veri e propri coach, dopo aver conseguito la certificazione di insegnamento “ADAPT” (Art Du Déplacement and Parkour Teaching), riconosciuta a livello internazionale di cui tutti i coach professionisti devono essere sono in possesso.

Ad avere iniziato come primo allievo di Gaetano e Giulia c’è anche il ventenne Giuseppe Passaro che, dopo aver iniziato piccolissimo all’età di 14 anni, oggi è diventato anche lui un coach dell’associazione a tutti gli effetti.

«Dopo diversi anni di studio e allenamento abbiamo messo a disposizione di tutti le nostre conoscenze con l’obiettivo di far conoscere la nostra disciplina perché per noi il Parkour è molto più della spettacolarità e delle performance visibili su internet, ma è un modo di conoscersi, relazionarsi ed entrare in sintonia con gli ambienti circostanti, rispettandoli e rispettando i nostri limiti, fisici e mentali, puntando all’obiettivo di un miglioramento complessivo, sia come persone che come atleti».

La disciplina del Parkour o “Art Du Déplacement” ha il pregio anche di legare inscindibilmente questi artisti di strada al lato architettonico della città, scoprendo sempre dei volti nuovi della stessa e spesso mai esplorati.

«La città può essere noiosa e restrittiva, con le sue regole e le sue abitudini e grazie al Parkour si crea un rapporto intimo con la città - continua Gaetano - ti porta ad esplorarla, ad entrare in relazione con essa e con i suoi abitanti, in un certo senso stravolgere la visione che hai sempre avuto facendo diventare ogni ostacolo, ogni barriera architettonica, una opportunità di movimento e di espressione artistica personale».
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