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Da stradine a quartieri di Palermo: cosa c'entra via Materassai con le famiglie inglesi

Siamo nel cuore delle "Logge mercantili" ed è sempre bello e stimolante percorrere queste arterie stradali cariche di storia legata alle attività lavorative che vi sorgevano

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 23 luglio 2021

Via dei Materassai - Palermo

Nel dedalo delle stradine che si intersecano nel centro storico di Palermo e che costituiscono il confine naturale tra i vari quartieri della città antica, dovrebbe essere evidente un intreccio di vie che nel corso dei secoli assumeranno una importanza fondamentale per la nascita dell’alta borghesia affarista di fine ‘800 e inizi ‘900.

Siamo nel cuore delle "Logge mercantili" ed è sempre bello e stimolante percorrere queste arterie stradali, ognuna delle quali carica di quella storia propria delle singole attività lavorative.

Sin dai secoli passati il quartiere delle Logge, rappresentata odiernamente dalla Vucciria, era un punto strategico per la città, poiché in essa, nelle varie stazioni di contrattazioni delle “Nazioni Estere”, si sottoscrivevano affari, si parlava di politica, si intrecciavano rapporti commerciali anche esteri, insomma si facevano soldi.

La professoressa Beatrice Pasciuta in "Palermo Medievale" ci descrive l’espansione dei quartieri a mare dai documenti notarili di Bartolomeo de Citella nel XIV sec.



Una trasformazione profonda che dalla suddivisione dei tradizionali quattro quartieri di tradizione musulmana passa a sei quartieri con l’aggiunta di “Porta Patitellorum” (Chiesa Sant’Antonio Abate alias Ecce Homo) e l’enigmatica "Ruga Miney".

In verità i due quartieri in origine risultano uno come "Contrata Patitellorum" e l’altra come "Ruga" (cioè corruzione di “rue” - via) ed entrambe ricadenti nella zona della “Loggia Mercantile”, quindi nella parte sud-orientale della città, e densamente popolate.

Il passaggio da singole strade a quartieri è breve, grazie soprattutto alla spinta dello sviluppo economico delle “Logge” e l’importanza sempre più grande delle attività economiche connesse con il porto di Palermo.

Altra questione è la presenza delle “Nazioni Estere” in questa parte floridissima di Palermo. Le logge da loro gestite si sviluppavano all’interno di questo tessuto sociale ed economico, unendosi ma mai mescolandosi con la popolazione indigena, per preservare quel rispetto “Nazionale” di origine.

Per quanto riguarda il nostro articolo prendo in esame soprattutto due Nazioni con le proprie logge: quella Genovese e quella Catalana.

Entrambe le Logge erano ubicate l’una accanto all’altra nella Piazza del Garraffello ma si sviluppavano su direttrici diverse: quella dei Genovesi segue via della Loggia e via Argenteria Nuova, l’altra, cioè quella maestosa dei Catalani e che più ci interessa, si sviluppava sino a raggiungere via Materassai.

Dalle descrizioni sembra che la Loggia dei Catalani fosse magnifica con le decorazioni in pietra finemente decorate, con un cortile interno e sedili per gli uomini di affari. Le Logge dei mercanti rappresentavano il fulcro delle tre strade principali: ruga Catalanorum, Pisarum e Miney e si snodavano da Piazza Garraffello sino al planum Fere Veteris, l'attuale Piazza Rivoluzione.

Una ricostruzione della struttura viaria del quartiere, tramite i documenti notarili, non è possibile svilupparla con accuratezza ma gli studiosi hanno proposto delle ipotesi interessanti, tra cui che la via Materassai coincida con la ruga Catalanorum e, di conseguenza, anche lo sviluppo della contrada detta Matrachynorum (Materassai), vicino al mercato della Vucciria.

Insomma carissimi lettori, tutto era legato sin dall’antichità alla esistenza delle Logge, dei mercanti, dei mercati e del porto che poi, secoli dopo, diedero la possibilità - proprio in via dei Materassai - la possibilità a tre esponenti famiglie di creare una ingente fortuna economica facendo i primi passi da questo quartiere.

Parlo ovviamente dei vicini di casa e di mercato: Florio, Ingham e Wainhouse.

In conclusione, oltre al solito discorso sull’origine del nome di una via, abbiamo squisitamente discusso di un quartiere che è stato sempre un punto di riferimento commerciale e di sviluppo economico della città, ma che ormai è lasciato a se stesso e si trova lontano dai suoi fasti e dalla sua potenza.

Un declino lento e secolare che, in cambio, ci ha lasciato un centro storico diversificato in stili architettonici differenti e una storia articolata e affascinante. Lasciamoci con l’augurio di una maggiore attenzione dell’amministrazione comunale per il rilancio del quartiere e del suo mercato.
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