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Da Taormina a Noto "come mamma ci ha fatto": dove praticare il naturismo in Sicilia

In Sicilia il fenomeno viene da lontano, sia geograficamente che cronologicamente, ed è arrivato sull’isola grazie agli stranieri che lo praticavano nei luoghi poco frequentati

Carmelo Sgandurra
Insegnante e divulgatore scientifico
  • 22 ottobre 2021

La Sicilia come la Corsica? Non propriamente, ma negli ultimi anni un fenomeno di costume tipico dei paesi del nord Europa si sta consolidando sempre più anche in alcune località del sud Italia.

Si tratta del naturismo, una pratica nata alla fine dell'800 che oggi ha milioni di adepti in tutto il mondo. Per i naturisti la scelta di prendere il sole in costume adamitico è una filosofia di vita che va oltre il semplice bagno al mare.

Come si legge nel loro statuto è un modo di "vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente".

Naturismo quindi fa rima con ambientalismo e sottintende socialità, rispetto di sé stessi e degli altri, accettazione del proprio corpo.

Non sono però sempre rose e fiori, perchè nei luoghi pubblici in cui si pratica, nelle spiagge e in riva ai fiumi, non tutti accettano di condividere uno spazio pubblico con un gruppo di naturisti e possono sentirsi legittimamente disturbati dalla visione della nudità.



Nei paesi in cui è nata la cultura del corpo libero (in tedesco FKK cioè Freikörperkultur), la fruizione di luoghi dedicati è regolata da norme ben precise, fino al punto che a Berlino è possibile avere uno spazio nei parchi pubblici cittadini per prendere il sole come mamma ci ha fatti.

In Sicilia il fenomeno viene da lontano, sia geograficamente che cronologicamente, essendo arrivato sull’isola con gli stranieri che nelle spiagge selvagge e poco frequentate hanno iniziato a praticarlo facendo proseliti nel tempo anche tra molti siciliani.

Non a caso una delle prime località ad avere, molti anni addietro, il suo angolo a frequentazione naturista è stata Taormina.

Tra Vittoria e Gela, nella zona dei Macconi (le alte dune sabbiose che caratterizzavano questo litorale prima di serricoltura e petrolchimico) negli anni 50 una comunità francese di hippie aveva creato un’oasi nudista, il Village Magique.

Oggi quello spazio è stato restituito ai naturisti, caso raro in Sicilia, dalla delibera di un sindaco, ma con scarso risultato perché nel frattempo plastica ed eternit hanno reso quella spiaggia infrequentabile.

In Italia il naturismo non è regolato da una legge nazionale e quei pochi siti pubblici autorizzati lo sono per decisione del primo cittadino del comune di appartenenza.

La mancanza di regole certe ha creato spesso problemi, in alcuni casi si è arrivati davanti al giudice, come è successo in passato nella Riserva di Torre Salsa, vicino Agrigento. La vicenda si è conclusa con una assoluzione dal reato di atti contro la pubblica decenza perché i naturisti hanno potuto dimostrare che la pratica in quei luoghi è ormai una consuetudine da molti anni, praticamente un’usucapione di un bene immateriale.

Negli ultimi anni in Sicilia c’è stata una crescita continua del turismo balneare, anche da parte di stranieri, e di conseguenza anche la domanda di siti naturisti è aumentata. Assieme a quella di Torre Salsa, la spiaggia più citata in rete è con tutta probabilità quella di Marianelli, che ricade all’interno della riserva di Vendicari in territorio di Noto.

Si trova precisamente tra Calamosche ed Eloro e fino a pochi anni fa era sconosciuta ai più, ma non ai naturisti che la frequentano da decenni. Negli ultimi anni nei dintorni sono nate numerose attività recettive e sono migliorati i servizi, la viabilità è migliorata ed è nato un parcheggio custodito nei pressi di un vivaio della forestale.

Con l’aumento delle presenze in luglio e agosto i fruitori hanno idealmente e senza steccati diviso la spiaggia in tre tronconi, il versante nord è frequentato dai naturisti, quello centrale dai "tessili", così sono definiti i bagnanti in costume, e quello meridionale è prevalentemente gay-friendly.

Nella città del Giardino di Pietra, Noto, la comunità LGBT ha trovato ospitalità al punto che vi si organizza da alcuni anni il Giacinto festival.

Si potrebbe dire "Noto città aperta", che sa guardare avanti, ma forse c’è anche un occhio ai bilanci perché il turismo LGBT e naturista, due mondi non necessariamente sovrapponibili, non è di nicchia, muove molti soldi anche fuori stagione, il periodo in cui tutti gli operatori turistici vorrebbero vedere aumentate le prenotazioni.

Chi in autunno percorre il sentiero costiero della Riserva quando giunge a Marianelli rimane colpito dalla quantità di naturisti presenti, di varia provenienza geografica, che quasi sempre fanno base a Noto.

È possibile trovarne stesi al sole in pieno inverno anche se il clima non è proprio uguale alle Canarie. Eppure le polemiche sono sempre dietro l’angolo, nonostante una fruizione trentennale Marianelli non è ufficialmente una spiaggia naturista perché fino ad oggi si è deciso di non decidere.

Anche se la convivenza tra tessili e naturisti si è andata consolidando negli anni, dalle recensioni online nei siti di turismo si evince che c’è chi non gradisce, oltre al prezzo del biglietto da pagare per entrare in Riserva, il mancato riconoscimento della spiaggia.

Da circa un anno è nata in Sicilia l’Associazione SIciliana NAturismo, affiliata all’Associazione Naturista ITAliana, con l’obiettivo, come si legge sul loro sito, di promuovere la cultura naturista e dialogare con le amministrazioni locali per sensibilizzarle alla nascita di nuove spiagge autorizzate, compresa Marianelli, come è già avvenuto in Sardegna e in altre parti d’Italia.

Sono certi che da una regolamentazione ne trarranno tutti dei vantaggi, tessili e non.
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