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Da tutto il mondo in Sicilia per vederlo: il magico "Teatro" del pastore Lorenzo

Lorenzo Reina è un pastore che si è improvvisato architetto e oggi il suo "Teatro di Andromeda" finisce alla Biennale di Architettura di Venezia: la curiosa e visionaria storia

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 3 agosto 2018

Il Teatro di Andromeda a Santo Stefano Quisquina (Agrigento)

Quando alcuni studenti di architettura, anni fa, parlarono con i loro professori del Teatro di Andromeda gli edotti risposero che non andava preso a modello perché dal punto di vista architettonico non rispettava molti criteri.

Quest'anno, Lorenzo Reina, che questo teatro lo ha costruito pietra su pietra nel corso di trent'anni, si è preso una bella rivincita, come diremmo noi siciliani: "si è mangiato una fetta di carne".

Reina è stato invitato a partecipare alla XVI edizione della Biennale internazionale di Architettura, dove da giugno espone e racconta la sua grande passione lunga una vita.

A Santo Stefano Quisquina in provincia di Agrigento, nel cuore della Sicilia, c'è un teatro di pietra en plain air con una visuale mozzafiato su una vallata scoscesa. E non solo, c'è anche un parco ricco di opere artistiche realizzate da lui e sta anche costruendo un teatro al chiuso per le rappresentazioni in inverno, quando a mille metri di altezza sul livello del mare c'è molto freddo per stare all'aperto.

Lorenzo, per volontà del padre, è un pastore anche se avrebbe voluto essere uno scultore, parlare con lui è un piacere e una piacevole scoperta, ha molte cose da insegnare: conosce bene la storia, la filosofia, l'arte, l'astronomia e soprattutto le leggi della natura, ma è un autodidatta perché i suoi studi si fermano alla terza media.

Trent'anni fa quando era in giro per portare al pascolo il suo gregge di pecore nel suo appezzamento di terra e arrivò in questo belvedere naturale, vide le sue pecore disposte in modo sparso ma tutte rapite dalla bellezza della visuale, un momento ascetico di comunione assoluta con la natura e, perché no, anche con Dio.

Quel giorno si immagino un teatro dedicato alla costellazione di Andromeda proprio in quel punto che regala tramonti, notti stellate e panorami incredibili.

Cominciò a mettere una pietra sull'altra pietra, giorno dopo giorno, per trent'anni: «Ancora non ho smesso e spero di non smettere mai - dice Reina con il suo sorriso perfetto e i suoi occhi buoni - io mi sono talmente immedesimato in questo teatro che mi sento parte di esso e ho sempre voglia di miglioralo, proprio come faccio con me stesso».

E dopo una vita di sacrifici tra le soddisfazioni e le sofferenze quest'anno è arrivata la consacrazione: il suo teatro è un unicum architettonico ed è stato scelto ed è in esposizione tra i sessanta progetti a tema "Arcipelago Italia" al Padiglione Italia curato da Mario Cucinella, fino al 25 novembre (leggi di più).

«È la prima volta che un pastore espone alla biennale di architettura - aggiunge - ho dovuto rinunciare a tante cose nella mia vita per aiutare mio padre nei campi persino agli studi, mi sarebbe piaciuto fare l'università e invece prendevo in prestito i libri di mia sorella e li leggevo al pascolo».

Al teatro arrivano turisti da tutto il mondo, anche siciliani migrati all'estero, alcuni per assistere alle rappresentazioni o alle serate in programma al teatro. Ma con l'esposizione a Venezia i turisti sono più che raddoppiati, arrivando a 700 visite in un mese.

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