Dalla Sicilia a Roma guida gli esperti della Cultura: la sfida del prof Tuzzolino
È il nuovo presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Cultura: nell'articolo il professore ci racconta la sua visione per valorizzare appieno l'Isola
Giovanni Francesco Tuzzolino
È siciliano il nuovo presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Cultura, dedicato alla salvaguardia dell’arte e dell’architettura contemporanee. Giovanni Francesco Tuzzolino, professore ordinario di Architettura presso l’Università degli studi di Palermo e componente del Consiglio Regionale dei Beni Culturali, approda al Ministero della Cultura.
«Sono stato nominato dal Ministro Giuli con un decreto apposito dentro il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Cultura che si è insediato il 12 gennaio, di cui sono stato eletto presidente – racconta il professore Tuzzolino a Balarm -. Questo specifico CTS ha come oggetto l’arte e l’architettura contemporanea.
È un settore in cui sono e sarò lieto di riversare tutta la mia passione e le mie conoscenze: io sono un professore ordinario di architettura, ho dedicato a questa disciplina tutte le mie ricerche e tutta la mia vita. Grazie a questa nomina, da questo momento in poi, sarò responsabile dell’architettura e dell’arte contemporanea in Italia, ma farò parte anche del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Già il CTS he presiedo è un organo superiore, l’unico nel Ministero che riguarda l’arte e l’architettura, ma il Consiglio Superiore è il massimo organo che decide su tutte le questioni riguardo i Beni Culturali, quindi su patrimonio, arti visive e su vari eventi, come ad esempio la Biennale di Venezia».
Il professore Tuzzolino ha già le idee chiare in merito alla direzione che vuole dare al Comitato, la volontà sembra essere quella di portare una boccata d’aria fresca nella gestione dei beni culturali, lavorando sulla valorizzazione di un patrimonio vivo, da non trattare come cosa morta.
«In questi contesti si è parlato molto dei concetti di patrimonio e salvaguardia. Fino ad oggi, questo comitato, di cui fanno parte le figure più importanti e rappresentative della cultura artistica e architettonica italiana, è stato volto soprattutto alla conservazione, alla salvaguardia e alla tutela dei beni culturali. Questo però è il compito delle sovrintendenze.
Io penso invece che bisognerebbe lavorare moltissimo sull’articolo 2 delle prerogative di questo comitato: cioè la promozione e la valorizzazione. Questo significa che noi dobbiamo lavorare sull’architettura contemporanea in Italia. Si sono fatti degli elenchi, dei registri delle architetture contemporanee, ma questo non basta, dobbiamo promuovere il progetto di architettura, la bellezza delle nostre città, la necessità di riprenderci i nostri spazi: le periferie, i centri storici, i borghi abbandonati, le coste siciliane o quelle dell’Adriatico, così come gran parte del paesaggio del nord-est italiano, che è compromesso da fabbriche e da industrializzazione».
Il cambio di paradigma è netto: il vecchio metodo che guarda unicamente alla conservazione dell’arte in teche di vetro deve fare spazio al nuovo che avanza. Un “nuovo” che parla con urgenza di valorizzazione, di ripresa, di avvicinamento dell’arte e dell’architettura alle necessità quotidiane di chi vive gli spazi. Scostare l’arte da una cerchia elitaria che la apprezza sporadicamente, per farla a misura di persona comune.
«Io credo che l’architettura non sia qualcosa di élite che debba riguardare solo la bellezza esteriore. Deve essere invece una pratica corrente che dobbiamo inculcare nella cultura generale della nostra società», continua Tuzzolino.
La frase incisa sul frontone del teatro Massimo lo dice chiaramente: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita, vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Di questa scuola di pensiero è anche il professore Tuzzolino: «Credo che le arti abbiano un grande potere, quello di rivelare al presente delle verità di bellezza, di prospettiva, di benessere, che probabilmente altre espressioni umane non hanno.
Con grande libertà l’arte legge il nostro presente e il nostro futuro, ritengo che si debba fare veramente molto per fare in modo che l’arte entri in maniera strutturale nelle vite di tutti. Serve agevolare la fruizione dell’arte contemporanea in Italia, non solo con musei e sporadiche biennali».
Uno sguardo particolarmente attento deve andare, secondo il professore, nei confronti della Sicilia. «Da siciliano credo che si dovrà fare molto nel nostro territorio, c’è una necessità di leggere il nostro patrimonio archeologico, paesaggistico, urbano nel segno della contemporaneità. Quindi sarò sicuramente molto attento alle questioni siciliane.
Già faccio parte del Consiglio Regionale dei Beni Culturali, e devo dire che c’è tantissimo materiale da mettere e da far interferire anche con il mio ruolo. È ora che la Sicilia si renda conto del potenziale culturale, economico e sociale che possiede. Mi sforzerò di fare del mio meglio anche per la nostra Isola».
L’attenzione che il professore ha nei confronti della sua terra è data dal legame profondo che ha coltivato con essa, giorno per giorno. La Sicilia è il luogo che, con la sua storia fatta di contraddizioni e commistioni di culture, gli ha insegnato ad osservare e interrogare la realtà, costruendo un metodo attento alle stratificazioni e alle continuità che legano storia, arte e sapere.
«La Sicilia sicuramente è il luogo dove sono nato, dove ho fatto esperienza di architettura, di crescita culturale. La mia esperienza nel campo dell’architettura si è svolta anche all’estero nel Medio Oriente, in Arabia Saudita, in Giordania, perché sono un appassionato di arte e cultura islamica.
Però anche da questo punto di vista la Sicilia rivela delle radici profonde, una mescolanza di valori, di cui solo qui si può fare esperienza. Il mio percorso è siciliano. Insegno in un’università siciliana, faccio ricerca qui. Il mio ruolo all’interno del Consiglio dei Beni Culturali siciliani si svolge con grande cura e mi consente anche la conoscenza dei parchi archeologici, dei parchi naturalistici che in Sicilia ci sono.
E devo dire che questa ricchezza si può valorizzare anche nel panorama più ampio, facendola dialogare con il resto del patrimonio culturale a livello italiano, che è assolutamente sfaccettato. Ma credo che la forza che parte dalla Sicilia e può espandersi anche a livello nazionale sia veramente unica».
«Sono stato nominato dal Ministro Giuli con un decreto apposito dentro il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Cultura che si è insediato il 12 gennaio, di cui sono stato eletto presidente – racconta il professore Tuzzolino a Balarm -. Questo specifico CTS ha come oggetto l’arte e l’architettura contemporanea.
È un settore in cui sono e sarò lieto di riversare tutta la mia passione e le mie conoscenze: io sono un professore ordinario di architettura, ho dedicato a questa disciplina tutte le mie ricerche e tutta la mia vita. Grazie a questa nomina, da questo momento in poi, sarò responsabile dell’architettura e dell’arte contemporanea in Italia, ma farò parte anche del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Già il CTS he presiedo è un organo superiore, l’unico nel Ministero che riguarda l’arte e l’architettura, ma il Consiglio Superiore è il massimo organo che decide su tutte le questioni riguardo i Beni Culturali, quindi su patrimonio, arti visive e su vari eventi, come ad esempio la Biennale di Venezia».
Il professore Tuzzolino ha già le idee chiare in merito alla direzione che vuole dare al Comitato, la volontà sembra essere quella di portare una boccata d’aria fresca nella gestione dei beni culturali, lavorando sulla valorizzazione di un patrimonio vivo, da non trattare come cosa morta.
«In questi contesti si è parlato molto dei concetti di patrimonio e salvaguardia. Fino ad oggi, questo comitato, di cui fanno parte le figure più importanti e rappresentative della cultura artistica e architettonica italiana, è stato volto soprattutto alla conservazione, alla salvaguardia e alla tutela dei beni culturali. Questo però è il compito delle sovrintendenze.
Io penso invece che bisognerebbe lavorare moltissimo sull’articolo 2 delle prerogative di questo comitato: cioè la promozione e la valorizzazione. Questo significa che noi dobbiamo lavorare sull’architettura contemporanea in Italia. Si sono fatti degli elenchi, dei registri delle architetture contemporanee, ma questo non basta, dobbiamo promuovere il progetto di architettura, la bellezza delle nostre città, la necessità di riprenderci i nostri spazi: le periferie, i centri storici, i borghi abbandonati, le coste siciliane o quelle dell’Adriatico, così come gran parte del paesaggio del nord-est italiano, che è compromesso da fabbriche e da industrializzazione».
Il cambio di paradigma è netto: il vecchio metodo che guarda unicamente alla conservazione dell’arte in teche di vetro deve fare spazio al nuovo che avanza. Un “nuovo” che parla con urgenza di valorizzazione, di ripresa, di avvicinamento dell’arte e dell’architettura alle necessità quotidiane di chi vive gli spazi. Scostare l’arte da una cerchia elitaria che la apprezza sporadicamente, per farla a misura di persona comune.
«Io credo che l’architettura non sia qualcosa di élite che debba riguardare solo la bellezza esteriore. Deve essere invece una pratica corrente che dobbiamo inculcare nella cultura generale della nostra società», continua Tuzzolino.
La frase incisa sul frontone del teatro Massimo lo dice chiaramente: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita, vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Di questa scuola di pensiero è anche il professore Tuzzolino: «Credo che le arti abbiano un grande potere, quello di rivelare al presente delle verità di bellezza, di prospettiva, di benessere, che probabilmente altre espressioni umane non hanno.
Con grande libertà l’arte legge il nostro presente e il nostro futuro, ritengo che si debba fare veramente molto per fare in modo che l’arte entri in maniera strutturale nelle vite di tutti. Serve agevolare la fruizione dell’arte contemporanea in Italia, non solo con musei e sporadiche biennali».
Uno sguardo particolarmente attento deve andare, secondo il professore, nei confronti della Sicilia. «Da siciliano credo che si dovrà fare molto nel nostro territorio, c’è una necessità di leggere il nostro patrimonio archeologico, paesaggistico, urbano nel segno della contemporaneità. Quindi sarò sicuramente molto attento alle questioni siciliane.
Già faccio parte del Consiglio Regionale dei Beni Culturali, e devo dire che c’è tantissimo materiale da mettere e da far interferire anche con il mio ruolo. È ora che la Sicilia si renda conto del potenziale culturale, economico e sociale che possiede. Mi sforzerò di fare del mio meglio anche per la nostra Isola».
L’attenzione che il professore ha nei confronti della sua terra è data dal legame profondo che ha coltivato con essa, giorno per giorno. La Sicilia è il luogo che, con la sua storia fatta di contraddizioni e commistioni di culture, gli ha insegnato ad osservare e interrogare la realtà, costruendo un metodo attento alle stratificazioni e alle continuità che legano storia, arte e sapere.
«La Sicilia sicuramente è il luogo dove sono nato, dove ho fatto esperienza di architettura, di crescita culturale. La mia esperienza nel campo dell’architettura si è svolta anche all’estero nel Medio Oriente, in Arabia Saudita, in Giordania, perché sono un appassionato di arte e cultura islamica.
Però anche da questo punto di vista la Sicilia rivela delle radici profonde, una mescolanza di valori, di cui solo qui si può fare esperienza. Il mio percorso è siciliano. Insegno in un’università siciliana, faccio ricerca qui. Il mio ruolo all’interno del Consiglio dei Beni Culturali siciliani si svolge con grande cura e mi consente anche la conoscenza dei parchi archeologici, dei parchi naturalistici che in Sicilia ci sono.
E devo dire che questa ricchezza si può valorizzare anche nel panorama più ampio, facendola dialogare con il resto del patrimonio culturale a livello italiano, che è assolutamente sfaccettato. Ma credo che la forza che parte dalla Sicilia e può espandersi anche a livello nazionale sia veramente unica».
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