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Dalle tele col mare alle lezioni nel carcere di Trapani: chi è Giusy, la "pittrice di tramonti"

Quando si parla di tramonti, il pensiero corre a lei, che negli anni ha trasformato il dialogo tra cielo e mare in una cifra stilistica riconoscibile. La sua storia

Jana Cardinale
Giornalista
  • 8 giugno 2026

La pittrice ericina Giusy Pennelli

Dalle tele dedicate ai tramonti sul mare alle lezioni nel carcere di Trapani. Il percorso dell'artista ericina Giusy Pennelli sa trasformare il colore in uno strumento di emozione, ma anche di inclusione, crescita e rinascita. L’arte si snoda nei percorsi più diversi: c’è chi dipinge ritratti, chi nature morte, e chi dipinge suggestioni. A Trapani, quando si parla di tramonti, il pensiero corre inevitabilmente a Giusy, che negli anni ha trasformato il dialogo tra cielo e mare in una cifra stilistica riconoscibile e profondamente identitaria.

"La pittrice di tramonti". Così la chiamano ormai tutti. Un appellativo conquistato tela dopo tela, osservando per ore quella linea sottile che separa il mare dal cielo nella città più occidentale della Sicilia, dove il sole sembra tuffarsi ogni sera dentro l'acqua lasciando esplodere sfumature impossibili da replicare. Eppure ridurre Giusy Pennelli soltanto ai suoi tramonti sarebbe limitante.

Dietro ogni pennellata c'è, infatti, una visione dell'arte che va oltre l'estetica e che trova il suo senso più profondo nell'incontro con le persone. La sua storia comincia da bambina. Mentre gli altri giocavano, lei passava il tempo con gli acquerelli tra le mani. Una passione diventata percorso di studi al liceo artistico e successivamente all'Accademia di Belle Arti, sempre a Trapani, dove ha affinato una sensibilità che oggi la porta a muoversi tra pittura, insegnamento e progetti sociali. Nel suo studio d'arte in corso Vittorio Emanuele, nel cuore del centro storico trapanese, transitano artisti, amici e appassionati.

Un luogo che negli ultimi anni è diventato un piccolo laboratorio creativo aperto alla città, dove nascono idee, estemporanee e incontri culturali. Assieme a Michela Oddo, vicepresidente dell'associazione artistica che presiede, la “OP-Art”, Giusy ha dato vita a un gruppo di pittori che hanno scelto di vivere l'arte fuori dagli spazi tradizionali, organizzando estemporanee, eventi e perfino aperitivi artistici per coinvolgere il pubblico adulto in un'esperienza creativa condivisa.

Un approccio che racconta molto del suo modo di intendere la pittura: non un esercizio elitario ma uno strumento di relazione. Una filosofia che trova la sua espressione più potente all'interno della Casa Circondariale di Trapani. Da due anni, infatti, Giusy Pennelli conduce laboratori artistici rivolti ai detenuti grazie a un progetto promosso dalla Curia Vescovile. Un'esperienza che l'artista racconta con emozione e che ha profondamente segnato il suo percorso umano.

Quando ha iniziato, molti dei partecipanti non avevano mai preso in mano un pennello. Le prime lezioni sono state fatte di silenzi, esitazioni e blocchi emotivi. Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. Attraverso il colore, il gesto pittorico e la libertà dell'espressione artistica, uomini che non avevano mai avuto un rapporto con l'arte hanno iniziato a raccontarsi. «Per loro il mare è diventato un simbolo di libertà - spiega l'artista -. Dall'aula in cui lavoriamo il cielo si vede a scacchi, attraverso le grate. Eppure nelle loro tele compare sempre il mare». I risultati hanno sorpreso tutti. Dal progetto "Copie d'arte d'autore", dedicato alla storia dell'arte moderna, al nuovo percorso di quest’anno, "Dipingi di speranza", le opere realizzate dai detenuti hanno dato vita a mostre visitate da autorità civili e religiose, familiari e cittadini.

Ma ciò che colpisce di più è il significato terapeutico dell'esperienza, che si è realizzata grazie alla piena disponibilità del direttore dell’Istituto di pena, Renato Persico. Per Giusy Pennelli l'arte non serve soltanto a produrre bellezza, serve a respirare e a ritrovare se stessi. A scoprire che esiste ancora uno spazio interiore libero anche quando tutto il resto sembra negarlo. «Io li vedo come uomini – racconta -. Insegno arte, insegno a respirare. Attraverso i colori avviene qualcosa di molto simile all'arte terapia. Il giudizio non spetta a me. Io entro lì per condividere l'arte e da questi momenti ricevo altrettanto, cresco tantissimo». Parole che spiegano forse meglio di qualsiasi curriculum il valore del suo lavoro. La stessa attenzione all'accessibilità emerge anche nel progetto "Nicareddri", un logo ideato per avvicinare un pubblico sempre più ampio al collezionismo artistico.

Piccole opere che riproducono i suoi soggetti più amati, ma di grandi dimensioni, pensate per consentire a chiunque di portare a casa un frammento di bellezza. Perché l'arte, secondo Giusy, deve essere prima di tutto condivisa: un’arte sociale. Di recente, un’opera che più rappresenta il legame di Giusy Pennelli con la città di Trapani e con le sue tradizioni, è quella realizzata in occasione della prima Festa della Busiata e donata a Giusina Battaglia, che ne è stata ospite.

Un'opera ispirata a due simboli profondamente identitari del territorio: la Torre di Ligny e, appunto, la busiata, il celebre formato di pasta che racconta la storia gastronomica della provincia trapanese. Per Giusy, amante della cucina e delle tradizioni popolari oltre che della pittura, quel quadro rappresentava l'incontro tra le due anime della Sicilia occidentale: la cultura del mare e quella della tavola. Sullo sfondo il tramonto, elemento distintivo della sua produzione artistica, avvolgeva la Torre di Ligny in una luce calda e intensa, mentre la busiata diventava protagonista di una narrazione visiva capace di celebrare l'identità del territorio.

La consegna dell'opera è stata accolta con grande entusiasmo da Giusina Battaglia, che ha particolarmente apprezzato il valore simbolico del dipinto, e dagli organizzatori dell’evento. Così come grande è stato l’apprezzamento ricevuto nei mesi scorsi a Castelvetrano, nell’ambito del PalmosaFest, Festival di Arte e Letteratura, per l’esposizione di alcune sue opere che creano un legame immediato attraverso i colori e i simboli di una comunità: i tramonti, protagonisti assoluti della sua produzione più recente. Da circa sette anni, infatti, l'artista è tornata con una dedizione assoluta a osservare la stessa scena: il sole che cala sul mare di Trapani. Non ci sono figure umane, non ci sono elementi narrativi. Soltanto cielo, acqua e colore. Un minimalismo emotivo che concentra tutta l'attenzione sulla forza della natura.

«I tramonti non rappresentano la fine di qualcosa – spiega - . Sono l'inizio di qualcos'altro. Dopo il tramonto arriva la notte, arriva la luna. È una trasformazione continua». Ed è forse proprio questa lettura simbolica a rendere le sue opere così riconoscibili e amate. Perché nei suoi dipinti il tramonto non è nostalgia: è rinascita, è attesa, è speranza. La stessa speranza che ha portato dentro il carcere e la stessa che insegna ai bambini della scuola dell'infanzia dove lavora come docente d'arte.

Quello stesso sentimento di forte motivazione che oggi trasmette anche a suo figlio Guido, di quattro anni, che già la accompagna durante gli eventi artistici con il suo piccolo cavalletto, e si improvvisa, con la sua giovanissima passione, nel cammino dei colori. Guardando il percorso di Giusy Pennelli si comprende come il vero soggetto delle sue opere non sia soltanto il mare di Trapani, ma è la possibilità di vedere la luce anche quando il sole sembra scomparire all'orizzonte. Ed è forse questo il motivo per cui i suoi tramonti continuano a emozionare così tante persone: perché raccontano che ogni fine può essere un nuovo inizio.
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