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È fritta (ma asciutta) e la inventò Donna Pippina: la "Siciliana" di Zafferana Etnea

A partire dagli anni Venti del secolo scorso, Zafferana divenne una meta gettonatissima in cui la gente si recava a frotte solo per gustare questa leccornia dal sapore irresistibile

Livio Grasso
Archeologo
  • 18 maggio 2022

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La Siciliana fritta

Chiunque sia mai stato a Zafferana Etnea, piccolo paesino adagiato sulle pendici dell’Etna, non ha di certo potuto resistere alla tentazione di assaporare una bontà culinaria a dir poco sublime. Si tratta della famosissima e gustosissima “Siciliana”, un delizioso prodotto che è stato sfornato per la prima volta in questo incantevole paese.

Secondo la tradizione fu realizzata nel lontano 1924 da una zafferanese doc, conosciuta da tutti come “Donna Peppina”. Nota anche come Giuseppa Finocchiaro, in quell’anno fondò una rinomata pasticceria. Che ci crediate o meno, è proprio grazie all’ingegno di questa donna se ancora oggi possiamo degustare una prelibatezza simile; la sua ideazione, inoltre, viene ricordata come una trovata geniale per via della ricetta particolarmente innovativa rispetto alle altre specialità locali.

Fu così, dunque, che a partire dagli anni Venti del secolo scorso Zafferana divenne una meta gettonatissima dei Comuni limitrofi; la gente , infatti, vi si recava a frotte solo per gustare questa leccornia dal sapore irresistibile.



Come accennato prima, la “Siciliana” è una pietanza che si differenzia molto dagli altri pezzi di tavola calda; in primo luogo, gli elementi che la contraddistinguono maggiormente sono la lavorazione dell’impasto e la procedura di cottura. In poche parole la particolarità risiede nel fatto che la tipologia di pasta, diversamente da pizzette o arancini, non assorbe l’olio; quindi, nel momento in cui viene tirata fuori dall’olio, risulta perfettamente asciutta.

Ad ogni modo, per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, ecco qui di seguito uno dei metodi più in voga per approntarla a dovere: il primo step prevede lo scioglimento del lievito in acqua tiepida. Nel frattempo, su una spianatoia si dispone una discreta quantità di farina per poi lavorarla fino a conferirle la forma di un vulcano con un buco al centro.

Si procede introducendo all’interno del foro sia il lievito sciolto che lo strutto; il prossimo passaggio è quello di impastarlo aggiungendo di volta in volta delle opportune dosi d’acqua e sale finché la pasta non diventa morbida e omogenea. A seguire, bisogna sbattere l’impasto e lavorarlo per circa quindici minuti realizzando dei panetti. Dopodiché, su un piano si pongono una coperta e un canovaccio di cotone dove adagiare i panetti; Successivamente, occorre coprirli con un’altra coperta e lasciarli lievitare per qualche ora.

Dopo aver raggiunto il necessario grado di lievitazione, si inseriscono i panetti dentro la spianatoia infarinata stendendoli con il matterello sino a ottenere dei veri e propri dischi di pasta. In una metà del disco si distribuiscono l’olio, la tuma tagliata a pezzi, le olive denocciolate e i filetti di acciughe. Fatto questo, si chiude il disco su se stesso ripiegando i bordi per evitare che fuoriescano gli ingredienti utilizzati. In appresso si scalda in una padella l’olio extra vergine d’oliva per friggere le siciliane, che devono cuocere per circa quindici minuti.

Non appena assumono un colorito dorato con delle piccole bolle sulla superficie, a quel punto saranno belle e pronte per essere servite; alle volte, può essere utile avvalersi di un tovagliolo per tamponare e assorbire l’olio in eccesso.

A prima vista, l’aspetto sarà consimile a quello di una grande cartocciata; ma, mentre quest’ultima è cotta al forno a 190 gradi per 25/30 minuti, il piatto zafferanese è fritto nell’olio bollente per la metà del tempo. In ogni caso, negli ultimi anni si è diffusa "l'usanza" di cuocere la Siciliana in forno.

Comunque sia, o fritta o al forno, non ne rimarrete affatto delusi.
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