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È la ricetta dell'infelicità del palermitano: ecco gli ingredienti e le materie prime

​​​​​​​Perché dopotutto Palermo è una grossa pignata (pentola) dentro la quale qualcuno ha sperimentato svariati menù e speriamo che prima o poi ne azzecchi almeno uno

  • 23 giugno 2022

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Se vi dicessi “Traffico e Scaffe” a cosa pensereste? A due nuovi gusti di gelato? Al titolo di un film del genere apocalittico o ad uno scioglilingua? No. Questo è molto di più. È la ricetta dell'infelicità del palermitano.

Siamo tra le città più trafficate d'Italia, dicono, e da qualche parte sicuramente ci è stata dedicata una medaglia che non ci è stata ancora consegnata, appunto, per colpa del traffico. Lo sappiamo, ce ne rendiamo conto tutte le mattine. È il primo pensiero non appena svegli e che si fa così presente da precedere addirittura quello del caffè.

Se vivi a Palermo sai bene che la parola "traffico" contiene solo lettere maiuscole e preferiremmo si parlasse di traffico di tutt'altro genere che di quello veicolare.

Ed ogni mattina mi domando cosa ognuno di noi abbia fatto di così tanto immorale per meritarsi tutto questo. Dopo un tale accumulo di stress, propagatosi dall'intestino all'imprecazione, forse ci meritiamo una corsa (aerea) gratuita presso i centri benessere e, in alcuni casi, anche il bonus psicologo (cosa detta per scherzo, ma a quanto pare, ora, esiste davvero).



E poi non meravigliamoci se troviamo in giro più complottisti del solito: dovete sapere che il loro non è altro che un meccanismo di difesa e, in questa caso, vorrebbero augurarsi che tutto questo caos per le strade sia soltanto una enorme scenata alla "Truman Show".

Non sono qui per citarvi tutte le strade o i ponti per rispetto degli individui più sensibili, ma vediamola cosi. Siamo come in un enorme parco divertimenti degli orrori unico nel suo genere che, in qualche modo, lascerà dei ricordi indelebili. Le nostre "scaffe" (buche) non hanno nulla da invidiare ai crateri della Luna e credo che meriterebbero anche essi dei nomi; Viale Regione è la nostra Route 66 e forse l'attrazione più terrificante è il Ponte di Viale Lazio: per gli amanti del brivido puro consiglio questa visita nel periodo prenatalizio. Ammettilo Mahmood, ci sei stato anche tu e ti si sono letteralmente arrizzate le carni.

Ma il palermitano possiede la sorprendente capacità di muoversi anche nei percorsi più tortuosi, di apprendere a tal punto da rivelarsi un abile segugio e di scoprire capacità che nemmeno credeva possibili.

Imparerà a riconoscere gli incidenti grossi da quelli piccoli, captarne l'origine e la fine; guarderà l'orologio e calcolerà i minuti che lo separano dalla strada alla destinazione finale sentendosi grande dominatore del tempo; valuterà l'idea di creare una playlist musicale per queste situazioni e qualcuno sicuramente ne approfitterà per affinare le proprie doti canore; "conosco la mia macchina" lo pensa il palermitano che si vede abbagliare dalla spia rossa del carburante da almeno tre giorni e incoraggerà il volante a non mollare, non oggi; riuscirà a prevedere quando il tizio davanti a sé non metterà la freccia ma svolterà ugualmente; saprà che anche quando non ci sarà traffico incepperà comunque nel lentone di turno e non sarà sempre e soltanto l'anziano con la coppola; quando l'avventuriero palermitano avrà finalmente trovato parcheggio nella sua giungla e sarà sceso dalla sua vettura meriterebbe grossi e grassi applausi come al termine di un qualsiasi concerto di Beyoncé.

Ma veniamo al dunque. Tanto per cominciare, non ho mai desiderato tanto essere sotto un ponte. Non avrei mai pensato di dirlo, ma nel mio caso il ponte è un traguardo e significa che sono quasi uscita dalla giostra degli Inferi. Ma si dice che la cosa importante in un viaggio non sta nella destinazione finale, bensì nel tragitto stesso. Non so se avete mai immaginato tutta Viale della Regione Siciliana da Nord a Sud priva di mezzi. Cosa rimane? Alberi, piante grasse, chiome di fiori, buganvillee e vegetazione “varia”. Il nostro salotto al verde (in tutti i sensi) in rettilineo e tutto ciò si addice perfettamente all'animo comodista del palermitano.

La cultura del salotto ha radici molto vecchie se non addirittura antiche, e siccome siamo individui molto creativi, noi, il salotto, ce lo creiamo anche sull'asfalto.

Non perdiamo mai occasione per controllare il cellulare e distrarci un attimo mentre siamo imbottigliati nel traffico; i più impavidi lo faranno anche alla guida di uno scooter; vedremo persone attraversare la strada a meno di due metri dalle strisce pedonali, giusto per non stancarsi troppo, oppure rimarrà in mezzo la strada senza guardare troppo oltre la sua spalla, come spaesato; chi cammina sulle strisce pedonali lo fa per attirare l'attenzione ed alcuni non le attraversano semplicemente, ma si esibiscono in una sfilata; quando ti vedi passare il figo con la musica neomelodica a manetta o i tizi con i lapini, pensi che vorresti passare il resto della vita come fanno loro: leggeri, frivoli e senza pensieri.

Ci lamenteremo sempre del palermitano che se la prende comoda, che non sa guidare e che probabilmente non sa nemmeno camminare a piedi, ma ci sentiremo sempre ripetere che "se saprai guidare a Palermo saprai guidare ovunque".

Ma insomma, questi palermitani sanno o non sanno comportarsi come si deve per strada? Di sicuro a volte non sapranno fare bene i conti. Il palermitano che vuole avere sempre ragione e che non dirà mai che 2+2 fa 4 è lo stesso che non direbbe mai "arancino" nemmeno sotto tortura, e primeggiare in tutto e per tutto è lo scopo della sua vita stradale: i primi a passare, i primi a fare la taliàta (sguardo minaccioso) quando subiscono un "torto", i primi a suonare il clacson, i primi a non mettere la freccia, i primi allo scattare del verde. Primi in ogni occasione e su questo non si discute.

Forse in tutta questa storia siamo solo il misto tra sale e pepe che cerca di non cadere mai nello sconforto quando tutto attorno è insipido, specie quando l'altro ingrediente dell'infelicità è il "Cantiere". Ma in questo caso quella dal cuore debole sono io e non mi dilungo più di tanto.

Perché dopotutto Palermo è una grossa pignata (pentola) dentro la quale qualcuno ha sperimentato svariati menù e speriamo che prima o poi ne azzecchi almeno uno.
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