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È scampato al "sacco" di Palermo e chiunque passa da lì lo ammira: il Palazzo (Liberty) Rutelli-Ajroldi

Realizzato nel 1920 e dunque di un solo anno precedente e più sontuoso del secondo palazzo Rutelli in via Roma, ne rappresenta in qualche misura una riduzione di scala

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 23 giugno 2021

Dettaglio di Palazzo Rutelli Ajroldi a Palermo

Al civico 123 di via Dante Alighieri già via Delle Esposizioni, insiste il raffinato palazzetto da pigione Rutelli-Ajroldi. Apprezzato e ammirato da studiosi e passanti, sopravvissuto fortunosamente alla furia del sacco edilizio, l'elegante edificio per civile abitazione ad angolo con la via G. B. Caruso, è composto da quattro piani fuori terra e una copertura con tetto a padiglione e manto di tegole marsigliesi, aggettivando di fatto positivamente il tratto mediano dell'intera arteria ottocentesca attraverso l'armonia di un lessico a tratti secessionista.

Realizzato nel 1920 e dunque di un solo anno precedente e più sontuoso del secondo palazzo Rutelli in via Roma, ne rappresenta in qualche misura una riduzione di scala mantenendo nonostante alcune differenze, il rigido impaginato modernista simmetrico dei due prospetti veri protagonisti dello spazio urbano.

Non tragga in inganno l'attuale cromatismo tendente all'azzurro della parte basamentale caratterizzata dalla fitta trama del bugnato originariamente color ocra come il testo delle partiture decorative diversificate rispetto al bianco intonaco dal forte richiamo viennese relativo al rivestimento dei piani superiori.



Sono diverse le innovazioni di cui l'edificio si fa promotore in questa fase di tarda maniera modernista: l'asse di simmetria non è più quello del fronte su strada ma quello diagonale; l'accesso all'immobile non è più quello frontale ma quello lungo la strada secondaria; a cingere l'elegante impaginato prospettico lungo i cantonali, non sono più lunghe ed esili paraste ma una sequenza di bugne orizzontali che si interrompono al piano primo per proseguire in soluzione binata fino al fregio che anticipa in cornicione aggettante sorretto da piccole mensole al di sotto del quale si sviluppa il raffinato rivestimento in maioliche bianche e azzurre.

Nessuna traccia o quasi di elementi floreali o sinuosi ad eccezioni delle mensole e dei tondi a margine delle volute centrali. Una menzione speciale va all'attenzione mostrata nei riguardi del trattamento della fascia centrale dei due prospetti su cui si attestano gli unici balconi di piano sorretti da tre mensole ciascuno e corredate da ringhiere metalliche. Il tutto si configura come un grande esercizio formale pienamente riuscito di verifica del proprio abaco di soluzioni stilistiche ormai facenti parte della parte finale di una carriera prossima al mezzo secolo di esercizio.

Resiste soprattutto grazie all'uso prevalente dell'intonaco bianco e degli elementi maiolicati, l'eco delle opere di Otto Wagner, vera e propria citazione. L'edificio necessiterebbe di un esteso e puntuale intervento di restauro al fine di restituire la brillantezza e tutta la bellezza originaria di questo prezioso tassello di eleganza modernista.
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