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Entri e ti ritrovi subito nella preistoria: riaprono dopo 24 anni le Grotte dell'Addaura

Varcare la soglia di questi antri significa fare un viaggio indietro nel tempo. Così le Grotte dell'Addaura tornano a svelarsi agli occhi di appassionati e curiosi

Balarm
La redazione
  • 27 febbraio 2021

l'ingresso di una delle Grotte dell'Addaura

Le scoperte, quelle importanti, accadono sempre per caso. È stato così per le Grotte dell’Addaura che, a 24 anni dalla loro chiusura, tornano a svelarsi agli occhi di studiosi, appassionati o semplici curiosi.

Varcare la soglia di questi antri significa proiettarsi in un sol colpo nella preistoria grazie ai graffiti che uno, o più, uomini primitivi tracciarono in queste cavità nascoste nella montagna, ma da cui si intravede il mare.

Le grotte vennero individuate nella primavera del 1952 da Giosuè Meli, giovane assistente della Soprintendenza che esplorava la zona con un suo amico medico, alla ricerca proprio di grotte, sulla scia di scoperte analoghe che aveva realizzato, qualche anno prima, nell’isola di Levanzo.

Durante i suoi giri incontra un pastore, un certo Giovanni Cusimano, a cui chiede se ha mai visto antri con “pupazzi e disegni”.

E il pastore, quasi come in un racconto fantastico, lo porta nella grotta: una scoperta straordinaria e, poco dopo, Meli coinvolge, a sostegno delle sue intuizioni, Iole Bovio Marconi, archeologa e direttrice del Salinas, per raccontarle quanto ha potuto constatare con i propri occhi.



La Bovio Marconi quasi non ci crede: nel ’47 con Bernabò Brea aveva condotto degli scavi proprio nella stessa zona, ma la grotta non era stata indagata, anzi era stata addirittura usata come magazzino degli attrezzi.

Circola la voce che lo scoppio accidentale di alcune granate della seconda guerra mondiale, abbia portato alla luce i graffiti.

Poco importa ma fu così che si iniziarono gli studi sulle figure disegnate, corpi giovani e atletici, tra bovidi, cavalli selvatici e cervi. Questi personaggi fanno parte di una scena complessa e denotano una mano già rodata.

Alcuni archeologi – tra cui il compianto Sebastiano Tusa – indicarono nella scena un sacrificio umano o una cerimonia “di iniziazione, dalla pubertà alla giovinezza” come può essere quello di un accennato “incaprettamento”.

Altri studiosi, tra cui la Bovio Marconi, individuarono, invece, acrobati o atleti durante riti di significato simbolico e magico.

Le grotte sono chiuse al pubblico, come dicevamo, da 24 anni quando l'ingresso divenne pericoloso perché cadevano massi dalla montagna.

Al momento si sta lavorando ad un progetto interistituzionale per la messa in sicurezza del costone roccioso, della strada di accesso alle grotte e per la valorizzazione delle grotte affidata proprio al Museo Archeologico Salinas di Palermo.

«Una vera cattedrale paleolitica - spiega la direttrice Caterina Greco - che potrebbe diventare uno dei luoghi più visitati della città, attirando visitatori appassionati da tutto il mondo».

Al momento per vederle, seppur a distanza, c’è solo l’appuntamento in streaming, in programma per il 27 e 28 febbraio, realizzato da Le Vie dei Tesori OnAir, che si svolgerà attraverso il canale social Instagram (diretta dalle ore 9.30) che coinvolgerà anche il Museo Salinas.

Grazie al racconto delle Malìa Vibes, Marta e Giulia, le guide de Le Vie dei Tesori, milanese l’una, romana l'altra, che sono arrivate a Palermo prima dello scorso lockdown e hanno deciso di rimanerci, accompagnate dall’archeologa Costanza Polizzi, si potranno vedere queste eccezionali tracce preistoriche e approfondirne le vicissitudini.
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