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A Palermo era un Giardino della Legalità: perché ora la villetta di via Pollaci è chiusa

La villetta tra via Pollaci e via Rosina Anselmi (zona corso Calatafimi) era un'importante area verde per il quartiere, ma da anni ormai è abbandonata

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 30 aprile 2026

Il Giardino della Legalità in via Pollaci, a Palermo

C’è un cancello chiuso e, dietro la recinzione, un pezzo di verde che sembra essersi ripreso ciò che la città non è riuscita a custodire. Le piante crescono, l’erba avanza, i giochi per bambini si intravedono ancora. Da fuori sembrano esserci, forse ancora utilizzabili, forse no. Ma nessuno può entrare.

Succede in via Pollaci, angolo via Rosina Anselmi, nella parte alta di corso Calatafimi. Un piccolo spazio pubblico nato per essere molto più di una villetta: il Giardino della Legalità, realizzato nel 2018 grazie all’impegno dell’associazione “Il Verde della Legalità”, che trasformò un terreno abbandonato in un’area attrezzata con alberi, vialetti, panchine e giochi per i più piccoli, dedicandola a Francesca Morvillo.

Quello che prima era un lembo di terra incolto, invaso dai rovi e diventato nel tempo una sorta di discarica, era stato restituito al quartiere grazie a un intervento piccolo nelle dimensioni, ma importante nel significato: perché in una zona con pochi luoghi pubblici di incontro, anche una villa di quartiere può diventare presidio, cura e presenza.

A lavorare alla rinascita di quei mille metri quadrati furono anche alcuni ragazzi dell’istituto penale minorile Malaspina. Anche per questo la scelta di dedicare la villetta a Francesca Morvillo, magistrata e moglie di Giovanni Falcone, assumeva un valore particolare: nella sua carriera, infatti, era stata sostituta procuratrice al Tribunale per i minorenni.

Oggi, però, quei cancelli sono di nuovo chiusi. A sollevare il caso è l’associazione ComPa, che nei giorni scorsi ha lanciato un appello pubblico chiedendo all’amministrazione comunale e alla IV Circoscrizione chiarimenti: «Noi ci occupiamo di beni comuni in città - racconta a Balarm l’ingegnere Calogero Picone - e già nel 2021 avevamo seguito una campagna per la riapertura della villa. Allora la vicenda si era conclusa positivamente».

Poi, qualcosa si è interrotto. «Nei giorni scorsi - prosegue Picone - mi è capitato di ripassare da lì e l’abbiamo trovata nuovamente chiusa. Di fatto al momento, dietro la recinzione, sembra una foresta. I giochi, guardandoli da fuori, sembrano ancora in buono stato, ma naturalmente andrebbe verificato».

La storia di questa villetta, però, non nasce oggi. Secondo quanto ricostruisce il consigliere della IV Circoscrizione Mirko Dentici, del Movimento 5 Stelle, l’area è rimasta sospesa per anni tra affidamenti, convenzioni e cambi di gestione: «Nel 2018 - spiega - era stato attuato un affidamento da parte della precedente amministrazione a un’associazione. Successivamente la gestione è passata ad altra associazione, poi c’è stato il periodo del Covid e tutto è rimasto in stato di abbandono».

Il passaggio amministrativo decisivo sarebbe arrivato all’inizio di quest’anno. «A gennaio 2026 - aggiunge il consigliere - la convenzione è scaduta. Scadendo, la gestione è tornata interamente in capo al Comune di Palermo». È da qui che, almeno formalmente, potrebbe ripartire il percorso per riaprire il giardino.

Dentici racconta di avere affrontato il tema, insieme al consigliere comunale Antonino Randazzo, anche lui del Movimento 5 Stelle, in un confronto con gli uffici competenti per capire quale fosse oggi la titolarità dell’area e quali passaggi servano per restituirla al quartiere. L’obiettivo è riattivare uno spazio che, secondo il consigliere, potrebbe tornare a essere «un luogo di aggregazione e socializzazione», soprattutto in una zona dove gli spazi verdi sono pochi. «I quartieri sono sprovvisti di ville e giardini - dice - e questa sarebbe un servizio in più per i più piccoli ma anche per i più grandi».

Il riferimento non è casuale. In quella parte di città gli spazi pubblici accessibili sono limitati. E la chiusura del Giardino della Legalità pesa ancora di più se si pensa al destino del vicino Parco Cassarà, uno dei grandi polmoni verdi di Palermo, da anni inaccessibile.

Prima della riapertura, però, servirà una verifica tecnica per la messa in sicurezza dell’area. «Il primo passo - spiega Dentici - sarà controllare le alberature, rimuovere eventuali situazioni di pericolo e procedere con la bonifica e la pulizia». Un intervento che, secondo il consigliere, potrebbe rientrare nell’Accordo quadro sul verde urbano già avviato dal Comune, che prevede attività di potatura, diserbo e manutenzione in diverse zone della città.

«Speriamo - dice - che questa situazione possa avere i riflettori puntati. Non è giusto che un luogo così importante non venga restituito ai cittadini, soprattutto perché in passato era già stata avviata un’interlocuzione e si era arrivati a fare un passo in avanti. Oggi, invece, abbiamo fatto tanti passi indietro».

La IV Circoscrizione potrebbe presto muoversi anche con un atto formale. Dentici annuncia di avere preparato una mozione che spera possa essere discussa il prossimo mese, così da impegnare l’aula circoscrizionale a chiedere all’amministrazione la riapertura dell’area: «Vorremmo che l’aula, in maniera corale, indicasse all’amministrazione che c’è una forte volontà di restituire questo luogo al quartiere».

Il cancello, nel frattempo, resta chiuso, raccontando il paradosso di molte aree di Palermo: spazi pubblici già recuperati, già inaugurati, già vissuti, che tornano a essere invisibili non perché manchino, ma perché nessuno riesce a garantirne continuità, manutenzione e gestione.

Così, mentre dentro ci sono ancora i giochi, gli alberi e tutto ciò che servirebbe per ricominciare, fuori ci sono i bambini del quartiere, che quel giardino lo vedono ma non possono usarlo. Ed è forse questa l’immagine più semplice e più dura: un bene pubblico che esiste, ma non è più pubblico davvero.
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