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Esotismo ed eros, amori e passioni folli: la "calda" stagione del primo Club Med Cefalù

All'inizio era un villaggio per single e coppie. Era arroccato su un promontorio aveva un accesso a mare blu con scogli e non era sicuramente adatto ai bambini

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 21 aprile 2021

Il Club Med di Cefalù in uno scatto del 1958

Arrivavano alla stazioncina a punta Santa Lucia, una fermata creata apposta per il Club, appena scesi dagli altoparlanti si diffondeva una delle più improponibili canzoncine in francese, di benvenuto.

Era una cover di Vitti ‘na crozza con un testo che descriveva Cefalù come un paradiso dell'amore, con tanto di refrain "tirollallero lallero lallero".

Il primo villaggio fu creato nel 1950 da un ex pallanuotista belga, Gérard Blitz, non ancora Med era il "Village Magique" organizzato con grandi tende da campeggio, pensato come un paradiso selvaggio dalla rivista "Elle".

Il successo del Magique fu grandissimo, tanto essere uno dei set del film "Vacanze d'amore" con Walter Chiari e Lucia Bosè, del 1953. Il successo portò a Cefalù Gilbert Triganò, che inaugurò nel 1957, il Club Mediterranee.

All'inizio era un villaggio per single e coppie. Arroccato su un promontorio aveva un accesso a mare blu con scogli e non era sicuramente adatto ai bambini. Inoltre nato con un carattere spartano e sensuale, non aveva i requisiti per una vacanza di tipo famigliare.



Esotismo ed eros erano le sue caratteristiche, che ne fecero una gemma preziosa tra i vari Club, fino alla chiusura 60 anni dopo. Il villaggio rimarrà abbandonato per nove anni fino ad una completa ristrutturazione nell'attuale resort extralusso, prima struttura a "Cinque tridenti del Mediterraneo" inaugurato nel 2018.

Che fosse un posto adatto a far nascere storie d'amore, si vedeva subito dalla romantica posizione, adagiato alla fine del golfo dove si affacciavano Cattedrale e la Rocca.

Le capanne stile polinesiano già nei loro nomi erano una chiara promessa: Extasy, Luxuria, Desiré, Duchesse, Troia, Princesse, Paradise, Zebulon… fascino e voluttà che avvolgevano gli ospiti.

Del resto come sottrarsi al'’incanto del posto e alla sensualità e determinazione dei ragazzi cefaludesi?

Questi sostavano aldilà della sbarra d'ingresso, sperando di sfuggire al rigido controllo, altri invece erano là a seguito di un appuntamento concordato attraverso uno stratagemma: il varco vietato al villaggio poteva essere eluso con una barca a remi, via mare si potevano raggiungere le bellezze sdraiate sugli scogli, in bikini ridottissimi.

In un articolo di Sergio Carollo del 2011 leggo: «Quanti appuntamenti a vuoto e quella soglia sbarrata, valicabile solo con la fantasia. Di qua dal cancello le compaesane da sposare, al di là le femmine da vagheggiare, da godere, le francesi disinibite e disponibili».

Lo raccontava Josephine, amica francese di mia mamma. Era arrivata al villaggio con le amiche, per vivere una vacanza di divertimento e frenesia. Non si sarebbe mai aspettata che la sua vacanza si sarebbe protratta per tutta la vita, sposando il suo corteggiatore.

I suoi ricordi scanzonati e divertenti, raccontavano di amori e passioni che portavano a viaggi durante il periodo invernale, per cercare di mantenere inalterato e profondo quel legame nato durante la calda estate cefaludese.

Chiaramente non era così per tutti, spesso erano avventure che finivano con saluti accorati, promesse d'amore al treno in partenza e che potevano durare, per i cefaludesi, il tempo d'arrivo del treno successivo. Josephine ci diceva che un altro alleato per gli intraprendenti ragazzi, era la tramontana.

Quando le onde si facevano grosse, gli ospiti del club si riversavano tra i vicoli della città Normanna, riconoscibili dai famosi braccialettini di palline con il tridente, e dalla mancanza di abiti, giravano in pareo e costume.

Da lì scattava la più ruffiana delle prelibatezze siciliane, la brioscina con il gelato. Si contava sull'impossibilità di evitare che il gelato si sciogliesse su labbra, decolté e gambe, aiutare la francesina con un fazzolettino era un rituale d'amore.

Sulla bellezza dei cefaludesi, diceva la nostra amica, non c'era storia: biondi con gli occhi azzurri o scuri con gli sguardi ignei, erano i discendenti dei Normanni dai lineamenti scolpiti e affascinanti. Josephine ricordava i personaggi che gravitavano al club, dai viveur raffinati e nobili, come il Barone Agnello, che una volta venduti i terreni al Club si riservò, in quella che era la sua abitazione, (oggi adibita a beauty farm del villaggio) delle stanze dove trascorreva alcuni giorni.

O un famoso nobile palermitano che prendeva due tiarè contigui portando i suoi mobili d’epoca dalla casa palermitana, ammaliando le ospiti. Ma oltre ai raffinati aristocratici c’erano anche i playboy che collezionavano dalle 15 alle 20 relazioni a stagione, come Sesibon (da "C'est si Bon", canzone di Yves Montand), che i miei genitori ebbero modo di conoscere.

Scanzonato e simpaticissimo era un'autorità in fatto di conquiste.

Il Villaggio nel corso degli anni perse questa suo fascino, diventando spesso un luogo di risse e spaccio. Rimase celebre nella mia famiglia una festa al Club per la “Presa della Bastiglia”.

Erano gli anni Settanta e i miei genitori furono invitati dal Capo Villaggio, insieme alla coppia di amici franco- cefaludese. Ricordo mia madre in un abito lungo pieno di fiori, mio padre serio ed elegante, dubito che sapessero cosa li attendesse.

Ricordo che con mia sorella fummo svegliate intorno alle quattro del mattino.

Sul patio esterno della nostra villetta tra le rose e gli ibisco c'erano Josephine e il marito in pareo e costume, mia madre con una gonna di carta crespa a righe e una cuffietta da "cittadina", mio padre con un cappuccio da boia, una bandiera francese, che cantava "C’est si Bon", ridevano tutti come pazzi.

Se solo ci fossero stati i cellulari con la fotocamera…
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