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Essere o non essere... siculo?: per Roberto Vecchioni le origini siciliane di Shakespeare sono certe

Il primo a sollevare le teorie sulle origini messinesi del Bardo fu nel 1929 il giornalista Santi Paladino identificando il drammaturgo inglese con Giovanni Florio

Balarm
La redazione
  • 16 ottobre 2021

William Shakespeare

Per noi non è più una notizia sorprendente il fatto che tanti indizi hanno portato a far credere, con cognizione di causa, che il drammaturgo inglese Shakespeare, il più importante in assoluto, abbia origini siciliane.

Ma la notizia è arrivata pure sui canali Rai grazie all’intervento del professore cantautore Roberto Vecchioni che, dal programma condotto dal giornalista Massimo Gramellini "Le parole della settimana", ha sostenuto questa tesi.

Il “bardo immortale”, infatti, come lo chiama Vecchioni non sarebbe di origine inglese.

Figlio di un guantaio, all’età di 13 smette di studiare perché il padre viene messo in carcere e comincia a lavorare per mantenere la famiglia; segue ben presto il suo matrimonio e poi, di lui, si perdono le tracce per ben otto anni.

Ciò che fa notare Vecchioni nel suo intervento su Rai3 è questo: «Come è possibile che quest’uomo, che non ha mai lasciato la città di Londra, come ha mai potuto raccogliere tanto materiale per scriverne?».



Il professore fa notare, inoltre, come ben 288 siano i personaggi italiani contatti da lui stesso negli scritti di Shakespeare; inoltre i poeti inglesi, prima di lui, utilizzavano circa 600 parole dopo di lui migliaia.

Insomma ci sono tanti punti poco chiari e di certo curiosi che farebbero pensare a una diversa identità dello scrittore. Addentrandosi nella spiegazione Vecchioni arriva a dire, senza mezzi termini, che “Michelangelo Florio è Shekaspeare”.

Il primo a sollevare le teorie sulle origini messinesi del Bardo fu nel 1929 il giornalista Santi Paladino identificando il drammaturgo inglese con Giovanni Florio, figlio di Michelangelo, autore di un libercolo di proverbi dal titolo "I secondi frutti”, parte del quale sarebbe parzialmente presente all’interno dell'"Amleto".

Michelangelo il padre, probabilmente nato in Sicilia, fu un frate che diventato protestante, venne bandito dalla Chiesa e incarcerato.

Scappato, fuggi e cominciò a viaggiare toccando, guarda caso, città e incontrando persone sovrapponibili ai testi conosciuti in tutto il mondo. Al suo ritorno, il figlio Giovanni, per tutti John, cominciò a pubblicare testi con le storie riportate dal padre. Quindi, in realtà, secondo Vecchioni e tanti antri studiosi, Shakespeare sarebbero entrambi, o comunque l’incontro di due menti.

La tesi "floriana" è stata ripresa anche da Martino Iuvara, professore dell'Università di Palermo che nel 2002 ha pubblicato un saggio sulle origini siciliane dello scrittore, azzardando la nuova identità: William sarebbe in verità proprio Michelangelo, il padre di Giovanni Florio sposato con la nobile messinese Guglielma Scrollalancia (o Crollalancia).

E il caso vuole che la traduzione inglese del cognome di quest'ultima è proprio shake-speare. La precisazione in Tv di Roberto Vecchioni ha scatenato sui social tanti commenti e considerazioni e, c’è da scommettere, che se ne parlerà ancora.
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