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Fili colorati di lana e seta tutti da ammirare: viaggio nella "casa" degli arazzi di Marsala

Tessuti di fili lavorati esclusivamente a mano con disegni curati nel minimo dettaglio: sono otto gli arazzi fiamminghi del XVI secolo, che vi si trovano custoditi a Marsala

Jana Cardinale
Giornalista
  • 4 giugno 2020

Gli arazzi di Marsala

«Ci sono tesori nascosti nel cuore di un uomo e ci sono tesori nascosti nel cuore di una città». Così disse a proposito del Museo degli Arazzi, Padre Giuseppe Ponte, già arciprete della Chiesa Madre di Marsala, che del Museo è proprietaria e ne cura la gestione. Sono otto gli Arazzi fiamminghi, del XVI secolo, che vi si trovano custoditi e che narrano episodi storici della guerra giudaico-romana, della quale ci danno notizia Tacito e Giuseppe Flavio.

In particolare fanno riferimento a scene delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei. Un arazzo, in generale, è un tessuto di fili di lana e seta (a volte di fili di argento e di oro) lavorato a mano con telaio di alto e di basso liccio, riproducente figure, destinato a coprire le pareti di un salone o di una chiesa allo scopo di tappezzarle e abbellirle.

Non è, quindi, un "tessuto" comune, frutto di un lavoro di macchina, ma è lavorato esclusivamente a mano. Gli arazzi marsalesi sono intessuti di lane e sete colorate.



Le loro dimensioni variano: il più piccolo misura m.3,50 x 2,54 e il più grande m. 5,34 x 3,54. In ognuno di essi colpisce la grandiosità delle composizioni, la tecnica del disegno, la vivacità della scena, la grazia delle figure e del gusto diffuso anche nelle parti secondarie, la molteplicità dei personaggi di primo e di secondo piano, il movimento e l’espressione degli stessi, la delicatezza e la fusione dei colori, la profondità e la bellezza del panorama.

Ogni dettaglio è ben curato, con disegno preciso. Le sete e le lane sono di un rosso dolce, di un verde delicato, di un giallo sfumato, un blu cobalto e un bruno e un rosato per le carni. Fu il vescovo di Messina, Antonio Lombardo, il 10 luglio 1589, a donare alla Chiesa Madre della sua città natale gli otto magnifici arazzi fiamminghi a condizione che rimanessero sempre all’interno di essa, pena la loro devoluzione alla Curia vescovile di Mazara.

Per quasi quattro secoli questi splendidi arazzi non furono mai esposti stabilmente in locali adeguati, salvo pubblicamente in rarissime occasioni. Solo nel 1984, grazie al deciso e appassionato impegno dell’arciprete Andrea Linares, hanno ottenuto una sistemazione nel piccolo e suggestivo museo, attiguo all’abside della Matrice, in via Garraffa, gestito dall’Associazione "Amici del Museo degli Arazzi".

Si deve all'arciprete Calogero Cusumano, nel 1937, il primo serio studio interpretativo degli avvenimenti rappresentati negli arazzi che ha attribuito alla Guerra Giudaica il motivo ispiratore dell’autore dei cartelloni. Dopo un serio restauro compiuto a Firenze tra il 1965 e il 1979, nel 1980 Nicole Dacos individuò nel pittore fiammingo Peeter Kempeneer (meglio conosciuto come Pietro Campana) il loro autore, e la loro realizzazione nella bottega di Cornelis Tons a Bruxelles, uno dei tappezzieri più attivi nelle Fiandre nella seconda metà del XVI secolo.

Si tratta davvero di una rara e organica serie di teli in lana e seta di notevolissimo valore artistico e storico, eseguiti con una perfetta padronanza tecnica, in cui le scene risaltano al visitatore per lo scrupolo nella cura del particolare e per la vivacità dei colori, per l’espressione e la vitalità dei personaggi rappresentati e l’effetto prospettico.

In primo piano emergono sempre figure quasi monumentali, tipiche dell’influenza michelangiolesca, mentre il paesaggio è dettagliatamente curato secondo la cultura fiamminga. Ogni arazzo è circondato da un'ampia cornice ornamentale con figure mitologiche e antropomorfe, frutti e motivi floreali. Le scene si prestano ad un'interpretazione di tipo allegorico secondo la quale gli episodi narrati si riferirebbero piuttosto alla lotta di religione condotta dai reali di Spagna Carlo V e Filippo II contro i protestanti dei Paesi Bassi, Fiamminghi e Germanici: lotta che affermò il trionfo della religione cattolica.

L'iconografia, infatti, non rispetta la cultura ebraica e romana di quell'epoca, e i costumi, i riferimenti, gli oggetti, sono riconducibili piuttosto al periodo di realizzazione. Entusiastici i commenti dei viaggiatori e visitatori, che nel centro storico di Marsala si ritrovano a scoprirne e ad ammirarne la bellezza nei cinque vani dello spazio museale.

Da qualche mese, esattamente dal settembre scorso, è arrivato l'atteso via libera ai lavori di adattamento dell'ex Chiesa del Collegio di via Frisella, destinata ad essere la sede definitiva del Museo, che è uno dei più prestigiosi tesori storici, artistici e culturali della città lilibetana. Lavori di adeguamento necessari per la valorizzazione degli Arazzi e per la loro migliore e ottimale conservazione.

Il Museo, come altri siti locali, si può visitare virtualmente con un semplice click grazie a un progetto di #solidarietàdigitale portato avanti dal Lions Club Marsala e da Easy Vision con un sistema che rende possibile la visita a siti archeologici e luoghi di interesse storico-culturale difficilmente accessibili, tramite un QRcode applicato all'ingresso, e agevolando così tutti coloro che per diversi motivi (disabili motori, anziani, etc) non possono accedervi facilmente.

Il Museo degli Arazzi fiamminghi si trova attualmente in via Giuseppe Garraffa ed è aperto dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì. Per altre informazioni basta chiamare allo 0923 711327.

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