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Fontane "mute", giostre ferme e bar chiuso: la rinascita (sospesa) del Giardino Inglese

Un anno dopo la fine dei lavori, il Parco Piersanti Mattarella sembra uno spazio sospeso, in attesa di rivivere. I viali sono ordinati, ma pesano le "assenze". Il reportage

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 14 marzo 2026

C’erano la banda, le trombe e alcune classi di bambini di una scuola elementare. C’erano il sindaco, gli assessori, le fotografie ufficiali e le parole pronunciate con il tono delle occasioni importanti. Il Giardino Inglese tornava alla città dopo mesi di chiusura per i lavori finanziati con oltre 1,2 milioni di euro di fondi PNRR.

Era aprile dell’anno scorso e l’inaugurazione aveva il sapore di una restituzione simbolica: uno dei parchi più amati di Palermo che riapriva finalmente i cancelli dopo il restauro. Ma già quel giorno era evidente che non tutto fosse finito come da programma.

Alcuni interventi erano ancora in attesa di essere completati. Tra questi i percorsi dedicati alle persone ipovedenti e il sistema di QR code, che avrebbe dovuto trasformare il parco in una sorta di museo botanico all’aperto, permettendo ai visitatori di scoprire storie, curiosità e caratteristiche delle piante e delle sculture semplicemente inquadrando una targhetta con lo smartphone. L’idea era quella di creare una vera e propria piattaforma digitale collegata al sito del Comune, con una mappa interattiva, schede dedicate e un sistema di audioguide automatiche in italiano e inglese.

Poi c’era l’idea di un giardino capace di vivere anche oltre le passeggiate tra i viali: uno spazio per attività culturali all’aperto, eventi e iniziative organizzate insieme alle associazioni e alle realtà del territorio, con l’obiettivo - diceva allora il sindaco - di rafforzare il rapporto tra i cittadini e uno dei luoghi più simbolici della città. Per gli interventi ancora mancanti, invece, l’assessore al Verde Pietro Alongi parlava di poche settimane: entro un mese, aveva assicurato, i lavori sarebbero stati completati.

Oggi, però, a quasi un anno di distanza, entrando nel Giardino Inglese la scena è molto diversa da quella raccontata durante l’inaugurazione. I viali sono larghi e ordinati, ma la sensazione che si respira è quella di uno spazio sospeso. Qua e là sul nuovo pavimento drenante ci sono ancora i coriandoli colorati rimasti dopo il Carnevale, sparsi tra le panchine e i bordi dei vialetti.

Nelle aiuole l’erba spontanea ha cominciato a prendere piede tra gli alberi che si stagliano in alto. Le fontane sono piene d’acqua ferma; gli zampilli non funzionano e la superficie è scura, immobile.

Il parco non è vuoto. Qualcuno corre, qualcuno legge seduto su una panchina, qualcuno porta a spasso il cane. Eppure l’impressione generale è quella di una grande distesa di pavimentazione: ampia e silenziosa, più da attraversare che da vivere.

Poi ci sono le assenze. La prima è quella delle giostre. L’area giochi è ancora chiusa. Le giostrine sono ferme e i teli che le coprono pieni di polvere. Per intere generazioni di palermitani questo era uno degli angoli più rumorosi del giardino: bambini che facevano la fila per un altro giro, genitori seduti poco più in là ad aspettare la fine della corsa sulle macchinine elettriche.

Oggi quell’angolo è immobile, con i bambini che si fermano lì davanti, ma non per salire. Soffiano bolle di sapone o mangiano una merenda seduti poco più in là: davanti ai cancelli chiusi che segnano il confine, come a ricordare che si tratta comunque di uno spazio privato, a pagamento.

Sul piano amministrativo qualcosa si sta muovendo. «Abbiamo fatto il bando e sono pervenute due istanze - spiega l’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti -. Adesso si sta per nominare la Commissione. Sto aspettando i documenti per le verifiche sull’incompatibilità dei componenti - aggiunge - quindi conto che entro il 15 aprile si possano avere buone notizie».

Non molto distante dalle giostre c’è un’altra serranda abbassata, ancora più evidente perché si trova proprio al centro del parco: quella del bar. Qui una volta c’erano tavolini, sedie, le macchinette a moneta con i giochini per i bambini. Per chi frequentava il Giardino Inglese era uno dei luoghi più naturali in cui fermarsi: un caffè dopo una passeggiata, un gelato per i più piccoli, una bottiglietta d’acqua nelle giornate più calde. Oggi non c’è più nulla.

Sul futuro della struttura non ci sono ancora certezze. Balarm ha chiesto chiarimenti al Comune ma al momento non sono arrivate risposte. Nessun riscontro neanche per ciò che riguarda gli interventi del PNRR rimasti incompiuti dopo la riapertura.

Intanto, in attesa che le promesse si traducano in realtà, la scena resta questa. Tra fontane mute, giostrine ferme e servizi chiusi, il Giardino Inglese appare come un luogo restituito alla città ma ancora monco, senza anima. E mentre i coriandoli restano sparsi sul pavimento e l’erba spontanea continua a crescere, sembra aspettare ancora qualcosa per tornare davvero a vivere.
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