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Fu carcere e anche teatro: il castello millenario di Comiso è in (s)vendita ma nessuno lo vuole

Un immobile di grande importanza storica, artistica e architettonica, capace di riassumere la storia plurisecolare della città di Comiso. È in vendita ad un prezzo stracciato

Balarm
La redazione
  • 26 agosto 2021

È detto anche Palazzo del Conte ed è il simbolo della città. Il castello dei Marchesi Naselli d’'ragona di Comiso esiste fin dal XIII secolo ed è appartenuto prima ai conti Cabrera che nel 1453 lo vendettero al barone Naselli, diventando così la dimora della famiglia.

Nel corso dei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti, ma la sua essenza rimane, di fatto aveva persino un ponte levatoio, attrevarso cui si accedeva e di cui restano due portali ogivali, uno dei quali ha una massiccia porta ferrata a grosse bugne, risalenti al 1400.

Un luogo che desta stupore in chiunque lo visiti ma che nessuno vuole acquistare. Già, perchè gli attuali proprietari lo hanno messo in vedita nel 2016 per 5 milioni di euro. Sembrava che il Comune di Comiso fosse pronto all'acquisto
ma alla fine l'affare non si fece per mancanza di fondi. Era il 2017 e la compravendita si concluse con un nulla di fatto.

Il prezzo oggi è stato dimezzato: 2 milioni e 200mila euro per un vero gioiello. E se non avete possibilità di vederlo coi vostri occhi proviamo noi a farvi "sognare" fornendovi la descrizione che l'agenzia immobilari mette a disposizione.



"Sui timpani delle finestre sono collocati i busti di personaggi di epoca romana. Inconfondibile, vera peculiarità del Castello comisano è la “Serliana”, o trifora, una loggetta aggiunta al Castello nel 1728 su progetto di Canepa, in stile cinquecentesco con affreschi raffiguranti paesaggi e scene naturali.

Il piano nobile di circa 680 mq, cui si accede attraverso una scalinata in pietra di Comiso originale, conserva ancora arredi di varie e poche e stili e pareti decorate da stucchi ed affreschi. I bassi invece, in epoca borbonica, furono trasformati in carcere.

Dalla parte laterale del Castello, attraverso un antico portone, che era quello del vecchio ponte levatoio, si accede ad altro locale di circa 200 mq con volte a botte, adibito all epoca a ricovero per cavalli e carrozze; da detto locale, attraverso una scala, si accede alle celle della Torre, un tempo comunicanti con la parte del Battistero, di forma ottagonale.

Il Battistero, parte più antica del Castello, di forma ottagonale, presenta un affresco centrale di epoca bizantina risalente all anno 1000; alla sommità diventa di forma cilindrica e si completa con una elegante cupola. All interno sono presenti due aperture con inferriate che servivano, nell 800, a collegare i locali contigui del carcere con la cappella. Un giardino di circa 1000 mq si ricollega al Battistero.

Attraverso il portone del vecchio ponte levatoio si accede al ricovero per cavalli e carrozze, e da qui alle celle della Torre, un tempo comunicanti col Battistero ottagonale. Dagli arabi agli spagnoli, dai Borboni al Regno d’Italia fino ai nostri tempi, il Castello comisano è un insieme di secoli impresso in muri, pietre, finestre, logge, soffitti e pavimenti. Un viaggio nel tempo, senza timoniere.

L’edificio ospita, tra gli altri locali: una sala musica, con pianoforte a coda del 1842; uno studio, con cappella votiva e biblioteca di testi rari; e una sala gioco e fumatori".

Ad aprile, con un'interrogazione al Presidente della Regione, il deputato regionale Nello Dipasquale ha chiesto di considerare l’opportunità di acquisire al patrimonio regionale il Castello dei Naselli d’Aragona di Comiso.

«La struttura del Castello esisteva già nel Trecento - scriveva - e la sua parte più antica è il “battistero” dedicato a San Gregorio Magno (una delle nove cappelle dedicate al santo in Sicilia) con resti di affreschi risalenti all’anno mille. Già dimora dei proprietari, i Conti Naselli, dopo il terremoto del 1693 il castello venne restaurato e, nel corso del Settecento, arricchito di logge e trifore, finché una parte di esso fu adibita a teatro e l'altra a carcere mandamentale.

Un immobile di grande importanza storica, artistica e architettonica, capace di riassumere la storia plurisecolare della città di Comiso e per questo motivo penso che non possa restare privato, ma debba diventare un bene pubblico per il rilancio della cultura e del turismo del territorio».

Dunque, il Castello è in svendita, ma è anche vero che c'è qalche impedimento legato proprio alla natura del luogo, una storica residenza nobiliare con vincoli culturali e paesaggistici, oltre ai costi ristrutturazione di cui necessitano alcune parti del compplesso.

Forse bisognerebbe trovare un accordo anche con la Regione. ladcia davvero stupefatti che non ci sia essuno che voglia accaparrerselo per questa "esigua" cifra.
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