Fu l'ultimo sovrano delle Due Sicilie: il Re Lasagna perse il regno (ma mai l'onore)
Francesco II era chiamato così a causa della sua notoria passione, sposò la sorella di Sissi e dopo la perdita del trono venne soprannominato Franceschiello. La sua storia
Francesco II e Maria Sofia di Borbone
Figlio di Maria Cristina di Savoia e di Ferdinando II di Borbone, Francesco era nato a Napoli il 16 gennaio del 1836. La madre Maria Cristina era una cristiana fervente: donna di grande mitezza, si era fatta ben volere da tutti a corte, dedicandosi prevalentemente ad azioni caritatevoli. La "Reginella Santa", come veniva chiamata dai napoletani (N.d.r. nel 2014 la Chiesa cattolica l'ha proclamata beata) era morta non ancora ventiquattrenne, nel dare alla luce l'unico figlio.
Il marito Ferdinando, meno di un anno dopo, si era risposato con Maria Teresa d'Asburgo-Teschen: una donna minuta, vestita in maniera dimessa, che non sembrava appartenere all’aristocrazia e mal sopportava la vita di corte. Maria Teresa preferiva vivere chiusa nei suoi appartamenti, dedicandosi solo al cucito e ai numerosi figli; non disdegnava però di influenzare il marito, suggerendogli di essere un re autoritario e severo.
Si dice che quando non poteva assistere ai colloqui ufficiali e voleva sapere ciò che accadeva nel palazzo, non esitava a spiare dalla serratura delle porte. I rapporti tra il figlio Francesco e la matrigna furono formalmente buoni; Francesco assumeva sempre un comportamento di rispettosa soggezione nei confronti di Maria Teresa.
Di carattere timido e cupo (“dal suo volto non era mai dato conoscere quali fossero le impressioni del suo animo”), il futuro re era stato educato nel culto della pia madre e secondo rigidi precetti morali e religiosi impartiti dai padri scolopi. Nonostante Maria Teresa fingesse di amare Francesco come un figlio, tramava sempre nell’ombra per tenerlo lontano dagli affari di stato. L’8 Gennaio 1859, a 23 anni, il futuro re sposava per procura la giovanissima Maria Sofia Amalia di Baviera, appena diciottenne: il matrimonio serviva a rafforzare il legame tra la corona d’Asburgo e i Borbone di Napoli.
Maria Sofia - sorella della ben più nota Elisabetta "Sissi", imperatrice d'Austria - era bella, vivace, intelligente; tutto il contrario del marito, serio, taciturno, eternamente dubbioso di sé e degli altri. Francesco II soffriva di fimosi che, unitamente alla natura schiva e riservata del sovrano, avrebbe impedito la consumazione del matrimonio per ben nove anni.
Alcuni biografi riportano che durante questi anni di "matrimonio bianco" Maria Sofia ebbe una relazione e diede alla luce due bambine; tuttavia tale affermazione non trova sufficienti riscontri per essere considerata attendibile Solo dopo un'operazione chirurgica, Francesco avrebbe potuto risolvere le sue problematiche e nel Natale del 1869 la coppia avrebbero finalmente avuto una figlia, Maria Cristina Pia (nome scelto in onore della nonna paterna).
La bimba sarebbe morta purtroppo a soli 3 mesi d’età. Maria Cristina fu regina del Regno delle Due Sicilie per soli due anni, dal 22 Maggio 1859 (quando alla morte del padre Francesco salì al trono) al 13 Febbraio 1861 quando dopo l’annessione al Regno d’Italia il re veniva deposto. Francesco fu un giovane sovrano ricco di fede, ma purtroppo privo di virtù guerriere e diplomatiche; la storia lo ricorda come un uomo debole e rassegnato.
Circondato da fratellastri poco rispettosi della sua autorità, trovò nella famiglia non aiuto, bensì numerosi ostacoli che resero più che mai difficile l'esercizio del potere. Maria Teresa era inoltre intenzionata a mantenere il suo posto di consigliere personale del Re e impartiva direttive per la creazione di un regime di stato autoritario e severo: molti storici la ritengono in parte responsabile del malcontento dei liberali che poi avrebbero accolto come liberatore Giuseppe Garibaldi.
Maria Sofia invece, di idee liberali e favorevole alla Costituzione, oltre ad avere idee opposte a quelle della suocera, era forse l'unica che a corte riusciva a intuirne i reali piani: far deporre Francesco per metter sul trono il suo primogenito. In effetti Maria Teresa, coinvolgendo generali e dignitari di corte, complottò per sostituire il sovrano con il fratellastro, il conte di Trani.
Quando il malvagio piano venne scoperto, la regina madre, dal canto suo, pianse ai piedi del re, giurando di essere estranea ad ogni fatto. Le prove raccolte dal primo ministro Filangieri vennero gettate nelle fiamme del camino da Francesco, che difese la matrigna esclamando: «È la moglie di mio padre!».
In conseguenza dello sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e dopo la perdita della Calabria, di fronte all'avvicinarsi dell'esercito meridionale, il re abbandonò Napoli e diede espressamente ordine alle guarnigioni di non fare fuoco, per risparmiare alla capitale gli orrori della guerra. Fuggendo portò con sè ben poco, convinto di poter tornare presto nella capitale: “dalle banche non ritirò i suoi depositi, dalla Reggia, più che opere d'arte e di valore venale, portò con sé oggetti di devozione e ricordi famigliari”.
Abbandonato dalla sua flotta, il re ripiegò dapprima sulla linea del Volturno dove le sue truppe furono sconfitte e poi si ritirò con la moglie a Gaeta, dove la fortezza venne presa d’assedio: l'esercito borbonico si difese valorosamente per tre mesi, dal 13 novembre 1860 al 13 febbraio 1861. In questo frangente Francesco II dimostrò grande valore e non fu da meno Maria Sofia che cercò in ogni modo di incoraggiare i soldati borbonici e che nonostante la scarsità di cibo, l’epidemia di tifo e il freddo intenso, scelse di restare a fianco dei combattenti.
Dopo la capitolazione di Gaeta i sovrani si recarono in esilio a Roma e durante questo periodo compirono alcuni tentativi per organizzare una resistenza armata nell'ex Regno. Francesco e Maria Sofia vennero prima ospitati al Quirinale, dal Pontefice Pio IX, per trasferirsi poi a Palazzo Farnese, di proprietà dei Borbone.
Furono ben trentatré gli anni vissuti in esilio da re Francesco, che continuò senza eccessi e con pacatezza a rivendicare il proprio ruolo di sovrano spodestato fino alla morte. Francesco rimase a Roma fino all'occupazione delle truppe unitarie nel 1870, poi si stabilì a Parigi da dove si allontanò solo per brevi viaggi, in Austria e in Baviera, presso i parenti della moglie. Visse privatamente, senza grandi mezzi economici, perché tutti i beni dei Borbone erano stati sequestrati e il Governo italiano ne proponeva la restituzione a Francesco, solo al patto di rinunciare a ogni pretesa sul trono, cosa che l’ex sovrano non accettò mai, rispondendo sdegnato: «Il mio onore non è in vendita». Il re esiliato morì nel 1894 in Trentino (allora territorio austro-ungarico), durante uno dei suoi viaggi compiuti per sottoporsi a cure termali.
La scrittrice Matilde Serao sulla prima pagina de “Il Mattino” di Napoli scrisse un breve necrologio: «Don Francesco di Borbone è morto, cristianamente, in un piccolo paese alpino, rendendo a Dio l’anima tribolata ma serena. Giammai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco secondo. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre egli subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui, senza respingerli, senza lamentarsi; ed ha preso la via dell’esilio e vi è restato trentaquattro anni, senza che mai nulla si potesse dire contro di lui. Detronizzato, impoverito, restato senza patria, egli ha piegato la sua testa sotto la bufera e la sua rassegnazione ha assunto un carattere di muto eroismo… Galantuomo come uomo e gentiluomo come principe, ecco il ritratto di Don Francesco di Borbone».
Le spoglie di Francesco II, di Maria Sofia e della loro figlia Maria Cristina, riunite dopo varie vicissitudini, riposano dal 1984 nella Basilica di Santa Chiara, a Napoli. Il sovrano defunto e dimenticato è attualmente riconosciuto dal 2020 dalla Chiesa Cattolica con il titolo di Servo di Dio.
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