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Fu la prima poetessa siciliana a scrivere in lingua Volgare: Nina e il suo (unico) amore platonico

A Palermo, tra via degli Emiri e via Perpignano, si trova via Nina Siciliana, ma chi conosce la sua storia? Non una santa né una nobildonna, Nina fu una poetessa

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 2 settembre 2021

A Palermo, tra via degli Emiri e via Perpignano, si trova via Nina Siciliana, ma chi conosce la sua storia? Non una santa né una nobildonna, Nina fu una poetessa, anzi la prima poetessa in lingua volgare.

La sua vita e le sue origini sono tuttora avvolte nel mistero, si sa soltanto che era molto bella e che amò un poeta, solo tramite scambi epistolari. Romanticismo d'altri tempi! La Sicilia ha dato un grande contributo alla storia della letteratura, basti pensare alla Scuola poetica siciliana, a Jacopo da Lentini che inventò il sonetto e, in tempi più recenti, a Vittorini, Bufalino, Pirandello, Quasimodo e tanti altri. Insomma, non mancano mai le parole nell'Isola, e che parole, considerando che alcuni autori hanno vinto il Nobel per la Letteratura.

Non stupisce, dunque, che un'altra siciliana si possa trovare nel novero di coloro che hanno fatto la storia della letteratura. La donna, chiamata Nina Siciliana, Nina da Messina, Monna Nina, Nina del Dante, sarebbe vissuta nel XIII secolo e i suoi natali sono contesi tra Messina e Palermo. Anche a Messina, infatti, si trova una via dedicata a lei: via Nina da Messina.



A Palermo, Agostino Gallo, erudito e appassionato d’arte, aveva organizzato un Pantheon di illustri siciliani presso la Chiesa di San Domenico. Vi era un busto dedicato a Nina Siciliana e una poesia che Gallo aveva composto per la poetessa: «A Nina/ Ornamento del siculo Parnaso/ cara alle Grazie a poetar fu prima/ fra il vago sesso nel volgare in rima/ astro d’amor brillò nel ciel sicano/ per fama accese Dante da Majano».

Il busto di Nina venne rimosso dalla chiesa nel 1930. Riccore il nome del poeta toscano Dante da Maiano, perché alcuni dei pochi versi che conosciamo di Nina sono rivolti a lui, e con lui condivide anche il mistero. Tra i due, come avveniva spesso a quei tempi, vi fu un amore platonico, alimentato da una corrispondenza epistolare a suon di poesie. Probabilmente non si erano mai visti, peggio che nel film ''C'è posta per te'', perché almeno Meg Ryan e Tom Hanks, dopo aver chattato a lungo, si
incontrano.

Dato che ai tempi non esistevano SMS, WhatsApp e chat varie, i due innamorati si scambiavano sonetti. Oggi si risponde con brevissime frasi più o meno sensate: ''tt bn'', ''xké nn rispondi?'', e altri segni difficili da decifrare. Segni che fanno concorrenza alla Stele di Rosetta, che non era una donna palermitana, nonostante il nome possa trarre in inganno. Rosetta è infatti il nome latinizzato di ''Rashid'', antica città al sud del Nilo dove venne scoperta la stele.

La ''K'' negli ultimi decenni è diventata una sorta di amuleto che risolve tutto: ''km stai?'', ''k fai?''. Sostituisce la ''c'' anche quando non sussiste una motivazione ragionevole, ad esempio il termine ''comunque'' diviene ''kmq''. Non è chiaro perché sia accaduto tutto questo, perché dal sonetto si sia arrivati al ''tvb'', ma tant'è.

L’idea della corrispondenza tra un poeta toscano e una poetessa siciliana potrebbe essere il romantico tentativo di voler riunire in un connubio sentimentale le due grandi scuole di poesia presenti in Italia a quel tempo: la scuola siciliana e la scuola toscana. Quasi a voler evidenziare il legame tra i centri culturali.

Alcuni studiosi sostengono che Nina non sia mai esistita, altri che sia di Messina, altri che sia di Palermo, certo è che i suoi versi non avevano nulla da invidiare alle rime dei poeti uomini. Lo stesso non si può dire della sua vita sentimentale, col povero Dante da Maiano, che si innamorò di lei solo leggendo le sue liriche.

Soltanto due sonetti della poetessa siciliana sono arrivati ai nostri giorni, pubblicati all’interno della raccolta fiorentina a opera del tipografo Giunti nel 1527. Contro le tesi di chi sostiene che non sia esistita, ci sono le analogie tra i versi di Nina e quelli delle ''trobairitz'', le poetesse francesi. Date le somiglianze, non è impossibile che le poetesse francesi abbiano potuto influenzare Nina. Infatti, come i trovatori provenzali portarono la poesia trobadorica in Italia, così le ''trovatrici'' avrebbero potuto ispirare Nina.

Leggiamo, dunque, i vecchi poeti, così magari evitiamo di abbreviare tutte le parole, in onore di chi delle parole ha fatto la propria vita e anche l'unica forma d'amore.
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