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Fu la residenza di Renato Guttuso a Palermo: è in vendita il piano nobile di Palazzo Galati

C’è un aneddoto legato all’acquisto del piano nobile da parte del pittore bagherese. Una clausola richiesta da Guttuso al momento della firma nel contratto di vendita

Balarm
La redazione
  • 2 marzo 2021

Palazzo Galati a Palermo

Se ci si affaccia dal balcone dal piano nobile di questo palazzo, girando appena lo sguardo sulla sinistra, si gode di una vista unica su uno dei simboli di bellezza e cultura di Palermo: il Teatro Massimo.

Forse fu proprio per questo motivo, tra gli altri, che il pittore bagherese Renato Guttuso volle acquistare quello spazio per farne centro creativo e non solo.

Stiamo parlando del piano nobile di Palazzo Galati, nel cuore della vecchia Palermo, che adesso è in vendita (la somma richiesta è di 1,6 milioni di euro), edificio di fine ‘700 che, discretamente, si erge tra la via Cavour e via Ruggero Settimo.

Siamo nel 1791 e, su commissione del principe di Villadorata e su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia (lo stesso che progettò la Palazzina Cinese), il palazzo, una delle ultime dimore patrizie, prende forma.

L’architettura prevedeva, secondo l’usanza del tempo, la presenza di un ampio piano terra, destinato all’alloggio di magazzini, un piano ammezzato destinato al personale (amministrazione e servitù) e un piano nobile abitato dai proprietari.



Mancava, rispetto alle dimore patrizie e per un motivo ben preciso, il cosìddetto “piano cadetto”.

La responsabilità - diciamo così - è da attribuire alle monache del monastero delle Stimmate e di San Giuliano, che all’epoca sorgevano al posto dell’attuale Teatro Massimo.

Le monache, giustamente vien da dire, temevano che con la realizzazione dello “stradone fuori Porta Maqueda” potessero perdere la splendida visuale che a perdita d’occhio arrivava a comprendere pure monte Pellegrino.

Perciò imposero che i nuovi edifici si attenessero al così detto altius non tollendi ovvero non superassero una determinata altezza.

E palazzo Galati fu tra questi, per questo saltò il piano cadetto.

Dopo la famiglia del principe di Villadorata il palazzo diventa residenza dei De Spuches di Galati - siamo intorno a metà dell’800 - ma è nel secolo ‘900 che la residenza aggiunge capitoli alla sua storia già di tutto rispetto.

In particolare, dal 1975 e per i successivi dodici anni, per alcuni mesi dell’anno, il piano nobile e la sua splendida terrazza furono la dimora di Guttuso a Palermo. E con lui, va da sé, la corte di intellettuali e artisti di cui era solito circondarsi.

Dalla fotografa Letizia Battaglia - che proprio nella terrazza immortalò in uno scatto rimasto a futura memoria Guttuso e l’amico Leonardo Sciascia - fino ad un giovanissimo Giuseppe Tornatore che andò a trovare il Maestro, concittadino, per mostrargli alcuni filmati.

Un crogiolo di artisticità e menti illustri che, di sicuro, hanno impregnato le pareti dell’appartamento che vanta alte volte e soffitti con cassettoni che destano la meraviglia di quanti alzano lo sguardo.

C’è un aneddoto, non indifferente, che è legato all’acquisto del piano nobile da parte del pittore bagherese. Si dice, infatti, che al momento della firma Guttuso avesse fatto mettere una clausola nel contratto di vendita.

In un'ala precisa del piano, si dice, fosse presente un mosaico del III secolo d. C. fortemente voluto da Giuseppe De Spuches che lo salvò dalla distruzione in un edificio di Carini.

Un mosaico di grande valore che, però, si dice non piacesse a Mimise, moglie di Guttuso. Non solo non era di suo gusto ma soprattutto riteneva che il pavone che vi era rappresentato portasse sfortuna.

Detto fatto: il mosaico venne tolto e i Guttuso abitarono felici e contenti - con la supervisione del celeberrimo custode Isidoro - circondati da amici e conoscenti.

A oltre trent’anni dalla morte dell’artista - che quando acquistò il palazzo godeva già di fama internazionale (era amico tra gli altri di Picasso che lo ritrasse pure) - il piano nobile è in vendita per volontà dell’erede rimasto, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso.

Quest’ultimo è figlio naturale di Marcello Carapezza (che ebbe anche un altro figlio, Marco), adottato dal pittore Guttuso prima di morire, poichè non aveva eredi.

Marcello, un vulcanologo petralese, frequentava assiduamente, ogni pomeriggio si dice, palazzo Galati, dove dopo il lavoro si intratteneva in lunghe partite a scopone in compagnia, tra gli altri, di Ignazio Buttitta e i Pasqualino.

Indimenticabili, infine, sembra siano state le feste organizzate dai Guttuso in quel palazzo, soprattutto per il Capodanno.
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