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Gli studenti tornano dove c’era lo ZetaLab: così rivive un pezzo della "Palermo ribelle"

Ricordate il centro sociale in via Boito? Quando dall'università o dal liceo occupato si finiva sempre lì, tra iniziative, dibattiti e serate. Ora è la volta delle nuove generazioni

Stefania Brusca
Giornalista
  • 10 gennaio 2022

ZetaLab (foto di s.re Clemente)

I luoghi di Palermo mantengono memoria della loro storia, anche quando sembra ormai relegata alla cronaca del passato. Di studenti e di scuola adesso si parla soltanto in merito alla possibile diffusione del contagio da Covid-19, alla didattica a distanza, ai tamponi.

A Palermo c'è chi vuole affrontare la questione scuola e istruzione a 360 gradi e riunirla alle problematiche di un intero quartiere, in un luogo teatro di iniziative aperto alle istanze dei cittadini, dei giovani, di chi ha bisogno di un posto per esprimere disagi e cercare soluzioni.

Il 4 gennaio la rete degli Studenti Palermitani, che raggruppa gli alunni dell’Einstein, dell’Umberto I e del Pio La Torre insieme ai ragazzi di alcuni collettivi universitari, ha occupato i locali che un tempo ospitavano lo ZetaLab, in via Arrigo Boito, nel quartiere Malaspina.

L'ex asilo in passato è stato uno dei punti di ritrovo per una parte dei giovani "ribelli" palermitani, un posto dove avevano spazio iniziative, dibattiti, confronti e serate con musica e spensieratezza. Oltre che un punto di riferimento per alcuni servizi aperti agli abitanti del quartiere.



In un momento in cui gli ambiti di socialità si riducono, è un gesto che fa riflettere.

«Abbiamo iniziato ad interessarci della vicende legate all’ex asilo di via Boito, spazio di proprietà dello Iacp, dopo che per anni è rimasto chiuso – spiega Tiziana Albanese, portavoce di Studenti Palermitani -. In passato è stato occupato dai ragazzi di Laboratorio Zeta, che ne avevano fatto un centro sociale».

La studentessa ripercorre le tappe sull’utilizzo ad oggi dello spazio sgomberato nel 2013: «Dopo lo sgombero è stato assegnato a un’associazione da parte dello Iacp. Dopo qualche giorno i ragazzi del Laboratorio sono rientrati ma di fatto lo spazio cessa di essere un centro sociale e diventa un abitativo per migranti fino a gennaio del 2020, quando viene definitivamente sgomberato e riassegnato dell’associazione che in passato aveva ottenuto lo spazio».

Riferisce però che da allora nei locali, probabilmente destinati a un asilo privato, «non è stato più riaperto e l’ingresso sigillato». Adesso gli studenti hanno pensato di riaprire lo spazio e «rimanere qui in presidio permanente – aggiunge Tiziana Albanese -. Abbiamo chiesto un incontro con lo Iacp per capire le finalità d’uso mentre alcuni deputati regionali hanno inoltrato la richiesta di accesso agli atti».

In ogni caso «vorremmo che la finalità d’uso fosse ridiscussa con gli abitanti del quartiere - aggiunge - e destinata a diventare uno spazio pubblico, non un locale destinato ad uso privato. Ci sono un sacco di associazioni che operano qui e che non hanno spazio per le attività come quella di alcune mamme che realizzano corredini per bimbi prematuri».

Inoltre gli spazi dovrebbero essere per i promotori dell’iniziativa a disposizione degli studenti, per sopperire a delle carenze strutturali per l’istruzione come le biblioteche e le aule per gli studenti. Luoghi dove riunirsi in assemblea e svolgere attività dedicate allo studio, come il doposcuola.

«Stiamo riqualificando gli spazi interni - aggiunge Albanese – e vorremmo subito riaprire lo spazio, prendendoci carico a spese nostre di renderlo fruibile. Anche se non conoscevamo i ragazzi dello ZetaLab abbiamo avuto modo di parlare con loro in questi giorni e si sono detti felici di passare il testimone a noi».

Fondamentale per gli studenti è aprirsi al quartiere e dialogare con le associazioni che già operano lì e con i residenti per creare un comitato di quartiere che sia punto di riferimento per risolvere le problematiche incontrate dai cittadini, un modo per ridare vita a questi luoghi, con iniziative dedicate anche ai bambini.
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