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Gustosi ristoranti e bellezze barocche: cosa fare e vedere se vai a Palazzolo Acreide

A spasso per le stradine di uno dei borghi più belli d’Italia tra scorci spettacolari, cultura, arte, tradizione e gastronomia che diventa esperienza sensoriale

Simona Russo
Giornalista
  • 18 agosto 2020

Palazzolo Acreide (foto Giusy Farina)

Il paese che il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, nativo di Palazzolo Acreide, descriveva come “cortese, dolce, amabile e gentile”, rivela tesori in ogni angolo. Gli antichi greci la chiamavano Akrai (da “akra”, cioè sommità), gli Arabi Balansûl e i Normanni Palatiolum, per la presenza di un palazzo imperiale (il patrocinio di Acreide venne aggiunto nel 1862, in memoria dell’antica città greca).

Il primo insediamento risale al XII secolo, a opera dei Siculi, mentre i Greci, sulla collina della Acremonte, fondarono Akrai nel 664 a.C.. Nel XII secolo i Normanni edificarono un castello, diventato poi palazzo baronale.

Questa incantevole cittadina conquista per la singolarità della sua struttura urbana, ricca di testimonianze di epoche diverse: il paese è tagliato da viuzze tortuose e poco lineari con pendenze e scale che rendono la passeggiata tra i vicoli molto affascinante con continui saliscendi. Imponenti e scenografiche chiese, palazzi dalle raffinate facciate, eleganti balconi, mensole con suggestivi mascheroni, quinte e scorci spettacolari, portali riccamente intagliati, è così che si presenta il suo centro storico, nell'aspetto barocco che gli è stato conferito negli anni che seguirono il disastroso terremoto del 1693.



Partiamo da alcuni dati: si trova nell’entroterra del sud-est siciliano, dista 40 km dalla sua provincia, Siracusa, è posizionato in alta collina a 700 m s.l.m. e si affaccia sull’affascinante versante meridionale della Valle dell’Anapo. Con una popolazione di circa 9 mila abitanti vanta la presenza di ben più di 30 ristoranti, quest’ultimo rapporto tra il numero di palazzolesi e la presenza di luoghi dove mangiare (bene) la dice lunga sulla passione per il cibo che caratterizza questo territorio e la sua gente. Palazzolo Acreide infatti, oltre ad essere uno dei borghi più belli d’Italia e Patrimonio Unesco dal 2002 per la ricchezza storico-architettonica che la caratterizza, è un luogo dove le papille gustative trovano grande appagamento.

Grazie al suo antico fascino Palazzolo è stata spesso scelta come sfondo ad importanti set cinematografici: Gente di rispetto di Luigi Zampa, Marianna Ucria di Roberto Faenza, la trasposizione della Cavalleria Rusticana per la regia di Franco Zeffirelli fino ai più recenti Nati stanchi con Ficarra e Picone, La fame e la sete di Antonio Albanese ed è stata protagonista in occasione degli scatti di una delle ultime campagne pubblicitarie di Dolce & Gabbana.

Ma, pur non essendo stato girato qui, c’è anche un altro film che ci riporta a Palazzolo: infatti come ne La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino troverete Lorenzo, un simpatico e appassionato ragazzo, che come il personaggio Stefano della pellicola del regista partenopeo vi aprirà le porte di tutte le chiese, anche quelle normalmente chiuse, grazie alle preziose chiavi che porta sempre con se.

Il suggerimento è quindi quello di rivolgervi a lui e non solo per visionare le chiese ma anche per visitare il suo insolito ed originale museo personale: il museo del Santino Votivo, unico nel suo genere racchiude le tradizioni sulle feste religiose e, rimanendo in tema cinematografico, fa tanto pensare al film Ogni cosa è illuminata del regista Liev Schreiber, a sua volta trasposizione in pellicola dell'omonimo libro autobiografico di Jonathan Safran Foer, nel quale il protagonista conservava sapientemente in bustine trasparenti tutti gli oggetti che riconducevano ad un ricordo (per info Lorenzo Macauda tel. 320.7644292).

Tornando al nostro itinerario bisogna innanzitutto distinguere i tre siti principali che ne identificano il territorio: l’antico insediamento greco di Akrai nella parte alta della città, di cui sono ancora visibili i resti ed il Teatro Greco; il centro medievale con il castello; il quartiere superiore, ricostruito dopo il terremoto del 1693, con le sue chiese barocche e gli antichi palazzi nobiliari.

Lungo un percorso, rigorosamente a piedi per meglio apprezzare ogni particolare, che parte dal quartiere superiore andiamo a scoprire lo scrigno di meraviglie che racchiude questo incantevole centro storico. La nostra visita inizia dalla centralissima Piazza del Popolo dove prospetta il palazzo del Municipio costruito nel 1908 nel sito dove sorgeva il monastero delle Benedettine. Si caratterizza per i due lunghi loggiati che si trovano ai lati e per gli intagli decorativi e le inferriate dell'ampia facciata principale che mostrano influssi liberty.

Nella stessa piazza si trova la monumentale chiesa di San Sebastiano edificata nel Settecento, uno dei gioielli del barocco siciliano che presenta una scenografica gradinata, una facciata a tre ordini, opera di Mario Diamanti, e un interno a tre navate. Da questa piazza ci si immette nel salotto buono del paese e cioè Corso Vittorio Emanuele, qui sulla destra si possono ammirare il palazzo Judica (1790) con una facciata in stile barocco con mensoloni e decorazioni ispirati a figure della classicità e più avanti al civico 38 il Secentesco palazzo Pizzo che è il classico esempio di dimora borghese barocca.

A questo punto sarebbe peccato mortale non fare un paio di soste golose lungo il Corso: la prima nella pasticceria Caprice, che offre un ricco aperitivo a base di mini rustici nostrani e i suoi prelibati pezzi duri (gelato tipico siciliano, è un dolce molto antico della tradizione sicula si dice che risalga al periodo dell’invasione araba nell’isola), da non perdere lo zuccotto e il fior di tartufo degli Iblei con miele di zagara; e la seconda al Bar del Corso Infantino per gustare le deliziose granite e la pasticceria assortita. Se in zona invece cercate un buon ristorante l’Osteria Quel che c’è fa al caso vostro, si trova in una traversina del Corso e propone la famosa salsiccia di Palazzolo (presidio Slow Food) con gnocco giallo, vellutata di finocchietto e pomodorino.

Alla fine del Corso Vittorio Emanuele, la chiesa dell’Immacolata, dalla sinuosa facciata barocca convessa, custodisce una statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale (1471-72) dello scultore dalmata Francesco Laurana. Poco oltre, la chiesa di San Michele Arcangelo ha la facciata che si eleva su una gradinata sviluppandosi su due ordini. Spicca a sinistra la torre campanaria esagonale racchiusa da una cupola.

L’interno è suddiviso in tre navate con colonne di pietra bianca. A breve distanza si incontra la Casa-Museo Antonino Uccello realizzata dall’etnologo siciliano nei locali a pianterreno di un Settecentesco palazzo baronale, racconta il patrimonio etno-antropologico della civiltà contadina (Orari: giorni feriali 9-12.30 e 14-18.30, la domenica alterna orario al mattino o al pomeriggio).

A poca distanza merita una visita la chiesetta di Maria SS. del Soccorso dal fascino austero. Accanto la chiesa si trova Soccorso, un winebar che apre solo la sera dove è possibile sorseggiare ottimi cocktail e che ospita mostre temporanee e soprattutto musica live; i giovani che lo gestiscono curano l’apertura della chiesetta che così rimane aperta anche di sera.

Da qui in breve si raggiunge l’imponente chiesa Madre con interno a tre navate riccamente decorato in pietra. A fianco a quest’ultima si trova la basilica di San Paolo (1720-30) con la sua facciata barocca “a torre” attribuita a Vincenzo Sinatra e che in occasione della festa (29 Giugno) esplode letteralmente in un tripudio di colori grazie ai cosiddetti ‘nzareddi (lingue di carta colorata ed arrotolata) che vengono sparati in aria all’uscita del santo alle 13 in punto.

Questo prospetto, a tre ordini con pronao e la sua bella scalinata, si presta a suggestivi giochi di luce ed è un indiscutibile capolavoro. Qui i profumi che provengono dalla Trattoria del Gallo saranno irresistibili, la loro cucina celebra la tradizione gastronomica siciliana proponendo ricette tipiche dal sapore antico: ravioli alle melanzane, trippa e cosciotto di suino al nero d'Avola, le polpette del gallo e i buonissimi arancini.

Attraversato il borgo medievale, si arriva all’area del ruderi del Castello per una vista panoramica sulla valle dell’Anapo. Si affaccia invece sulla piazza Umberto I il Settecentesco palazzo Zocco con i raffinati mensoloni della sua balconata. Scendiamo ora alla chiesa dell’Annunziata, un altro gioiello del barocco locale il cui portale con le eleganti colonne tortili vi lasceranno senza fiato. Per questa chiesa fu commissionata ad Antonello da Messina il dipinto l’Annunciazione (1474), attualmente custodito al Museo Bellomo di Siracusa.

Imbocchiamo ora la via Garibaldi, ricca di edifici Settecenteschi, come il palazzo Lombardo-Cafici che vanta la più lunga balconata barocca del mondo, ben 30 metri sorretti da 27 mensole scolpite raffiguranti maschere buffe e figure dal misterioso significato allegorico, e il palazzo Ferla di Tristaino con un bel portale e dai pregevoli mensoloni.

A pochi metri da qui all’interno di Palazzo Vaccaro si trova il museo dei Viaggiatori in Sicilia (Orari: tutti i giorni 9-13 e 15.30-19.30) che conserva le incisioni originali, che riguardano l’area iblea, dei più importanti Voyage pittoresque del Settecento, mappe antiche della Sicilia e una preziosa raccolta di libri antichi legati al tema del viaggio.

Tornando per attimo al punto di partenza, e cioè in piazza del Popolo, e percorrendo la via San Sebastiano si incrocerà al civico 30 Sebastiano Contemporary – Casa Bramante. Si tratta di un nuovo spazio per l’arte contemporanea che si trova all’interno dell’elegante palazzina liberty appartenuta ai Calleri e che era rimasta in stato di abbandono per più di 50 anni. I 140 metri quadrati sono suddivisi su tre livelli e recuperati grazie ad un attento restauro conservativo ed ospita mostre di arte figurativa di vari artisti.

Spostandoci verso sud-ovest rispetto il centro storico si raggiunge l’area archeologica (Orari: tutti i giorni 8.30-18.30) che custodisce i resti dell’antica Akrai fondata dai Greci di Siracusa. Al suo interno si trova il Teatro Greco costruito intorno al II sec. a.C. durante il regno di Ierone II. A ridosso del teatro si notano i resti del tempio di Afrodite (VI sec. a.C.).

A sud-est le latomie dette dell’Intagliata e dell’Intagliatella, usate dapprima come cave di pietra per la costruzione di Akrai, poi come luoghi di sepoltura in età cristiana. Accanto al teatro è visibile l’asse viario principale, il decumano, con pavimentazione lavica.

Questo intenso itinerario palazzolese troverà infine degno compimento con un brindisi al tramonto seduti sulla Terrazza éstro, nella zona panoramica, che affaccia sulla magica Valle dell’Anapo. Rimarrete inebriati dalla vista a perdita d’occhio sulla vallata e dai profumi della macchia mediterranea.

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