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I boati dell'Etna e le urla di Pan: ma che vip, in Sicilia se la spassavano (quasi tutti) gli dei

Nonostante il suo aspetto amichevole, il signorino in questione in realtà aveva un malo carattere che faceva schifo proprio. Cosa c'entra con il nostro amato vulcano

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • 22 agosto 2023

Il dio Pan

Guarda come sei ridotto, Pan! Io lo capisco che sul monte Olimpo gira roba buona, ma poi ti vede la gente… che figura ci facciamo!? Eh, purtroppo la Sicilia sempre questa è stata: come oggi ci vengono i vip con le barche, ai tempi non mancavano mai di venirsi a fare un giro le divinità.

Quelli pensavano solo due cose, farsi le serate e fare zichi zichi con chicchessia. Comunque, questo simpatico tizio che spiffera dalla mattina alla sera e poi si ammazza dalle risate per le campagne, come avrete capito, è Pan. Nonostante il suo aspetto amichevole, il signorino in questione in realtà aveva un malo carattere che faceva schifo proprio.

Un po’ lo aveva per indole, un po’ forse dipendeva dal fatto che già dai tempi delle scuole medie i compagni lo prendevano in giro perché non si sapeva di chi fosse figlio. Metteteci pure il fatto che aveva le gambe caprine, e vi siete fatti il quadretto del personaggio.

Eh già, perché la natalità di Pan è sempre stata una gatta da pelare. Ve la ricordate la bella Penelope dell’Odissea, tutta casa e chiesa, che tesseva la tela, disfaceva la tela, passava la cera, toglieva la cera e mandava in bianco il re dei proci perché aspettava solo e soltanto suo marito?
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Sti ca#%&! Non lo dite a nessuno, ma lo storico Apollodoro di Atene, che in quanto a pettegolezzi era peggio di Sandro Mayer, lascia scritto che quando Ulisse fa ritorno ad Itaca prende Penelope, le fa il bagaglio e la rispedisce da suo padre Icario con tanti Auguri.

Per carità, pure Ulisse si dovrebbe mettere una mano sulla coscienza con tutte quelle signorine e i bunga bunga: d’altronde “nun si pigghiano se nun s’assumigghiano”, cioè bisogna avere punti in comune. E sempre secondo Apollodoro, da questa storia segreta che Penelope intrattiene con il dio Ermes (proprio lui!), nasce Pan.

L’altra versione invece dice che Pan è figlio di Callisto. E chi è Callisto? È una ninfa che lavora alle dipendenze di Artemide, dea della caccia.

Un giorno Zeus la vede (non parliamo di questo caso umano che ha sempre la testa al cacio), se ne innamora e per portarsela a letto si trasforma in Artemide. Appena Callisto si spoglia e Artemide, quella vera, s’accorge che la panza non è colpa della Forst ma trattasi di ingravidamento, si mette a fare come una pazza e la trasforma in un’orsa (L’Orsa Maggiore è Callisto).

Che poi c’è poco da discutere, perché chiunque sia il padre alla fine la cosa resta in famiglia, dato che molto tempo prima Zeus scorge la pleiade Maia infilarsi dentro una grotta, ci entra pure lui, le fa festa e la poveraccia dopo poche ore si trova già il piccolo Ermes da allattare (Beautiful in confronto è "La Casa nella Prateria").

Eh, ma non è vero che, come cantava il buon Pino Daniele, “ogni scarrafone è bello a mamma soja”, infatti se Ermes ci va fortunato, la stessa cosa non si può dire di Pan.

Appena la madre (chicchessia) lo guarda bene resta un po’ interdetta e chiama subito in riunione i papabili colpevoli. «Pieno di peli, zanne gialle, barba, zoccoli, pure le corna c’ha!», lamenta giustamente, «Ma da chi di voi due ha preso questo qua?»

«Se tiene e’corn,» fa Zeus per lavarsene le mani, «chiedilo ad Ermes e all’altro bello spicchio di Ulisse!» In realtà poi si viene a scoprire che Penelope non era la moglie di Ulisse ma l'omonima ninfa oreade (delle montagne) che viveva nel Monte Cilene.

A quel punto Ermes, trovandosi con le spalle al muro, si prende le sue responsabilità e se lo porta sul Monte Olimpo. Inaspettatamente lo prendono tutti a simpatia, soprattutto Dioniso, perché se lui tiene il vino e Pan i pifferi, allora si prospettano belle serate.

Passano gli anni, Pan cresce forte e brutto, e trae il meglio dagli insegnamenti di Dioniso che lo porta completamente a malastrada: dal vino e le canne, alla brace, il passo è breve. Un giorno, per non essere picciotto con la testa sulle spalle, Pan si mette nei guai.

Caduto in brutti giri s’innamora di una giovane cui nome è tutto un programma: Siringa. La fanciulla, essendo la figlia di Ladone, non era una qualunque, anche perché avere come potenziale suocero un drago a cento teste non doveva essere tanto bello.

Niente, il colpo di fulmine non scatta, la ragazza si schifìa e scappa, pregando suo padre di trasformarla in modo che Pan non la riconosca. In che cosa la trasforma Ladone? In una canna! No, non quella canna. Siccome Siringa si trova vicino uno stagno con un canneto, la fa diventare una canna per mimetizzarla.

Pan deluso arriva al canneto, non trova nessuno e non volendosene tornare a casa a mani vuote prende una canna, la taglia a pezzi e costruisce il famoso “flauto di Pan”, a cui dà il nome di Siringa. Da quel giorno Pan inizia a vagare nei boschi inseguendo le ninfe ma rimanendo a mani a vuote, tant’è che spesso è stato associato al concetto di dio della masturbazione proprio perché alla fine, causa disperazione, era costretto a fare da solo.

Arrapato e arrabbiato con la vita, sceglierà come passatempo quello di spaventare i viandanti con delle urla schifose che mettono tutti in fuga impauriti: da qui la parola “panico”.

Già, è vero, quando uno è morto, anche se in vita è stato ‘na schifezza, lo fanno diventare un santo e ci si scorda del passato, ma Pan oltre a tutti i pregi elencati teneva pure qualche difetto.

Proprio così, se non fosse stato per lui la Sicilia avrebbe potuto non esistere perché distrutta dal Terribile mostro Tifone, il cui nome (tanto per rimanere in tema) significa “fumo stupefacente”. Di tutti i nemici degli dei Tifone forse è nella top 3 dei più malacarne.

Figuratevi che era pure così montato da voler sostituire Zeus, e per poco non ci riuscì. Faceva così paura che le altre divinità appena lo videro se ne scapparono in Egitto e per non farsi vedere si trasformarono in animali: Zeus in ariete, Era in una mucca bianca, Afrodite in un pesce, Ares in cinghiale, Artemide in un gatto, Hermes in un ibis (lui sempre il fighetto), Dioniso in una capra e Pan che era fan del La Sirenetta si fece spuntare la coda si pesce e si tuffò nel fiume.

Purtroppo però la dea Atena era vegana e non si trasformò in nessun animale per protesta, rimanendo a combattere tutta sola contro Tifone.

Di fronte alla temeraria dea, Zeus, prima cafuddò un colpo di “Gesù Giuseppe e Maria!”, poi fu costretto anche lui a scendere in campo. Calci, pugni, sputazzate, Zeus le prese ne prese così tante che Tifone gli recise i tendini e lo Rinchiuse nella grotta di Cilicia.

E proprio qui entra in scena il nostro Pan, che con un urlo tremendo spaventò Tifone, mentre Hermes si riprese i tendini di Zeus. Forse aveva un buon meccanico, forse teneva un bravo chirurgo, fatto sta che Zeus di riprese, inseguì Tifone fino in Sicilia, questa volta lo uccise e lo seppellì sotto il vulcano.

Da allora l’Etna ogni volta che erutta riproduce i boati delle saette che sconfissero il terribile, mentre Pan per premio fu trasformato nella costellazione del capricorno e i siciliani dedicarono uno spazietto anche a lui.

Tanto è vero che nella nostra isola ai tempi della Magna Grecia circolava una moneta a lui dedicata.

Ergo, se vostro figlio ogni tanto si fa qualche spiffero non fatene una tragedia, magari arriverà anche per il giorno per rivelarsi un eroe.
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