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I loro nomi sono dedicati alla Sicilia: quali sono le sei specie più importanti dell'Isola

Fra le specie classificate in Sicilia ce ne sono alcune particolari, che seppur non presentano chissà quale stramba morfologia sono importanti per la nostra isola

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 8 ottobre 2023

Il rospo smeraldino o "bufo siculus"

La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo, che presenta alcuni degli ecosistemi più ricchi e preziosi dell’intero continente europeo.

Per via della sua unicità e per la sua particolare posizione, a cavallo di ben tre continenti (Africa, Europa ma in parte anche l’Asia con il Medio Oriente), la Sicilia è sempre stata un crocevia di specie e di migrazioni, tanto che un gran numero di naturalisti ed esploratori europei hanno visitato le sue sponde come le sue montagne per andare alla ricerca di animali ancora non identificati.

Fra le specie che sono state trovate e classificate in Sicilia ce ne sono alcune anche abbastanza particolari, che seppur non presentano chissà quale stramba morfologia sono importanti per la nostra isola perché rappresentano una buona fetta della nostra fauna.

Molte di queste sono specie endemiche esclusive, ovvero native della nostra regione, e per questo importanti per il benessere dei nostri ecosistemi.
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In questo articolo vogliamo quindi andare ad elencare alcune delle specie endemiche della nostra isola, che hanno avuto l’onore di vedersi riconosciute dagli zoologi come degli organismi tipici siciliani, tanto che gli esperti hanno dedicato la loro scoperta o il loro nome alla Sicilia, proprio per ribadire lo stretto legame che sussiste fra questi animali e il loro territorio.

La prima specie di cui parleremo è la Crocidura sicula, una forma di toporagno endemico esclusivo della Sicilia che rappresenta forse la specie più tipica della nostra fauna isolana.

Noto per essere un vorace predatore di insetti e di anellidi, questo soricomorfo è un piccolo mammifero di neanche 12 cm di lunghezza, che vive sia in ambienti aperti come la gariga siciliana che nelle foreste di leccio e di faggio delle montagne siciliane, potendo così sopravvivere 0 a circa 1800 metri di altitudine.

Precedentemente più diffuso nel bacino del Mediterraneo, questa specie fu dedicata alla nostra isola perché la sua intera popolazione si può trovare sull’isola maggiore e su alcune delle isole minori, comprese le Egadi, Ustica e l’arcipelago di Malta, che per quanto politicamente è una nazione a sé stante, dal punto di vista geografico e naturalistico fa parte delle isole siciliane.

Sensibile alle attività umane e all’agricoltura, questa specie non è ancora in pericolo di estinzione, ma alcune sue popolazioni sono a serio rischio di scomparire come quella di Ustica, che si ritrova imprigionata in un areale di circa 3 km quadrati, nel settore occidentale dell’isola.

L’altra grande specie con cui gli scienziati hanno celebrato la nostra regione è l’Emys trinacris, ovvero la testuggine palustre siciliana.

La storia di questa animale è molto particolare. Innanzitutto per molto tempo è stata confusa con altre tipologie di testuggini europee (in particolare la Emys orbicularis), finché il progresso nel sequenziamento genetico non ha decretato che questo animale era una specie a sé stante.

Inoltre questa specie, presente solo nelle zone umide presenti nel nostro territorio, è in perenne conflitto con altre specie esotiche, che hanno occupato il suo territorio tentando di spodestarla.

Fra le specie esotiche che gli stanno creando più problemi abbiamo la tartaruga palustre americana, o tartaruga dalle orecchie rosse, ovvero quella Trachemys scripta che molte persone comprano nei negozi di acquariofilia e che una volta divenute grosse vengono abbandonate nei giardini come Villa Trabia a Palermo e all’interno delle riserve naturali.

Le modalità di questo conflitto non sono ancora molto chiare, ma di certo si sa che dove arriva T. scripta di solito le nostre specie locali svaniscono, probabilmente perché le "scripta" essendo più mordaci attaccano sia gli adulti che i piccoli di testuggine palustre siciliana.

L’E. trinacris dal canto suo ha diversi progetti di conservazione a sostenerla. Le sue popolazioni occidentali, per esempio quelle presenti all’interno dei Gorghi Tondi vicino Marsala, sono costantemente tutelate, mentre anche in altre aree dell’isola (Torre Salsa, Pergusa, Vendicari, bosco della Ficuzza, Parco dei Nebrodi) i volontari e gli scienziati hanno cominciato a prendersi cura della sua specie.

Tuttavia, essendo una specie che è stata riconosciuta dalla scienza solo recentemente, E. trinacris non possiede tuttora una definizione di rischio all’interno della lista IUCN, che definisce il pericolo di estinzione per ciascuna singola specie.

All’interno di questa lista infatti la specie è segnalata come Data Deficient e si attendono ancora i risultati delle ricerche degli zoologi nostrani, per capire il vero status di salute di questo rettile.

L’ape nera siciliana invece, nota anche come Apis mellifera sicula, è nota dai tempi degli antichi greci per la sua incrollabile dedizione al lavoro e per il buon raccolto di miele che produce.

A differenza infatti di altre varietà di ape mellifera, quella nostrana presenta una produzione leggermente superiore di miele e di pappa reale ed è maggiormente adattata alle nostre condizioni climatiche che possono risultare anche molto severe, durante l’estate.

A renderla inoltre differente dalle altre varietà, la nostra è molto più resistente ai parassiti e ai pesticidi e ha un addome scurissimo, tanto che gli antichi la chiamavano ape nera, proprio per differenziarla dalle altre ali.

Possiede anche una peluria giallastra e ali piccolissime, rispetto a quelle delle sue parenti, che devono battere più velocemente per sostenere il loro peso in aria.

A differenza infine delle api linguistiche utilizzate come standard da gran parte degli apicoltori italiani, l’ape nera siciliana riesce a produrre miele sia in inverno - producendo mieli dall’altissimo valore economico come quelli di Carrubo, Nespolo e Mandorlo - che in estate.

Importante per la salvaguardia di questa varietà di ape, che rischiò di scomparire fra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo millennio, fu Pietro Genduso, entomologo e docente dell'Università di Palermo, che si appassionò alla varietà e tentò di salvaguardarla dal declino demografico.

Un altro rettile molto importante per la nostra regione è la Podarcis siculus, nota anche come lucertola campestre. La sua è una delle tante specie di lucertole che vivono nel nostro territorio, ma è l’unica che presenta la Sicilia nel nome per via di un imbarazzante errore.

Nel 1810, quando Rafinesque – un importante zoologo di origine franco tedesca – raggiunse la nostra isola per determinare buona parte delle specie vertebrate presenti nella regione, commise infatti un piccolo errore di valutazione per quanto riguarda quella che chiamò P. sicula.

Credendola infatti una specie endemica esclusiva del nostro territorio decise di definirla così, facendo così onore alla regione che più di altre all’iniziò della sua carriera lo accolse sia dal punto di vista scientifico che umano. Tuttavia, studi successivi, notarono che le lucertole campestri sono molto presenti nel bacino del Mediterraneo e che l’allora P. sicula era praticamente dovunque in Europa!

Basta infatti andare sulla pagina di Wikipedia relativa a P. siculus per scoprire che si trova dalle Alpi fino a Lampedusa, in Svizzera come in Corsica, ma anche sulla costa adriatica della Slovenia e del Montenegro. Per non parlare poi delle popolazioni introdotte che sono sparse in Francia, Turchia, Spagna, Tunisia, Stati Uniti, Australia e in altre regioni del Nord Africa.

Il numero delle sue sottospecie inoltre è letteralmente spaventoso: Podarcis siculus presenta infatti oltre 60 sottospecie, molto delle quali endemiche esclusive delle varie isole – come Montecristo – che la specie ha raggiunto.

Rafinesque all’epoca ovviamente non poteva immaginare che la specie di lucertola che trovò in Sicilia potesse essere riuscita ad espandersi anche in altre aree del Mediterraneo, ma d’altronde lui operò sull’isola all’iniziò dell’Ottocento, ovvero agli albori della zoologia moderna, in un periodo in cui era molto difficile anche per un esperto trovare informazioni o campioni provenienti anche dall’altra parte del bacino Mediterraneo.

Di certo, grazie a Podarcis siculus - come narra una battuta che si tramanda di generazione in generazione all’interno delle aule accademiche dell’Università di Palermo – la Sicilia ha conquistato il mondo.

Magari un po’ velatamente e in maniera incruenta, ma è indubbio che in molte regioni distanti dalla Sicilia le campagne sono abitate da delle lucertole che riportano in mente il nome della nostra regione.

Infine, per concludere questo articolo, non possiamo non citare il rospo smeraldino siciliano, noto come Bufo siculus, l’Ochrilidia sicula, un insetto ortottero che vive nelle coste meridionali della nostra isola, e la lumaca Marmorana platychela sicana nella lista delle specie che sono state dedicate alla nostra isola, molto apprezzata da parte dei naturalisti di tutto il mondo.
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