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I paggi e la nobiltà palermitana: una chiesa abbandonata in centro ne ricorda l'esistenza

I paggi si erano raggruppati in "Unione" presso un oratorio della Quinta Casa al Molo dei Gesuiti, oggi la chiesa nei pressi della via Roma è in totale stato di abbandono

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 14 gennaio 2020

L'abside della chiesa Regina del Paradiso dei Paggi

Proprio nel pieno centro di Palermo, in via Bologna (traversa di via Roma), si nota l'abside di una chiesa che portava il titolo di Maria SS. Regina del Paradiso dei Paggi, la cui costruzione risale al 1765 ed ormai ridotta ad uso privato come magazzino e parcheggio per motocicli. Si trova nel punto in cui la strada restringe verso la zona del Giardinaccio, subito dopo una fontanella che è stata installata in sostituzione di un'altra fontanella storica in ghisa che fu realizzata dalla Fonderia Di Maggio nel 1898.

I paggi, sin dal Medioevo, erano generalmente dei giovanetti posti a servizio delle case aristocratiche. Anch'essi spesso erano di nobili origini e, trascorso il periodo in cui esercitavano la funzione di paggi, diventavano scudieri ed infine cavalieri. Si erano raggruppati in "Unione" presso un oratorio della Quinta Casa al Molo dei Gesuiti.

Quest'ultimo edificio, tuttora esistente in via dell'Arsenale ed oggi adibito ad uso scolastico, fu voluto nel 1715 dai padri della Compagnia di Gesù dopo l'edificazione delle loro prime quattro residenze: Casa Professa, Collegio Massimo in via Vittorio Emanuele (attuale Biblioteca Centrale della Regione Siciliana); Casa del Noviziato (annessa alla chiesa di S. Stanislao vicino il Tribunale) e Casa di Terza Probazione di S. Francesco Saverio all'Albergheria.

La fondazione della Quinta Casa, sotto il titolo di Gesù, Maria e Giuseppe, si deve a don Giovanni Severino di San Filippo di Argirò, parroco della Cattedrale, il 3 febbraio del 1715, per lo svolgimento degli esercizi spirituali dei Gesuiti. Ma, nel corso del tempo, divenne il punto di accoglienza per i viceré che arrivavano in città; i quali venivano qui ospitati per tre giorni in segreto e a spese del Senato palermitano.

E' pertanto possibile che, proprio in tali occasioni, i paggi chiamati al servizio dei viceré per i cerimoniali di rito durante gli incontri con le autorità cittadine preliminarmente ai loro ingressi ufficiali, abbiano avuto modo e tempo di costituirsi in Unione.

Poi si trasferirono nella chiesa, oggi non più esistente, della Madonna delle Grazie (detta del Parto) al Giardinaccio. Ed infine costruirono, proprio nei pressi, la loro chiesa di Maria SS. Regina del Paradiso. Fu il Vicario generale monsignor Isidoro del Castillo a gettarvi la prima pietra il 29 giugno del 1765, mentre il servo di Dio gesuita Agostino Grimaldi vi costituì un legato di 300 once.

Al tempo quella contrada in cui fu edificata la chiesa portava il nome di Ferraria (strada dei fabbri) e poco più avanti sorgeva un'altra chiesa dedicata alla Madonna dell'Itria della Confraternita dei fabbri, non più esistente. La Congregazione di Maria Regina del Paradiso sotto il titolo dei Paggi, con la sua attività, si dedicava ad assistere la gente più povera.

Ma le vicende che purtroppo determinarono, negli anni cinquanta dello scorso secolo, l'abbandono della chiesa da parte dei Paggi si devono ai bombardamenti del mese di maggio del 1943; durante i quali il sacro edificio riportò danni e dissesti statici.

Pur se non irrimediabili, non si intervenne per la loro riparazione e con l'abbandono la chiesa fu occupata da privati che la adibirono ad usi profani, nel completo silenzio generale. Così come silenziosamente non si ebbe più notizia dei suoi arredi sacri.

Esternamente, alla base dell'abside, si nota una saracinesca sovrastata da una finestra con grate e da una apertura a lunetta. Mentre un portone metallico ben chiuso con l'indicazione "passo carrabile" si trova in un muro adiacente, realizzato nel punto in cui si accedeva alla chiesa.

Fra di essi, nella parete laterale, tre alte e grandi finestre chiuse da grate. A tutt'oggi la congregazione è esistente, ma non attiva, presso l'Arcidiocesi di Palermo e risulterebbe proprietaria di un diritto di sepoltura a favore dei confrati nel cimitero di Santo Spirito.

Perfino la fontanella storica ai piedi della chiesa fu rubata e i residenti della zona la sostituirono con una fontanella metallica a colonnina, ancora funzionante. Inoltre, nella vicina area in cui sorgeva la suddetta chiesa della Madonna dell'Itria alla Ferraria rasa al suolo, oggi esiste un piccolo giardino, anch'esso privato.

Non rimane che tanta tristezza nel rendersi conto di quanto poco rispetto si sia portato in queste circostanze (purtroppo non isolate) alla memoria storica di Palermo, usurpandone e depredandone vergognosamente le tracce e le testimonianze. Ricordando gli esiti di questa infelice storia, sarebbe quanto meno auspicabile che tutti quanti i cittadini palermitani acquisissero tre stati d'animo fondamentali affinché questi spregevoli fatti non abbiano a ripetersi: conoscenza, cognizione e coscienza. Senza i quali è impossibile progredire e migliorare la propria sensibilità culturale a favore di se stessi e della propria città.

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