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I segreti nascosti nel mare di Cannatello: quell'angolo di Sicilia che racconta storie di battaglie

Presso le coste agrigentine, da qualche tempo, appassionati sub ed esperti studiosi di archeologia subacquea strappano ai fondali marini testimonianze sepolte da secoli e che nessuno immaginava fossero lì nascoste

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 22 luglio 2021

Il cannone in ferro del XIV-XV sec. ritrovato nel 2017 nel mare di Cannitello ( foto da SiciliaLive24 )

Presso le coste agrigentine, da qualche tempo, appassionati sub ed esperti studiosi di archeologia subacquea strappano ai fondali marini testimonianze sepolte da secoli e che nessuno finora aveva immaginato che questo angolo della Sicilia nascondesse.

Relitti di navi fantasma con i loro micidiali cannoni, pesantissime ancore, antiche monete greche e romane lasciano immaginare affascinanti storie di mare, dopo che per secoli sono stati tutt’uno con pesci e piante acquatiche.

Il mare di Cannatello, ad Agrigento, sta sorprendendo da alcuni anni la sovrintendenza del mare della Regione Sicilia. Anche quest’estate è caccia aperta ai tesori di Cannatello dopo che un cannone di ferro di epoca bizantina è stato scoperto nei suoi fondali nel 2017, non lontano dalla foce del fiume Naro, dove arrivarono i greci più di due millenni e mezzo fa e dove si svolse un’epica battaglia nella seconda guerra mondiale.

Lo straordinario ritrovamento si deve ad un appassionato subacqueo di Favara, residente nella stessa zona balneare, il bancario quarantenne Francesco Urso.



«Vado molto spesso a fare escursioni subacquee e foto in questo tratto di mare, presso alcuni scogli. Avevo già notato che i fondali erano stati trasformati dalle mareggiate del precedete inverno. Una grande quantità di sabbia era stata spostata, portando allo scoperto rocce e altro.

La mattina dell'8 agosto del 2017 ho visto così, a soli tre metri dalla superficie, in zone diverse due ancore ma anche un altro manufatto di ferro molto insabbiato ed incrostato, che mi sembrò una terza ancora, ma intuendo comunque che poteva essere di probabile interesse archeologico – racconta Francesco Urso –. Ho avvisato immediatamente la soprintendenza archeologica e in particolare il Soprintendente del mare, il professore Sebastiano Tusa, deceduto poco tempo fa. Vedendo le foto non ha nascosto il suo interesse e un certo entusiasmo per la scoperta».

Il terzo oggetto visto dal subacqueo agrigentino era un cannone molto probabilmente di epoca bizantina (la stessa delle due ancore) in buone condizioni.

Grande è stata la sorpresa del ritrovamento e i sub del Nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo e della Soprintendenza di Agrigento da allora continuano ad esplorare questo tratto di mare.

Tutto il sito di Cannatello è ricco di storia.

Nel 1897 gli archeologi Paolo Orsi e Giulio Emanuele Rizzo rinvennero otto capanne, che conservavano ancora armi e vasi preistorici. Nel 1907sono stati ritrovati elementi di indubbia importanza archeologica come i pani di rame premonetali egeo-cretesi e un frammento di vaso miceneo. Sulla base dei bronzi ritrovati nel villaggio questo viene datato intorno al X-IX secolo a.C.

La spiaggia di Cannatello per la sua vicinanza al fiume Naro, molto probabilmente, veniva utilizzata nei secoli passati come punto di approdo da navi di diverse civiltà mediterranee. C’è chi ritiene inoltre che il fiume Naro era navigabile e quindi era utilizzato per il trasporto delle merci verso l’entroterra.

Una delle conseguenze più recenti di queste e altre scoperte subacquee è indubbiamente la nascita del Museo del Mare, inaugurato a Sciacca nel 2017.

Il museo ospita un gran numero di reperti ed in particolare i cannoni, tutti restaurati, rinvenuti, in venti anni di campagne di scavi, nel sito di Coda della Volpe, dai sub dei Gruppi Archeologici d'Italia. Tra i cannoni troviamo quelli di bronzo scoperti nel 1992 nei fondali sabbiosi antistanti la città di Sciacca, nella zona di Coda di Volpe. Vennero scoperti insieme a grandi palle in pietra.

Si tratta di resti di una nave da guerra francese che nel XVI secolo naufragò in seguito ad uno scontro armato. L'origine di tali reperti può essere riconducibile al 1553, quando la flotta ottomana di Mustafa Pascià insieme alla flotta francese attaccarono la Sicilia Occidentale al fine di indebolire la Spagna. Molte città siciliane furono saccheggiate e rase al suolo, tra queste Licata che fu data alle fiamme.

Nel 1973 dall'équipe di Nino Lamboglia (archeologo subacqueo) fu recuperato nel mare di Sciacca un ceppo d'ancora in piombo (successivamente portato al Museo navale di Albenga) appartenente a un'imbarcazione romana il cui relitto era testimoniato da frammenti di anfore e resti lignei di uno scafo. Una testimonianza dell’antica frequentazione della costa agrigentina da parte di navi commerciali e da guerra. Il pezzo più antico conservato in questo museo è una rarissima tazza in terracotta del II millennio a. C., scoperta nel mare di Sciacca. In altre sale ammiriamo anfore puniche, tardo repubblicane e imperiali, olearie africane grandi, vinarie greco-italiche, romane dell'adriatico e bizantine.

A Porto Empedocle, la Torre di Carlo V è diventata un moderno e gradevole "Museo del Mare", inaugurato nel 2012 dallo scrittore Andrea Camilleri.

Vi si possono ammirare nella Sala Cannoniera dei cannoni giganti rinvenuti nel fondale del mare antistante la torre. Si tratta di cannoni ad avancarica di epoca borbonica ,un tempo in dotazione alla Torre e poi trafugati a Perugia, che l’ex sindaco Lillo Firetto e lo scrittore Andrea Camilleri sono riusciti a recuperare e a riconsegnare alla Città.

Altri due cannoni borbonici, che capovolti, venivano utilizzati come bitte per l’ancoraggio dei natanti al molo Crispi, sono stati scoperti dall’ex sindaco Firetto, che li ha fatti recuperare e restaurare restituendoli agli empedoclini.Uno dei cannoni esposti nella sala Cannoniera è un cannone navale in ferro da 12 libbre che faceva parte di un lotto di pezzi commissionati dal governo di Napoli al regno di Svezia.

Tornando ad Agrigento ricordiamo il cannone in mostra nella sala conferenze della Casa Sanfilippo, sede dell’ente parco archeologico. Si tratta di un cannone in bronzo, una mezza colubrina bastarda, tipico pezzo che armava le navi mercantili spesso impegnate nel trasporto del grano siciliano verso i porti del mediterraneo che dovevano difendersi dagli attacchi di pirati e corsari.

È ascrivibile alla seconda metà del XVI secolo, di fabbricazione genovese, rinvenuto nelle acque prospicienti il lido balneare di San leone, ad una distanza di circa 300 metri dalla costa in prossimità della foce del fiume Akragas. Il recupero è avvenuto nel 2006 da parte della soprintendenza in collaborazione con il nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza e la Lega navale di Agrigento. Il restauro è stato effettuato da una ditta di Bologna.

Un'altra importante scoperta archeologica sottomarina è stata effettuata dalla Lega Navale Italiana Sezione di Agrigento e Porto Empedocle nel 2003 a Maddalusa. L'eccezionalità della scoperta consiste nel fatto che uno dei cannoni possiede quasi intatto l'affusto in legno completo di ruote. La presenza dell'affusto in legno, in campo archeologico subacqueo, è da considerarsi una scoperta interessante in quanto pochissimi sono gli esemplari rinvenuti e recuperati. I cannoni ritrovati erano presumibilmente in dotazione ad un vascello da guerra databile dal XVII al XVIII secolo.

Nel basso mare antistante La Rocca San Nicola, un isolotto di fronte la spiaggia nel territorio di Licata, si trovano diversi relitti di imbarcazioni affondate negli anni. Attività di recupero, presso il sito dell’isolotto San Nicola e della Secca Poliscia hanno riportato alla luce reperti archeologici databili tra il periodo protostorico e l’età medievale. La collezione più importante è quella delle ancore: due ancore a gravità a un foro, tre a gravità a tre fori, due ceppi litici, sei ceppi in piombo e una contrammarea plumbea.

Tra le ancore in ferro, una di epoca romana del tipo a freccia, una bizantina, un’ancora Trotman (XIX secolo) e un ammiragliato (XX secolo). Tra gli oggetti restituiti dal mare una delicata gemma in pasta vitrea con incisa una figura umana sdraiata. Questi reperti sono esposti nelle sale del Museo del mare di Licata.
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