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I segreti non troppo nascosti di Palermo: le teste scolpite nei balconi monumentali

Ci osservano dall'alto, silenti ed immobili, e neanche ce ne accorgiamo: Palermo ha la peculiare capacità di custodire segreti e tesori, anche tenendoli sotto gli occhi di tutti

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 16 luglio 2019

Il balcone scolpito (foto di Vincenzo Macaluso)

Ci osservano dall'alto, silenti ed immobili, e neanche ce ne accorgiamo. Sono disposti in due gruppi di cinque ciascuno, a pochi metri di distanza tra di loro e reggono dei pesi sotto i quali sono parzialmente nascosti.

No, non sono alieni, ma occorre capire che Palermo ha la peculiare capacità di custodire segreti e tesori, anche tenendoli sotto gli occhi di tutti. Per scoprirli a volte basta semplicemente alzare lo sguardo e si noteranno subito, come in questo caso, dei dettagli artistici veramente interessanti.

Siamo in pieno centro, in via Vittorio Emanuele, e per andare alla scoperta del primo gruppo occorre posizionarsi sotto il monumentale balcone che si trova quasi ad angolo con via Matteo Bonello.

Fu per volontà dell' arcivescovo Cesare Marullo che Vincenzo Gagini realizzò, fra il 1579 e il 1587, questo imponente balcone sul prospetto laterale del palazzo arcivescovile di Palermo, dotandolo di pavimento e balaustra in marmo.

Ma la sua eccezionale caratteristica consiste nelle rappresentazioni dei volti di cinque dei componenti della famiglia Gagini, scolpiti sulle mensole reggenti il pavimento del balcone.

Da sinistra verso destra, osservando frontalmente il balcone, si possono ammirare, posizionati in ordine di età, il volto del padre Antonello, poi il fratellastro Antonino, a seguire i fratelli Giacomo e Fazio (conosciuto anche come Bonifazio o Bonifacio) ed infine lo stesso Vincenzo.

Il quale, con queste opere, intese omaggiare in particolar modo il padre Antonello ed il fratello Fazio all'epoca già deceduti. Ma sicuramente uno dei principali motivi per i quali non si presta attenzione a tali importanti opere scultoree si deve imputare al fatto che sono ormai divenute vittime del tempo e dello smog.

Un decisivo e pronto intervento per ripristinarne l'originaria bellezza è dunque indubbiamente auspicabile. Ebbene, procedendo poco più in avanti verso Porta Nuova, ecco un altro balcone a carattere monumentale sulla facciata dell'antico Seminario dei Chierici.

Quando nel 1741 fu eretto il suo secondo piano, gli edifici del Seminario e dell'adiacente Palazzo Arcivescovile risultarono unificati. Evidentemente, anche se dopo secoli dalla costruzione del primo balcone, l'idea dei volti scolpiti sulle mensole sotto il piano di calpestio era piaciuta.

E così lo scultore Valerio Villareale, su commissione dell'arcivescovo Ferdinando Maria Pignatelli, nel 1840 vi realizzò un bel balcone marmoreo sul Cassero, alla cui base egli scolpì le teste di famosi artisti siciliani.

Sempre da sinistra verso destra ecco in successione Pietro Novelli, Ignazio Marabitti, Vincenzo Marvuglia, Giuseppe Velasquez (o Velasco) e Vincenzo Riolo.

Certo, si tratta di opere più recenti rispetto alle prime; ma anch'esse richiederebbero un intervento di restauro. Di modo che tutte e dieci le rappresentazioni di codesti importanti personaggi della storia artistica della nostra città non passino ancora immeritatamente ignorate.

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