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Il Castello di Venere è il vero protagonista di "Makari 2": l’incanto di Erice in un video

Un luogo ricco di storia e teatro di svariate dominazioni torna visibile al grande pubblico grazie alla fiction ambientata in alcuni dei posti più belli della Sicilia

Balarm
La redazione
  • 15 febbraio 2022

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Le fiction ambientate in Sicilia da qualche tempo raccontano le sue bellezze e non soltanto le sue ferite. Ad aprire le danze in questo senso sono state le serie del commissario Montalbano e a questa si è aggiunta recentemente anche Makari, che sta riscuotendo un grande successo tra il pubblico.

Vi abbiamo già portato a “casa” del protagonista, Saverio Lamanna, interpretato da Claudio Gioè. Ormai siamo alla seconda stagione e in occasione della puntata del 14 febbraio è stata la volta della splendida Erice, con il suo Castello di Venere. Un’atmosfera incantata, dove sembra di poter camminare in mezzo alle nuvole. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Anche se questa volta ha visto il protagonista un po’ in difficoltà, alle prese con problemi di cuore, a causa dell’entrata in scena di Teodoro, l’avvenente capo della bella Suleima, non indifferente al suo fascino. Ad interpretare Teodoro è Andrea Bosca che ha postato sulla sua pagina Facebook alcune scene della fiction ambientata ad Erice. Al centro, sempre il Castello di Venere, un luogo ricco di storia, teatro di dominazioni che nei secoli hanno lasciato il segno.
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La sua storia affonda le radici in un passato remoto, quando sulla vetta del monte, giunsero i Sicani, un popolo indigeno, che intorno al XII secolo a.C., elevarono una piccola ara all'aperto, dedicata ad una divinità femminile, considerata dea dell'amore, della fecondità e protettrice dei naviganti.

Successivamente gli Elimi e i Punici-Cartaginesi mantennero il culto della dea, da loro chiamata Astarte, incrementando la sua fama fra tutti i popoli del Mediterraneo. I punici introdussero riti e usi orientali tra cui, il culto della prostituzione sacra, e l'allevamento delle colombe, animale caro alla divinità, che volavano intorno le mura del cosiddetto "recinto sacro".

Erice, così come il tempio, per anni furono protagonisti dei numerosi corsi e ricorsi storici, passando dalla dominazione greca a quella romana. Con la caduta dell'impero romano, Erice e il suo santuario caddero nell'oblio. Rinasce grazie agli Altavilla, che conquistano la cittadina portandola al suo antico splendore.

Sulla rocca che per secoli aveva ospitato il santuario della dea i normanni fecero di tutto per cancellare ogni rito pagano e così distrussero il tempio costruendo al di sopra di esso il loro maestoso maniero.

Con l'estinzione della dinastia normanna-sveva, Erice e la sua fortezza seguirono le sorti della Sicilia, passando da dominazione in dominazione, rimanendo piazza reale fino al XVI secolo e successivamente prigione, ospitando anche un presidio di soldati spagnoli. Dal 1800 è proprietà del Comune.
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