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Il Festino e le usanze del passato: Palermo tra lotterie e atrocità per divertimento

La cosa che oggi sconvolge è come animali e persone venissero maltrattati per solo sollazzo: alcune curiosità su come si "divertivano" i palermitani per il Festino

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 12 luglio 2019

I Quattro Canti di Palermo in una stampa antica

Nell’anno 1701, i giorni del Festino divennero quattro e s’inventarono nuovi spettacoli al fine di intrattenere la gente.

Fu istituita una specie di Lotteria denominata la "beneficiata" che coinvolse tutta la città. Famosa era quella che avveniva del rione Kalsa. Questa Lotteria prevedeva premi consistenti in drappi e pitture su legno su cui erano incollate monete o pezzi d’argento, premio che una volta vinto era esibito in trionfo da due uomini al suono di tamburo.

Nel 1740, ad arricchire il quarto giorno, fu inserita la corsa dei "cavalli barberi" (nda. montati da fantini senza sella) che si snodava lungo il rettilineo di via Toledo o Cassaro (da Porta Felice a Porta Nuova, circa 1848 metri). Inizialmente si applicavano pungoli di ferro sulle code dei cavalli per sollecitarli a correre più velocemente e i fantini erano scelti tra i trovatelli.

A conclusione delle gare, al fantino vincitore, era data un’aquila di legno dorato, sulla quale si applicavano alcune medaglie d’argento. Spesso succedevano incidenti anche mortali, perciò nel corso dei secoli fu deciso di fare correre i cavalli senza fantini. Dopo la prima edizione, i giorni delle “corse dei barberi“ aumentarono. In qualche edizione del Festino si svolse anche la caccia "ed il giuoco dei tori".

Nel luglio 1766, la “caccia e giuoco dei tori“ non solo si fece nei due giorni dopo la festa del 15 luglio, ma anche fu replicata il dì 20 luglio. La “caccia delli tori” (caccia dei tori); che fu accompagnata da pignate piene di uccelli vivi, da busti e pupazzi, coi quali incontrandosi il toro, facea svolazzare gli uccelli e facea saltare lì pupi, li quali con istrumenti elastici cadevano e si rimettevano in piedi.

Stizzavansi intanto i tori con portare a cavallo pupi e con guarnimenti addosso di razzi e folgori di polvere, e gatte legate al corpo e i giocatori si coprivano i con fossate e cave nel terreno e con botti poste nello steccato.

Ci giocavano anche i macellai, però armati di spuntoni di ferro e vestiti di vari caratteri che mettevano ai fianchi dei tori tori delle palle chiodate.

"Maestri d'immondezza vi ebbero luogo vestiti alla spagnuola, e non con toghe rosse come li contestabili. Alla Conzaria (Conceria) vi fu una bella machina di fonte artificiale e la fontana del Garraffo fu anche arricchita di argenti, verdure e due machinette con fonti innanti la piramide marmorea" come scrive Giuseppe Pitré.

"Li due carri e la cavalcata delli personaggi; ognuno de' quali fu vestito e spesato da ognuno delli Consolati delle maestranze; ond'ebbero per lor ricompensa sbussolarsi dal loro numero da' Consoli. Salendo poi li Carri e li detti personaggi la sera, furono stremamente graditi sì per la novità, che per la illuminazione, che portavano essendo il Carro grande arricchito di 60 torcie e di 40 muli, ed il piccolo di 30, e di 20 muli".

"Ognuno de' personaggi marciava colla torcia in mano. E in verità fu una bella veduta. La terra, che si getta nel Cassaro per farsi la corsa, fu trasportata sopra carrette dalli forzati e condannati in galera. La sera del giuoco di fuoco di mare anche fu graditissima per l'illuminazione delle piramidi, che sorprendeva a segno, che il signor Viceré si pose in una lancia a goderla, scortato veggendosi da un'altra lancia piena di stromentisti e vi corsero spiaggia. In mezzo dell’illuminazione anche vi furono li Carri illuminati". (Giuseppe Pitrè: Le feste patronali di Santa Rosalia in Palermo)

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