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Il festival di teatro che rende Palermo internazionale: i vincitori di PresenteFuturo

Il primo premio va a "Generation Why" di Andrea Jimenez e Noemi Rodriguez: una giuria internazionale ha premiato diversi progetti al Teatro Libero di Palermo

Giovanni Fasola
Ingegnere e melomane
  • 24 maggio 2018

Foto di scena di "Generation Why" spettacolo vincitore di PresenteFuturo

Si è conclusa sabato 19 maggio la tredicesima edizione del festival dedicato alle arti performative PresenteFuturo, un festivale che comprende anche dei Premi e che ha avuto inizio al Teatro Libero di Palermo il precedente giovedì.

In un teatro pieno, soprattutto di giovani, il Premio festival Presente Futuro 2018, il primo premio che consiste in mille euro in denaro, una settimana di residenza al Teatro Libero di Palermo e la partecipazione al Be Festival di Birmingham dal 3 al 7 luglio 2018, è andato allo spettacolo “Generation why” di Andrea Jimenez e Noemi Rodriguez (Compagnia Teatro en Vilo – Madrid).

Secondo la Giuria questo spettacolo “affronta, non senza ironia, il drammatico tema del gap generazionale. Il pubblico si trova nel vortice di una riflessione amara che si snoda partendo dalla domanda “Che cosa vorresti per il tuo futuro?”.

Lo spettacolo è stato inoltre giudicato come il migliore da parte del pubblico del Festival, colpito da un testo molto ben scritto e dalle notevoli qualità attoriali di Noemi Rodriguez che è riuscita a comunicare in profondità pur usando una lingua non propria, affrontando un tema drammatico con una dose di ironia (e di autoironia) insospettabile.



La giuria internazionale era composta dal direttore del Be Festival di Birmigham, Miguel Oyarzun, dal direttore Fitt Festival di Tarragona, Joan Negrié, dalla direttrice artistica dell'Anghiari Dance Hub, Gerarda Ventura, dallo storico del teatro Nicola Fano e dal professore del Dipartimento di Storia dello spettacolo della Sapienza di Roma, Stefano Locatelli.

La Giuria ha assegnato il Premio FITT Festival (consistente nella partecipazione all’edizione del festival nel 2019) e una settimana di residenza al Teatro Libero nel corso del 2019) al progetto “Rien de nouveau dans le journaux” (Cie LPM) di e con Juan Duarte Mateos.

Una sorta di punto di fusione fra teatro e circo contemporaneo che entra subito in contatto con il pubblico, l’interprete è capace di coniugare poeticità e humor, pur rimanendo un clown pienamente nel solco della tradizione del teatro popolare.

Questo progetto è stato inoltre insignito del premio “Zero in condotta”, consistente in cinquecento euro, dal Sindacato dei Cobas che ha sottolineato come l’artista sia riuscito a rappresentare ironicamente e delicatamente una esistenza piena di routine e ansia in un mondo sempre più precario e precarizzante.

Il premio “Teatro San Materno di Ascona” (una residenza di una settimana con restituzione finale di quaranta minuti di performance al centro coreografico svizzero) è andato invece a “Borderlight” di e con Francesca Lombardo (Compagnia C&C – Brescia), che, insieme a Francesca Innocenti, ha realizzato una performance di grande tensione intorno al rapporto tra arte figurativa e danza, mescolando linguaggi e suggestioni, facendo del corpo un puro oggetto d’arte scenica, una operazione esteticamente accattivante che ricorda certi lavori di Vanessa Beecroft o certe foto di Robert Mapplethorpe.

Il premio di mille euro per “Fare il Teatro che ho sognato / Per-formare il Sociale”, assegnato dal Dipartimento di Arte e Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, va ai palermitani Quinzio Quiescenti e Daniele Nash per il progetto “Esco, così mi perdo”, produzione Quintoequilibrio, frutto di un lavoro compiuto in un territorio particolarmente disagiato di Palermo oltre che un lavoro di teatro di comunità cui la giuria ha dato un forte valore simbolico.

Oltre ai quattro premi ufficiali, la Giuria del Festival ha voluto riconoscere il talento della palermitana Maria Stella Pitarresi per il progetto “Blu Ottobre”: una segnalazione speciale che permetterà alla danzatrice di fare una residenza di creazione all’ Anghiari Dance Hub, in Toscana, sotto la curatela di GerardaVentura, affinché l’artista possa cogliere l’occasione per completare e strutturare il proprio percorso creativo.

I critici Guido Valdini, Daniela Cecchini e Giovanni Franco, hanno premiato “Selfie” di Giulio Boato (Produzione DOYOUDaDA – Venezia, Coproduzione Teatro del Lemming – Rovigo) per l’efficacia della ricerca su una moda divenuta maniacale, quella appunto del selfie, ma che riguarda anche i molteplici aspetti sociali e psicologici del rapporto dell’individuo con la propria immagine e per la coerenza dello spettacolo al progetto della rassegna, coniugando opportunamente gestualità, parola e video oltre i confini dei generi canonici.
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