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Il giallo della baronessa di Carini: un nuovo indizio porterebbe alla sua vera tomba

Della data del decesso degli amanti si ha certezza, grazie ad un certificato di morte dei registri di Carini, ma non si conosce ancora con certezza il luogo della sepoltura

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 4 settembre 2020

Quello che potrebbe essere il sarcofago di Laura Lanza, la Baronessa di Carini (foto di Giusi Lombardo)

"L'amaro caso della baronessa di Carini" è la nota storia di Laura Lanza di Trabia costretta a sposare a soli 14 anni, per ragioni economiche e di prestigio, il barone di Carini Vincenzo La Grua-Talamanca.

Ma nel cuore della giovane aristocratica pare esistesse già un uomo, conosciuto nell'infanzia insieme al suo promesso sposo. Si trattava di Lodovico Vernagallo, nipote per linea paterna di un ricco mercante, suo omonimo. Questi aveva sposato la zia materna del barone Vincenzo La Grua, marito di Laura, entrando poi con lui in società in uno zuccherificio.

Questa antica conoscenza, nonché lontana parentela, consentiva a Ludovico di frequentare il castello di Carini, inizialmente senza destare sospetti. Ma quando la relazione con Laura - che frattanto aveva avuto sei figli - divenne più intensa, inevitabilmente le notizie della passione fra i due fuoriuscirono dalle mura del castello, arrivando alle orecchie del barone Vincenzo.



D'altra parte, "amuri, biddizzi e danari sunnu tri cosi ca non si ponnu ammucciari" (amore, bellezze e danari sono tre cose che non si possono nascondere). Ma il barone era un uomo inetto nelle relazioni personali, dedito solo agli affari ed incapace di intraprendere un'azione decisa per difendere il proprio onore.

Fece quindi intervenire il suocero, Cesare Lanza, facendo in modo che questi sorprendesse in flagrante i due amanti. Il padre della baronessa aveva un temperamento violento e crudele e il 4 dicembre 1563 li uccise entrambi, senza alcuno scrupolo e nessuna pietà.

È inutile precisare che, tutelati dal casato e dalla legge allora vigente sul delitto d'onore, sia Cesare Lanza che Vincenzo La Grua rimasero impuniti. Il tremendo assassinio scosse però l'opinione pubblica e su di esso nacquero storie cantate, leggende in prosa ed anche sceneggiati televisivi in tempi più recenti. Ma l'onta del disonore per le nobili famiglie dei Lanza e dei La Grua fu un peso insopportabile per Cesare Lanza, che fece di tutto per cancellare il ricordo della figlia uccisa.

Tanto che, fino ad oggi, non si conosce con esattezza il luogo in cui riposi la sua salma. A tal proposito, sono state elaborate svariate ipotesi ricercando incessantemente i documenti comprovanti la sua sepoltura. Della data del decesso degli amanti si ha certezza, grazie ad un certificato di morte dei registri di Carini.

Nello stesso documento viene indicato il luogo del seppellimento: Matri ecclesia, la chiesa Madre. A cura del gruppo di ricerca formato da Ciccio Randazzo, Vito Badalamenti, Sandy Di Natale, Vincenzo Carcioppolo, Filomena Alimento, Cenzi Funaro, Gabriele Arezzo Di Trafiletti, Susanna Sportaro e Maria Scalisi, è nato un progetto socio-storico denominato "Alla ricerca di Laura", sostenuto dall'Associazione Culturale Nord America Carini I.O.D., presieduta da Maurizio Randazzo e dall'Associazione Aria, presieduta da Nicoletta Prestana. Il gruppo ha focalizzato le ricerche su quella che all'epoca era la chiesa Madre di Carini, ossia sulla sacra struttura attualmente nota come " Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio", individuandola nel luogo di sepoltura di Laura.

Nel 2018 sono stati pure rinvenuti, in una camera sepolcrale a sinistra dell'altare maggiore e dietro una tela del Patricolo, dei resti umani probabilmente femminili. E pertanto, secondo gli studi effettuati, il sarcofago rappresentante una giovane donna, custodito nella cripta dei Lanza di Trabia all'interno della chiesa palermitana di S. Cita (o Zita) in via Squarcialupo, non conterrebbe dunque i resti della baronessa, come si è spesso ipotizzato.

Ma, secondo le indicazioni di Valerio Rosso del 1590, conserverebbe le spoglie di Lucrezia Gaetani Lanza, prima moglie di Cesare e madre di Laura, morta il 9 marzo 1546. E la cui iscrizione identificativa sarebbe rimasta nascosta al di sotto della pesante urna sepolcrale di Blasco Lanza che lo sovrasta, come scrisse nei suoi diari ottocenteschi Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, appartenente alla dinastia dei Gaetani.

Tuttavia, in entrambi i casi, rimane oggettivamente poco fedele la rappresentazione di una giovinetta sul sarcofago anonimo nella cripta di Santa Cita, essendo Lucrezia quasi quarantenne alla data della sua morte e non giovanissima neanche Laura, dell'età di circa 37 anni all'epoca del decesso. Tranne che tali urne non venissero realizzate anzitempo, ma anche questo è solo ipotizzabile.

Certo è che, fino a quando non si avranno esiti definitivi dalle ricerche fisiche eseguite o da eseguire - magari con eventuali scavi anche in quella che fu la chiesa Madre di Carini - questo intricato mistero rimarrà insoluto e Laura sembrerà sempre più irraggiungibile.
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