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Il primo museo delle cere è nato in Sicilia nel '700: il grido d'aiuto per non farlo chiudere

Un luogo che ospita una collezione dall'alto valore demo-etno-antropologico e artistico con vincoli della sovrintendenza con pezzi rarissimi e molto ricercati è a rischio chiusura

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 13 febbraio 2019

Forse in pochi sanno che il primo museo delle cere al mondo è nato in Sicilia nel 1770, ben cento anni prima che nascessero quelli famosissimi di Parigi e Londra, e che Pietro Piraino, a cui è intitolato il museo, è uno dei pochissimi rimasti in Italia a lavorare ancora la ceroplastica. Il "Museo del Giocattolo e delle cere" si trova a Bagheria in un luogo molto speciale: La Certosa di Palazzo Butera, una villa '700.

Una collezione dall'alto valore demo-etno-antropologico e artistico con vincoli della sovrintendenza e anche ministeriali, con giocattoli rarissimi e molto ricercati, in totale sono circa 1800 pezzi che comprendono anche un organo napoleonico che veniva portato in giro per Parigi per fare divertire i bambini ai tempi di Napoleone e un intero set di stovigliette di terracotta che erano il corredino funerario di una bambina morta nel secondo secolo a.c..

Il Museo che da quattro anni e mezzo si trova in questo bene storico restaurato con fondi europei (prima la collezione era ospitata a Palermo in via Bandiera e poi a villa Cutò a Bagheria), è di proprietà del comune che dovrebbe garantirne la manutenzione ordinaria, cosa che, a quanto pare, manca:

«Non c'è la manutenzione e ci sono diverse infiltrazioni d'acqua - racconta Piraino - gli impianti elettrici non sono impermeabilizzati e spesso salta la luce quando piove. Abbiamo diversi disagi, in questo che è un bene che andrebbe salvaguardato e portato come fiore all'occhiello di Bagheria. Questa estate è venuto a trovarci l'assessore alla cultura del comune di Milano e mi ha detto che se questa collezione fosse lì ci sarebbe la fila dietro la porta per almeno tre anni. Qui il Comune neanche fa promozione e non arrivano turisti, è un vero peccato».

Nel Settecento era una chicca la Certosa di Palazzo Butera, c'erano ben 5 mini appartamenti dove venivano ospitati personaggi importanti, poi c'era un salone da ballo con affreschi del Velázquez, e al primo piano quello che veniva chiamato "il conventino della certosa", perché strutturalmente si presentava come un convento ma senza frati veri, c'erano 12 statue di cera intente a compiere diversi lavori.

Nei primi del '900 diventò di proprietà del comune ma cadde nel degrado per disinteresse e assenza di fondi. A poco a poco col tempo venne rubato tutto fino a quando diventò deposito di rifiuti. Dieci anni fa sempre il comune riprende in mano la situazione e riesce ad aggiudicarsi un finanziamento europeo per il restauro dell'importante villa.

«Sto ricostruendo le 12 statue in cera come quelle che c'erano qui nel '700 - racconta Piraino - fino ad ora ne ho rifatte otto, era anche questo tra gli accordi per avere il finanziamento. Il gioco è fondamentale, nella storia dalla preistoria fino agli anni 50 il giocattolo era il mezzo di apprendimento per i bambini, di esperienza e quindi di cultura. Dagli anni '50 in poi il giocattolo è diventato un bene di consumo e così è finita la sua funzione educativa».

I vent'anni di storia della collezione di giocattoli e cere del Museo è raccontata dallo stesso Pietro Piraino in un libro uscito da poco in libreria dal titolo: "Giochi e giocattoli. Storia ed evoluzione" edito da Edizioni Kalós.

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