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Il "progetto Palermo" di Franco Miceli (in 8 punti): dal tram di via Libertà agli sconti sulla Tari

PALERMO 2022 - Balarm vi racconta le amministrative attraverso le interviste ai candidati: Franco Miceli, le emergenze in città e il rapporto con l'amministrazione Orlando

Stefania Brusca
Giornalista
  • 28 aprile 2022

Il candidato sindaco di Palermo Franco Miceli

Una Palermo che piaccia ai palermitani prima che ai turisti, funzionale, attrattiva, partecipata. Un progetto ambizioso che mette insieme innovazione e bellezza, un progetto per Palermo.

«Mettere a sistema le realtà del territorio, sembra la cosa che ci riesce meno – dice Franco Miceli, candidato sindaco del centrosinistra -. Siamo creativi, abbiamo idee meravigliose, tutti ce lo riconoscono, ma abbiamo serie difficoltà a inserire questi elementi di creatività in un progetto che sia più forte, più significativo per la città».

Miceli, assessore comunale al Lavori Pubblici negli anni Novanta, grazie al suo ruolo di presidente del Consiglio nazionale degli architetti, ha trascorso l’ultimo anno e mezzo, cinque giorni su sette, a Roma, dove non ha mai avuto una vera e propria casa. Lo studio dietro piazza Navona, però, ce l’aveva e anche una nuova vita, nuove prospettive di lavoro, che con un po’ di dispiacere – si percepisce – ha dovuto mettere da parte, almeno per il momento. Ora il suo ruolo è “congelato”, così come la vita che si era ritagliato lontano dalla sua Palermo, dove vive la sua famiglia.



Da tempo ormai non ha una tessera di partito. Eppure quando il centrosinistra lo ha cercato e voluto come candidato sindaco, non si è sottratto. Non senza porre condizioni però. A sostenerlo ora sono il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Sinistra Civica Ecologista e movimenti civici.

Il suo slogan "Sarò Franco" è un gioco di parole abbastanza semplice, che forse nasconde una nuova presa di coscienza del candidato sindaco sulle criticità di una città dalle mille sfaccettature, con problemi anche strutturali di gestione dei servizi essenziali.

«Diciamo che avevo una visione molto esterna dei problemi di Palermo – racconta - pur ravvisandone le complessità. Man mano che ho approfondito in queste settimane, approcciandomi alla candidatura, ho compreso che le emergenze sono davvero tante e bisognerà cambiare tante cose, soprattutto il modo di governare la città, ancora troppo legato a schemi del passato che non sono più adeguati ad affrontare i problemi dell’oggi».

Questi “schemi del passato” di cui parla riguardano forse la tanto chiacchierata discontinuità con l’amministrazione Orlando? Un tema al centro di questa campagna elettorale che vede Miceli dialogare con il sindaco uscente ma allo stesso tempo operare dei distinguo.

«Il binomio discontinuità-continuità è pretestuoso – afferma - ed è usato dai nostri competitor politici, che giocano su questo per mettere in cattiva luce la mia candidatura, associandola con un’assoluta continuità con il recente passato». Per Miceli invece «Si è chiusa una fase, un’epoca della città e tutto ciò verrà formalizzato il 12 di giugno. Il mio compito è quello di aprire una pagina nuova per Palermo con idee, progetti e programmi che prima non c’erano».

La sua lista che si chiama "progetto Palermo", proprio a richiamare un elemento essenziale della vita dell’architetto.

«Dobbiamo provare a cambiare passo – e ciò è dimostrato dal fatto che nella mia lista ci sono figure critiche rispetto alla precedente amministrazione, se stanno al mio fianco, vuol dire che il messaggio è arrivato».

Anche se non vuole parlare di discontinuità, in realtà la cita più volte, rispondendo alle nostre domande. «Costruirò un programma partecipato coinvolgendo tutta la città – dice Miceli -. La partecipazione non è un fatto “elettoralistico”, ma diventa un elemento di governo della città anche per il prossimo futuro. Le scelte dell'amministrazione non possono essere "calate dall'alto".

La partecipazione deve essere una cosa seria e non formale e fittizia, con un governo decentrato poteri alle circoscrizioni per portare il governo vicino ai cittadini che possono anche in prima persona, attraverso un processo di controllo su come viene gestita Palermo».

I PRIMI CENTO GIORNI – Ma cosa farebbe Miceli nei primi cento giorni da sindaco di Palermo?

«Intanto sto recuperando tempo, sto studiando, incontro le persone nei loro quartieri. I primi cento giorni devono servire a fare cose molto concrete. Mi dovrò occupare delle emergenze che in questo momento sono pesanti per la città come la questione dei rifiuti, dei cimiteri e di razionalizzazione del trasporto pubblico, in attesa di realizzare i grandi progetti. Penso per esempio di utilizzare al meglio le risorse a disposizione, come gli autobus elettrici che l’amministrazione ha comprato ma che non vengono ancora utilizzati perché non ci sono gli autisti».

RIFIUTI – Sui rifiuti per il candidato sindaco del centrosinistra serve una razionalizzazione del sistema di gestione che «ha dimostrato di avere diverse pecche e diverse criticità. Possiamo già introdurre degli elementi di innovazione e le potenzialità ci sono, possiamo costituire un polo tecnologico energetico, perché i rifiuti sono un problema ma anche una grande ricchezza».

Per costruire un polo simile però i tempi sono lunghi, ma l’emergenza è adesso.

«Alcune azioni immediate possono essere attuate – afferma – ad esempio sul sistema della differenziata che attualmente è troppo farraginoso, bisogna semplificarlo per il cittadino. Penso per esempio a realizzare 22 centri di raccolta differenziata al posto dei sette-otto che ci sono al momento. E stiamo ragionando anche sulle isole di compostaggio.

Inoltre occorre passare da un sistema sanzionatorio a un sistema premiale. Più il cittadino partecipa alla raccolta differenziata, più ottiene benefici in termini di riduzione della Tari. Un altro passo è quello di risanare il sistema economico finanziario Palermo, che non è un Comune che ha debiti come Napoli o Torino, ma ha un disavanzo dovuto alla mancata riscossione dei tributi dal cittadino. Un po’ per l’evasione, intorno al 46 per cento, e un po’ perché i palermitani sono scocciati di non ricevere servizi adeguati nonostante paghino quanto dovuto». Tra le soluzioni di Miceli c’è quella di «chiedere al governo nazionale riscrivere il patto per Palermo, chiedendo di non applicare le stesse misure adottate per città con debito alto».

CIMITERI - Una delle priorità citate da Miceli per i primi cento giorni di governo è la gestione dei cimiteri. Il candidato sindaco lancia il progetto di un nuovo cimitero metropolitano da affiancare a una incisiva e immediata gestione dell’emergenza. «Le bare accatastate sono una ferita aperta e finché l’ultima bara non sarà sepolta nessun assessore, tecnico dell’area, dipendente, dirigente, andrà in ferie. Sono stanziati già 12 milioni e mezzo di euro. E allora individuiamo subito l’area che deve servire per un nuovo grande camposanto».

MOBILITA’ – Un altro nodo a Palermo è quello della mobilità e tra i più convinti sostenitori di Miceli c’è Giusto Catania, attualmente assessore comunale al ramo. «Palermo non aveva mai avuto prima un piano della mobilità, una sua strategia – dice ancora il candidato sindaco-. Oggi, giusta o sbagliata che sia, c’è una strategia, che comprende il passante ferroviario e il sistema dei tram con le sue intermodalità. Fino a quando il sistema non sarà completo non possiamo esprimere un giudizio sul suo funzionamento o sul suo mancato funzionamento».

Palermo, ricorda, ha un miliardo di euro da spendere per i tram, «quattrini che non possiamo perdere. Ammodernare il sistema infrastrutturale vuol dire dare lavoro, creare condizioni di sviluppo. All’interno di questo piano ci possono essere delle criticità e qualcuno le ha sollevate. Voglio studiare questi progetti, conoscerli meglio e in un tempo stabilito, non lungo, dovremo cercare di aprire un processo partecipativo».

Sulla tratta del tram in via Libertà, al centro di dibattiti e polemiche, Miceli parla chiaro: «Non ho nulla in contrario che passi un tram da via Libertà, come succede in piazza Duomo a Milano o a Barcellona. Potrei fare tanti esempi. Vediamo se questa cosa è funzionale rispetto al sistema complessivo o se ci possono essere delle altre alternative. Questo però lo dobbiamo sottoporre al giudizio anche dei cittadini, come tutte le opere che riguardano la vita della città: non possono essere decise attraverso un percorso che non preveda il coinvolgimento degli abitanti di Palermo. Lo vogliamo fare entrando nel merito, con i progetti, sentendo le competenze sul tema. E poi dobbiamo assumere una decisione in un tempo stabilito».

In merito alla pedonalizzazione è critico: «Sono d’accordo, sono un alfiere della pedonalizzazione. Ma oggi non si può attuare come si faceva negli anni ‘90, quando si bloccava una strada da un punto a un altro e si poteva passeggiare. Oggi la gente ti chiede altro, un progetto di pedonalizzazione deve dare vita a uno spazio di qualità. Questo è un altro elemento di discontinuità».

Miceli parla di “sussidiarietà orizzontale" che altro non è che il fatto di non considerare il cittadino un soggetto passivo. «Credo che debba partecipare alla gestione dei processi, come ad esempio nella gestione di via Maqueda, che va rivista. C’è un’associazione che si chiama “Palermo produttiva”, fa denuncia, ma si ferma a quello. Noi chiediamo di fare un passo in più, di auto-regolamentarsi proponendolo al Comune delle soluzioni da mettere in pratica, dei regolamenti nuovi, e ricevendone un vantaggio». In pratica il cittadino si organizza, si struttura e si autogestisce collaborando in convenzione con il Comune di Palermo.

DECENTRAMENTO – Per attuare il decentramento sperato, il candidato sindaco vuole potenziare le Circoscrizioni creando «una rete di servizi di prossimità, per fare in modo che la gente non debba spostarsi per risolvere i propri problemi. Creare un centro polifunzionale di servizi a cui si aggregano altre realtà vicine alle donne, ai giovani, ai bambini. Luoghi di presidio, accoglienza per sviluppare varie attività, anche sportive». Nelle circoscrizioni, racconta, «c’è ancora l’appartenenza a un certo luogo, prima di queste avevamo 25 quartieri, che continuano ad esistere. Per queato servono centri civici collegati al sistema polifunzionale, è una grande operazione ambiziosa ma dobbiamo ragionare n questi termini».

INFRASTRUTTURE – In termini di infrastrutture per i grandi eventi «Senza citare Catania, la stessa Bagheria in questo momento ci surclassa solo con gli eventi musicali – sottolinea -. Quando ero assessore ai lavori pubblici ho realizzato opere importanti per la città tra cui Palazzetto dello sport, oggi abbandonato in una situazione di disastro. In tutto ne ho fatte costruire tre in quattro anni. Senza contare che per lo sviluppo del turismo serve un palazzo dei congressi.

Il tema è far crescere complessivamente il livello di qualità della vita della città, in modo da essere attrattivi. Ma prima ancora di essere attrattivi nei confronti dell’esterno, penso al turismo ma anche ai potenziali investitori, Palermo deve essere attrattiva per i suoi cittadini. Se lo è per i suoi cittadini probabilmente lo è anche per chi viene dall’estero».

AMBIENTE, SPAZI VERDI E COSTE: Palermo deve diventare una città che si occupa realmente della transizione ecologica, quindi dell’ambiente.

«Dobbiamo riprendere ciò che la Commissione europea ha stabilito in materia per gli appuntamenti che ci riguardano – afferma - per cui valgono tre concetti fondamentali: la bellezza, la sostenibilità e l’inclusione, i capisaldi di questa nuova strategia. Il verde non va considerato come qualche albero o il giardinetto. Il decoro è essenziale ma il verde va considerato come una infrastruttura, per garantire la qualità dell’ambiente e per la salute dei cittadini. Abbiamo grandi risorse ambientali, penso all’Oreto, alla realizzazione del Parco dell’Oreto, penso alla Favorita, penso alla costa. Questo sarà l’elemento centrale della nostra strategia».

PARTECIPATE- Per far funzionare i servizi a Palermo però c’è bisogno che la macchina comunale e le aziende ad essa collegate funzionino. Sulle partecipate, «c’è bisogno di fare un grande lavoro – precisa -. Ritengo che attualmente la situazione non ci consenta di affrontare in termini innovativi la gestione dei grandi servizi della città. Faccio riferimento ai rifiuti, all’energia, al grande patrimonio pubblico e immobiliare di cui la città dispone che si accresce sempre di più attraverso la confisca dei beni mafiosi, spesso sottoutilizzato o non utilizzato e non messo a reddito».

Per Miceli «bisogna mettere a disposizione della città questo patrimonio, per il suo sviluppo in termini sociali e civili: penso al tema delle strutture del terzo settore per l’assistenza alle persone svantaggiate e per le disuguaglianze. Penso anche alla soluzione di problemi abitativi, alla casa, un problema molto significativo anche a Palermo».

Questo patrimonio «deve essere gestito da una partecipata. Non penso a una nuova azienda ma di riorganizzare il sistema tenendo conto di questo aspetto. Bisognerà costituire un'azienda che si occupi di energia e rifiuti, mettendo insieme Amg e Rap, ad esempio, con una multi-utiity in grado di gestire problematiche che hanno rapporto e connessione tra di loro».

Insomma il “la rete”, eco di un’altra primavera di Palermo, deve diventare per Miceli “fare sistema”. «La nostra città deve imparare a costruire sistemi, non azioni sporadiche, su i vari aspetti della vita della città, ad esempio con l'Università e il sistema produttivo. Anche in questo caso Miceli “è Franco”: «Una strategia condivisa è difficile da realizzare in una città in cui se uno ha bisogno di qualcosa chiama l’amico, ma non può funzionare cosi. Sarà difficile combattere una mentalità vecchia, ma i prossimi 5 anni saranno decisivi per Palermo.

Non sarà un problema di risorse, ne avremo tante grazie ai bandi del Pnrr che usciranno e non bisogna dimenticare i Po-fesr 2021-2027. Palermo disporrà di un paio di miliardi da spendere, e deve farlo nei progetti giusti. Per questo chiamo a raccolta tutte le competenze e le conoscenze, al di là dei partiti, a un progetto unitario per Palermo.

La democrazia è un’operazione complicata, ma dobbiamo farla funzionare nel modo migliore».
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