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Il "segreto" di Levanzo che pochi conoscono: qui c'è una delle grotte più antiche d'Italia

La Grotta Genovese fu scoperta per caso da una pittrice fiorentina che decise di esplorarla facendo scoperte sensazionali. Ve le raccontiamo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 19 luglio 2023

La Grotta del Genovese a Levanzo (foto di Gianpiero Di Maida)

Nel territorio italiano sono state scoperte 40.000 grotte.

Oggi, grazie all’ intensa attività degli speleologi è possibile raccontare la storia di una delle cavità più antiche del panorama nazionale: la Grotta Genovese.

Si trova a Levanzo, nella più piccola delle tre isole che compongono l’arcipelago delle Egadi. E' possibile raggiungere la spelonca via mare, con i mezzi o percorrendo i sentieri che circondano gli ambienti isolani.

Chi opta per il trekking ha la possibilità di scoprire Levanzo nelle sue particolari essenze - tra vegetazione incontaminata - panorami mozzafiato e una presenza costante della natura con i suoi profumi.

Gli itinerari si sviluppano su distanze che variano nella loro lunghezza. Dalla cittadella bastano 4 km per toccare con mano un sito archeologico di notevole importanza.

Una serie di piccoli saliscendi scandiscono i passi nel mezzo della flora mediterranea e l’ultimo tratto è caratterizzato da un sentiero ripido ove è possibile osservare i gabbiani che trovano riparo nei numerosi nidi presenti nella roccia in calcarenite.
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Chi avrebbe mai immaginato che l’isola custodisse un segreto di tale importanza? Un mistero rimasto sepolto per millenni in quel luogo sconosciuto.

Solo nel 1949, casualmente, la pittrice fiorentina Francesca Minellomo scoprì la grotta di circa 35 mt. Le voci degli abitanti, pochi, erano insistenti sull’esistenza di un cunicolo stretto.

Lei, spinta da un animo coraggioso, decise di entrare ed esplorare l’angusto spazio. Vennero informati la Soprintendenza di Palermo e il professor Graziosi dell'Istituto di Paleontologia di Firenze. Iniziò una spedizione di scavi che portarono alla luce un reperto dal grandissimo valore storico.

La grotta si compone di un’ampia camera d’ingresso definita "ante grotta" lunga 12,50 mt. dove si svolgevano le iniziazioni e i riti propizi. Si accede tramite uno strettissimo passaggio e dopo aver superato una camera interna meno alta e più lunga detta "retro grotta".

Inaspettatamente, senza batter ciglio, gli occhi incuriositi scorgono le incisioni e le pitture preistoriche di 33 figure di cui 29 animali e 4 umane. Gli studi stratigrafici hanno evidenziato una datazione al carbonio 14 della preistoria siciliana.

Effettivamente sono “agganciati” i periodi del Paleolitico (9230 a.C.) e Neolitico Superiore.

I graffiti sono suddivisi in due cicli: quelli naturalistici fanno riferimento al primo periodo, mentre quelli monocrome di stile schematico appartengono al secondo periodo.

Le incisioni degli animali sono semplici - con rappresentazioni di equidi, cervidi e del Bos primigenius. Per quanto riguarda le figure umane, in fondo alla grotta si trovano tre immagini imprecise accostate l’una all’altra (ipotetica danza).

Quelle più recenti sono colorate in nero e rosso. Sono rappresentazioni di uomini e donne insieme a mammiferi e pesci.

Tra i ritrovamenti fatti spiccano i sei idoletti. Sono delle statuette prevalentemente femminili. Negli ultimi anni sono state correlate a dei ritrovamenti fatti a Malta, precisamente nell’ipogeo megalitico di Xaghra.

Si evince dunque, dopo studi approfonditi, la riconsiderazione cronologica dei due siti. Difatti, prima dell’ultima glaciazione, Levanzo era attaccata alla terraferma e, in precedenza, anche Malta era unita alla Sicilia.

Solo un’attenta visita guidata può “sfamare” ogni singola perplessità legata alla sua importanza. La Grotta Genovese è una delle espressioni millenarie che la nostra terra custodisce gelosamente.
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